Sardegna, centenari e speranza di vita: perché i numeri non si contraddicono

Qualche settimana fa, su queste pagine, abbiamo raccontato perché la Sardegna non è la regione più longeva d’Italia, nonostante sia conosciuta nel mondo come la terra dei centenari. Ora arriva una nuova conferma: il dossier Istat sulle trasformazioni delle regioni italiane, pubblicato il 13 ottobre 2026, certifica che nel 2025 la speranza di vita alla nascita nell’isola è di 83,1 anni, contro una media nazionale di 83,7. Nel 1974 la Sardegna stava più di un anno sopra la media; da allora è cresciuta più lentamente del resto del Paese.

Letti in fretta, i centenari e questo numero sembrano incompatibili. Letti con attenzione, raccontano la stessa storia da due angolazioni. Il punto è che «vivere a lungo» non è un numero solo.

Tre numeri, tre domande diverse

La speranza di vita alla nascita è una fotografia del presente. Prende i rischi di morte osservati in un singolo anno, a tutte le età, e calcola quanti anni vivrebbe in media un neonato se dovesse affrontarli per tutta la vita. Un incidente stradale a 25 anni, un tumore a 55, un infarto a 70: tutto pesa sul risultato. Per questo è sensibilissima alla mortalità precoce.

L’indice di longevità estrema è un’altra cosa. È lo strumento con cui il demografo Michel Poulain e il medico Gianni Pes hanno disegnato la prima Blue Zone nel 2004: la percentuale di persone nate in un comune tra il 1880 e il 1900 che sono arrivate a cento anni. Segue una generazione dalla culla alla tomba. Misura il passato, non il presente.

La speranza di vita dopo i 70 anni è il criterio che un gruppo di demografi guidato da S. Jay Olshansky propone ora per definire in modo uniforme le Blue Zone, insieme alla quota di persone che raggiungono i cento anni. La logica dichiarata è che, prima dei 70, chi vive in queste aree non si distingue molto dal resto della popolazione: la differenza emerge dopo.

Una regione può quindi avere un indice di longevità estrema eccezionale per i nati di fine Ottocento e, nello stesso tempo, una speranza di vita alla nascita mediocre oggi. Nessuna contraddizione: sono due generazioni e due misure diverse.

Cos’è davvero una Blue Zone (e cosa non è)

Nello studio originale, pubblicato su Experimental Gerontology, Poulain e Pes individuarono un’area montuosa del centro-est dell’isola, tra Barbagia e Ogliastra, dove la longevità estrema era concentrata e, fatto quasi unico al mondo, riguardava gli uomini quasi quanto le donne. Tra i centenari nati nella Blue Zone il rapporto donne/uomini era 1,35, contro 2,43 nel resto della Sardegna. In lavori successivi gli stessi ricercatori hanno stimato che un neonato di quei paesi aveva una probabilità di diventare centenario di 526 su 100.000, contro 195 nel resto dell’isola.

Tre precisazioni contano più di qualsiasi slogan.

  • È un’area piccola. Un gruppo di paesi dell’interno, poche decine di migliaia di abitanti su oltre un milione e mezzo di sardi. Le statistiche regionali la diluiscono.
  • È verificata. Il ricercatore Saul Newman ha sostenuto che molti record di età estrema nel mondo nascono da errori anagrafici e frodi pensionistiche. Nel 2025 un articolo su The Gerontologist, firmato anche da Pes, ha descritto in dettaglio la validazione condotta su atti di nascita, battesimo, matrimonio, leva e morte. Secondo gli autori, i dati sardi reggono alla verifica.
  • È probabilmente generazionale. Lo stesso Poulain oggi ritiene che la longevità eccezionale delle Blue Zone possa essere un fenomeno in parte temporaneo: una giovinezza austera e fisicamente attiva, seguita in vecchiaia dall’accesso alla medicina moderna. Studi recenti indicano che Okinawa, nonostante il Giappone abbia superato i 100.000 centenari, e la penisola di Nicoya hanno perso lo status di eccezione demografica per le generazioni più giovani; la Sardegna sarebbe tra le poche aree che potrebbero ancora conservarlo, ma la verifica sui dati attuali non è ancora pubblicata.

Blue Zone, Blue Zone 2.0 e «comunità certificate»

Sotto la stessa etichetta oggi convivono tre cose molto diverse, e confonderle è l’origine di molti titoli sbagliati.

Blue Zone demograficaBlue Zone 2.0Blue Zones Community
EsempioBarbagia-Ogliastra, Okinawa, Nicoya, IkariaSingapore (2023)Città aderenti al Blue Zones Project
Chi la definisceDemografi, con età validateDan BuettnerProgramma commerciale di certificazione
OrigineStile di vita tradizionale, isolamentoPolitiche pubbliche, sanità, urbanisticaInterventi locali su abitudini
MisuraCentenari per coorte di nascitaSperanza di vita (anche in salute)Nessun requisito di longevità

Fonti: Poulain e Pes (2004); Buettner, The Blue Zones: Secrets for Living Longer (2023); bluezones.com.

