Prima che le zucche arancioni dei supermercati e i costumi da strega arrivassero nelle vetrine, la Sardegna aveva già la sua notte delle anime. Si chiama Is Animeddas nel Sud dell’isola, Su Mortu Mortu a Nuoro, Su Prugadoriu in Ogliastra: nomi diversi per un rito che si somiglia ovunque. Tra il 31 ottobre e i primi giorni di novembre i bambini bussano alle porte e chiedono un dono in memoria dei defunti, mentre in molte case la tavola resta apparecchiata per chi, si dice, quella notte torna a far visita.
Is Animeddas, l’Halloween sardo: una notte, molti nomi
Il nome cambia da una regione storica all’altra, e a volte da un paese all’altro. La ricognizione più ampia è quella pubblicata da Sardegna Turismo, il portale della Regione, che insieme agli articoli dell’Unione Sarda permette di tracciare una piccola mappa:
- Is Animeddas, Is Animas e Is Panixeddas: Campidano e Sud Sardegna; Sardegna Turismo cita Is Panixeddas anche per Marghine, Goceano e Barbagia, insieme a Su Bene ‘e sas Animas.
- Su Mortu Mortu: Nuoro, la versione ricordata anche da Grazia Deledda.
- Su Prugadoriu: Ogliastra, in particolare Seui e Tiana.
- Su Peti Coccone: Baronia e Dorgali.
- A pedire a sos mortos: Logudoro, con formule che cambiano da paese a paese.
A Villasimius, secondo la memoria raccolta nel 2023 da un’associazione locale, i bambini si presentavano con una federa bianca e dicevano «seus benìus po is animeddas», siamo venuti per le animelle. A Seui li si vede ancora con una veste bianca e un sacco in spalla, a chiedere su prugadoriu.
I doni: frutta secca, melagrane, papassini
Il bottino di un tempo era fatto di cose semplici e di stagione. Nel Campidano si donavano pane ‘e sapa, arance, melagrane e mandorle; in Barbagia castagne e dolci come papassinos, copulettas e ossus de mortu, i biscotti “ossa di morto”. Altrove compaiono noci, nocciole, fichi secchi, mandarini. Oggi nelle sacche finiscono soprattutto caramelle e cioccolatini, ma i dolci a base di sapa, uva passa e frutta secca restano il sapore di questi giorni: chi vuole approfondire trova qualche indicazione tra i piatti tipici della Sardegna.
Perché proprio i bambini? L’antropologo Felice Tiragallo dell’Università di Cagliari, intervistato dall’Unione Sarda, li descrive come creature “liminali”, vicine per natura al mondo di là. Dare a loro significava dare alle anime, e il dono chiedeva in cambio una preghiera.
La tavola per i defunti e le luci nella notte
Il secondo gesto della notte riguarda la casa. In molti paesi le famiglie preparavano una cena per le anime e lasciavano la tavola imbandita fino al mattino: pane, vino, frutta di stagione, frutta secca e dolci. Un tempo il piatto era di fave, più tardi di pasta fresca; in Ogliastra compaiono i culurgionis. Secondo alcune testimonianze si toglievano coltelli e forchette dalla tavola.
Accanto al cibo c’erano le luci: lumini accesi per le anime, e in alcuni racconti una scodella d’acqua con un piccolo lume a olio galleggiante. Poi le zucche. Quella svuotata con dentro una candela non è un’importazione recente: anziani di diversi paesi la ricordano, e in alcune zone dell’interno le zucche illuminate prendono il nome di concas de mortu, teste di morto, poste a indicare la strada alle anime. Era anche un modo per spaventare i più piccoli, tra un racconto e l’altro.
I racconti: janas, anime e processioni
Queste erano anche notti di storie. Si raccontava che i regni dei vivi e dei morti si toccassero, che le anime girassero per le strade, che in certe zone sfilasse la processione dei defunti che era meglio non incrociare. Le janas, le piccole creature che la tradizione lega alle domus de janas, tornano spesso in questi racconti. È lo stesso immaginario in cui si muovono figure come l’accabadora, sospese tra pietà e paura, e che nei paesi della montagna accompagna la stagione delle castagne e del vino nuovo raccontata nel nostro autunno in Barbagia.
Dove la tradizione è tornata
Il caso più solido è Seui, in Ogliastra, dove Su Prugadoriu è diventato una manifestazione: nel 2025, come riportato dall’Unione Sarda, si è svolta la 29ª edizione, con la questua dei bambini, i laboratori dei culurgionis, la musica per le vie e i musei aperti. Negli ultimi anni anche altri comuni, tra cui Villasimius, hanno riproposto Is Animeddas con associazioni e parrocchie.
Per il 2026, al momento della pubblicazione, non abbiamo trovato programmi ufficiali confermati: conviene consultare i siti dei Comuni e delle Pro Loco, a partire da quello di Seui.
Somiglianze e differenze con Halloween
Le somiglianze saltano all’occhio: la data, i bambini di porta in porta, le zucche con la candela, l’idea che il confine tra vivi e morti si assottigli. Del resto anche Halloween affonda le radici in riti europei antichi, come raccontiamo nell’articolo sulle origini di Halloween. Le differenze stanno nel senso del gesto. Nel trick or treat anglosassone c’è la minaccia scherzosa di un dispetto; nella questua sarda c’è uno scambio di carità e memoria: il dono va alle anime, e chi lo riceve ricambia con una preghiera per i morti della famiglia.
Domande frequenti
Che cosa significa Is Animeddas?
In campidanese significa “le animelle”, le piccole anime dei defunti. Andare po is animeddas vuol dire chiedere un dono in loro suffragio.
Quando si celebra?
Tra la sera del 31 ottobre e il 2 novembre, con differenze da paese a paese.
Halloween è arrivato in Sardegna dall’America?
La versione commerciale sì, la sostanza no. Questua dei bambini, zucche illuminate e tavola per i morti erano già radicate nei paesi sardi, con nomi propri in ogni zona.
Fonti
- Sardegna Turismo, Janas e animeddas nella notte di Halloween
- L’Unione Sarda, Halloween? In Sardegna si traduce con Is Animeddas, Su Mortu Mortu e non solo
- L’Unione Sarda, Halloween e Su mortu mortu: perché i bambini ricevono doni?
- L’Unione Sarda, Il fascino de Su Prugadoriu
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