Alcuni luoghi che conosciamo durante una vacanza e che continuiamo a ricordare anche molto tempo dopo essere tornati a casa. Per Carolina Giudice Caracciolo, Creta è diventata qualcosa di più di una destinazione amata: la possibilità di costruire un’esistenza diversa da quella che conduceva a Roma. Nel suo libro autobiografico Colori d’altrove, pubblicato da SBS Edizioni, l’autrice racconta come sia arrivata alla decisione di lasciare l’Italia, portando con sé il desiderio di ritrovare una serenità che la sua quotidianità non riusciva più a darle.
Il cambiamento nasce da un’insoddisfazione maturata attraverso esperienze personali e professionali, aspettative deluse e la sensazione di vivere una realtà nella quale non riesce più a riconoscersi. Carolina sceglie così di acquistare un biglietto di sola andata per Creta, un’isola che aveva già conosciuto e alla quale aveva cominciato ad attribuire un significato particolare. La familiarità con quei luoghi, però, non basta a prepararla alle difficoltà di una vita da ricostruire.
Tra lavori stagionali, ostacoli linguistici, nuove conoscenze e lontananza dalla famiglia, il trasferimento assume contorni molto diversi da quelli di una lunga vacanza. Ogni conquista richiede pazienza e adattamento, mentre le abitudini lasciate a Roma devono essere sostituite da una quotidianità ancora tutta da imparare. È questo uno degli aspetti più interessanti del libro, perché permette di osservare il cambiamento attraverso le sue conseguenze concrete, senza nascondere le incertezze che accompagnano una decisione tanto importante.
Leggendo questa esperienza viene naturale pensare a “Ricomincio da qui” di Malika Ayane, presentata al Festival di Sanremo nel 2010. La canzone, nata intorno a un momento di passaggio nella vita sentimentale, racconta quella condizione nella quale il passato non può più essere recuperato e il futuro deve ancora prendere forma. Sebbene le vicende siano differenti, il brano e il libro condividono la delicatezza di una fase nella quale occorre trovare un nuovo equilibrio, accettando che alcune cose siano ormai cambiate.
Carolina affronta questa transizione attraverso un trasferimento reale, fatto di distanze geografiche, difficoltà pratiche e rapporti umani da costruire. Nella canzone di Malika Ayane, invece, il movimento è soprattutto interiore e riguarda il modo di affrontare ciò che rimane dopo la fine di un legame. Accostare le due opere permette di riconoscere quanto possa essere complesso ricominciare, anche quando siamo stati noi a desiderare il cambiamento.
In Colori d’altrove assume particolare importanza anche il rapporto con l’appartenenza. Nascere e crescere in un luogo non significa necessariamente volerci trascorrere tutta la vita, così come trasferirsi altrove non cancella gli affetti, i ricordi e le esperienze precedenti. Carolina si confronta con questa realtà mentre cerca di trovare il proprio spazio a Creta, imparando a conoscere ritmi, persone e consuetudini differenti da quelli ai quali era abituata.
La sua testimonianza può parlare anche a chi non ha mai pensato di lasciare il proprio Paese. Il desiderio di cambiare lavoro, interrompere una situazione insoddisfacente o recuperare interessi trascurati appartiene infatti a esperienze molto diverse, accomunate dalla difficoltà di abbandonare ciò che conosciamo per affrontare qualcosa di incerto.
Il titolo della canzone di Malika Ayane sembra allora accompagnare idealmente il percorso raccontato da Carolina Giudice Caracciolo. Quel “qui” non indica necessariamente un luogo preciso, perché ciascuno può riconoscerlo nel momento in cui decide di dare una direzione diversa alla propria vita. Per Carolina ha assunto anche una dimensione geografica, trovando a Creta lo spazio nel quale provare a costruire il futuro desiderato.
Colori d’altrove lascia al lettore soprattutto il racconto di una scelta vissuta nelle sue difficoltà e nelle sue possibilità, ricordando che il desiderio di sentirsi finalmente a casa può condurre molto lontano dal luogo in cui siamo cresciuti.
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