La «Blue Zone 2.0» è il concetto più interessante per chi si occupa di salute pubblica. Buettner lo ha usato per Singapore: una città-Stato che non ha ereditato tradizioni secolari di longevità, ma l’ha costruita con un sistema sanitario orientato alla prevenzione, cibo sano reso accessibile, incentivi a far vivere vicine generazioni diverse. Le Blue Zone storiche sono nate da condizioni che non torneranno; quelle 2.0 nascono da scelte che si possono replicare.

La mappa italiana, regione per regione

Secondo le stime Istat diffuse a marzo 2026, nel 2025 in Italia un uomo può contare in media su 81,7 anni di vita e una donna su 85,7: il divario di genere è sceso a 4 anni, il valore più basso dal 1953. Il Nord registra 82,3 e 86,2 anni, il Centro 82,1 e 86,0, il Mezzogiorno 80,8 e 84,9. In testa c’è il Trentino-Alto Adige (82,8 e 86,8), in coda la Campania (80,1 e 84,1).

La tabella che segue riporta i valori 2024 per sesso, gli ultimi disponibili nel dettaglio regionale completo.

RegioneUominiDonne
PA Bolzano82,786,6
PA Trento82,686,9
Emilia-Romagna82,385,9
Lombardia82,286,1
Veneto82,286,3
Toscana82,285,9
Marche82,286,2
Umbria82,085,9
Friuli-Venezia Giulia81,686,0
Liguria81,585,6
Piemonte81,485,4
Lazio81,385,3
Abruzzo81,285,6
Valle d’Aosta81,184,6
Puglia81,185,2
Basilicata80,985,2
Sardegna80,385,5
Sicilia80,284,2
Molise80,185,0
Calabria80,184,7
Campania79,783,8
ITALIA81,485,5

Speranza di vita alla nascita, anno 2024 (stime). Fonte: Rapporto Osservasalute 2025 su dati Istat.

Il dato che salta all’occhio è questo: le donne sarde vivono esattamente quanto la media nazionale, 85,5 anni. Lo svantaggio dell’isola è quasi tutto maschile. Un uomo sardo vive 80,3 anni, oltre un anno meno della media italiana, e la distanza tra i sessi (5,2 anni) è la più ampia del Paese. Paradossale, per la terra famosa proprio per i suoi uomini centenari.

Dove la Sardegna perde anni: non in vecchiaia, ma prima

Per capire il perché bisogna smontare la media e guardare la mortalità per età. I dati Istat sulle cause di morte, elaborati dal Rapporto Osservasalute (ultimo anno disponibile: 2022), restituiscono un quadro molto netto.

Uomini, etàSardegnaItaliaCosa pesa di più
20-39 anni70,155,1Cause esterne (incidenti, traumi): 37,6 vs 24,0
40-59 anni323,1268,5Tumori 109,4 vs 90,1; cause esterne 44,5 vs 31,5
60-74 anni1.583,71.393,2Tumori 657,8 vs 574,3
90 anni e oltre25.63227.783Il valore più basso d’Italia

Tassi standardizzati di mortalità per 100.000 abitanti, maschi, anno 2022. Fonte: Rapporto Osservasalute 2025 su dati Istat.

La lettura è chiara. Gli uomini sardi muoiono più dei coetanei italiani tra i 20 e i 74 anni, soprattutto per tumori e per cause esterne come gli incidenti. Tra i 60 e i 74 anni, nel 2022, mentre quasi ovunque la mortalità scendeva, la Sardegna è stata l’eccezione più evidente: in aumento sia per gli uomini sia per le donne. Ma chi supera quelle età entra in un territorio dove l’isola torna a primeggiare: oltre i 90 anni gli uomini sardi hanno la mortalità più bassa del Paese, e le donne sono tra le più longeve.

C’è un altro dettaglio che smentisce i luoghi comuni. Gli uomini sardi hanno una mortalità per malattie cardiovascolari tra le più basse d’Italia (278 decessi ogni 100.000, contro 319 di media nazionale). Il cuore, uno dei pilastri del racconto sulla dieta tradizionale, regge. A pesare sono i tumori: la mortalità oncologica maschile è la seconda più alta del Paese dopo la Campania.

In sintesi: la Sardegna non invecchia male. Muore troppo presto. Ed è esattamente ciò che la speranza di vita alla nascita misura, e che l’indice dei centenari non vede.

Il paradosso di Nuoro

Nel 2024, secondo il rapporto Istat sul benessere dei territori, la provincia con la speranza di vita più alta è la città metropolitana di Cagliari (83,7 anni), l’unica sopra la media italiana e l’unica tornata ai livelli pre-pandemia. Nuoro, che comprende il cuore della Blue Zone, si ferma a 82,9; Sassari e Oristano a 82,8, il Sud Sardegna a 82,7. Nella stessa provincia di Nuoro, però, il 93,6% delle persone dichiara di poter contare sui parenti e l’84,7% sugli amici, i valori più alti dell’isola, ben sopra la media italiana. Il capitale sociale che ha fatto la fortuna della Blue Zone c’è ancora. Ma la geografia della longevità nel mondo mostra che, da solo, non basta.

Da cosa dipende davvero la speranza di vita

Le differenze tra regioni italiane non sono un mistero genetico. Gli indicatori che le spiegano sono noti e, in larga parte, modificabili.

  • Mortalità evitabile. Sono i decessi sotto i 75 anni che si potrebbero prevenire con stili di vita e salute pubblica, o curare con un’assistenza tempestiva. In Sardegna nel 2022 erano 19,6 ogni 10.000 abitanti contro 17,6 in Italia, con un peggioramento dal 2019 più marcato della media, soprattutto nelle province di Sassari e Nuoro.
  • Prevenzione e screening. Nell’isola l’adesione agli screening oncologici resta bassa: nel 2024 ha risposto al programma mammografico il 41,6% delle donne invitate, contro il 53,8% nazionale. Un tumore scoperto tardi è una delle strade più dirette verso un decesso evitabile.
  • Istruzione. È il determinante più sottovalutato. In Sardegna ha almeno il diploma il 56,8% delle persone tra 25 e 64 anni, contro il 66,7% in Italia. Secondo l’Atlante italiano delle disuguaglianze di mortalità per livello di istruzione, nell’isola tra chi ha un titolo basso e chi ha un titolo alto corrono circa tre anni e mezzo di vita.
  • Reddito e territorio. La retribuzione media annua dei dipendenti sardi è di circa 17.600 euro, quasi 6.000 in meno della media nazionale; a Nuoro scende sotto i 15.000. Le strade extraurbane sono più letali che altrove (5,5 morti ogni 100 incidenti, contro 4,1) e i servizi sanitari ad alta intensità sono concentrati a Cagliari e Sassari.
  • Stili di vita delle nuove generazioni. Fumo, alcol, sedentarietà (e sul movimento gli studi dicono quanti passi al giorno servono davvero) e alimentazione lontana dalla tradizione sono i fattori che separano i centenari di oggi, nati negli anni Venti, dai sessantenni di domani.

L’Istat lo dice esplicitamente a proposito della riduzione del divario di genere in Italia: contano il calo del fumo tra gli uomini, diagnosi più precoci e cure migliori. Sono leve di sistema, non doni del destino.

La lezione: la Sardegna ha bisogno di una Blue Zone 2.0

I centenari della Barbagia e dell’Ogliastra sono il frutto di un mondo che non esiste più: lavoro fisico quotidiano, alimentazione povera e stagionale, comunità strette, pochissima esposizione ai rischi della modernità e, in vecchiaia, l’arrivo della medicina moderna. Lo stesso vale per la dieta mediterranea, patrimonio culturale sempre più in pericolo. Quell’equilibrio non tornerà, e i dati dicono che la generazione dei loro nipoti non ne gode più automaticamente.

Per questo leggere le statistiche di questi giorni come una smentita della Blue Zone è sbagliato quanto usare la Blue Zone per negare i problemi dell’isola. La Blue Zone è un patrimonio scientifico e culturale da studiare e trasmettere. La speranza di vita del 2025 è un referto sulla salute dei sardi di oggi. Il primo ci dice cosa ha funzionato; il secondo ci dice dove intervenire: mortalità maschile tra i 40 e i 74 anni, prevenzione oncologica, sicurezza stradale, istruzione, accesso alle cure nelle aree interne.

Singapore ha dimostrato che una Blue Zone si può costruire con le politiche. La Sardegna ha qualcosa che Singapore non aveva: la memoria viva di come si invecchia bene, custodita anche nelle ricette della tradizione. Trasformarla in prevenzione, servizi e scelte quotidiane è il modo più serio per onorare i suoi centenari.

Fonti

Manuale Creativo per Fotografi Ribelli
Consigliato dalla redazione

Manuale Creativo per Fotografi Ribelli

40 idee per riscattare il tuo sguardo fotografico. Un libro di Massimo Usai per chi vuole guardare il mondo con occhi nuovi.

Acquista su Amazon In qualità di Affiliato Amazon ricevo un guadagno dagli acquisti idonei.

Scopri di più da Urban Mood Magazine

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

You May Also Like

More From Author

Leave a Reply