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Ci sono città che si capiscono solo a piedi. In macchina restano un percorso, in metropolitana una sequenza di fermate. A piedi diventano quello che sono: incroci, facciate, voci, odori, persone che non incontreremo mai più. Camminare in città è il gesto più semplice che esista, e insieme uno dei modi più antichi di pensare.
Questi cinque libri sulla città e sul camminare non sono guide turistiche. Sono strumenti per guardare: un romanzo-mosaico, una storia del passo umano, un saggio sulle donne che si sono prese le strade, un esercizio di osservazione e un romanzo che si muove al ritmo di una passeggiata notturna a Manhattan. Li abbiamo scelti perché ognuno cambia il modo in cui si esce di casa la mattina dopo.
1. Le città invisibili – Italo Calvino
Il punto di partenza obbligato. Pubblicato nel 1972, è costruito come un dialogo tra Marco Polo e l’imperatore Kublai Khan: il viaggiatore descrive le città dell’impero, il sovrano ascolta e dubita. Le città sono cinquantacinque, tutte con un nome di donna, divise in nove capitoli e in categorie che sembrano un catalogo e sono in realtà una mappa mentale: le città e la memoria, le città e il desiderio, le città sottili, le città continue.
C’è Ottavia, sospesa su una rete tra due montagne. C’è Leonia, che ogni giorno butta via tutto e si circonda di montagne di rifiuti. Ognuna è una città immaginaria e ognuna, a rileggerla, somiglia a una città vera. È un libro breve che si legge in un pomeriggio e si rilegge per anni. Ne abbiamo parlato più a fondo in Italo Calvino e l’arte di rendere visibile l’invisibile.
Per chi è: per chi non l’ha mai letto, e per chi l’ha letto a scuola e lo ricorda come un compito.
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2. Storia del camminare – Rebecca Solnit
Se Calvino immagina la città, Rebecca Solnit racconta il corpo che la attraversa. Storia del camminare (in originale Wanderlust, 2000) segue il passo umano attraverso i secoli: i filosofi che pensavano camminando, i pellegrinaggi, i poeti romantici sulle colline inglesi, i flâneur di Parigi, le marce di protesta che hanno usato la strada come spazio politico.
La parte più forte è quella dedicata alle città, e alla domanda che Solnit non smette di porre: chi ha il diritto di camminare liberamente per strada, e a quale ora? È un saggio erudito ma mai pesante, che passa con naturalezza dalla storia alla memoria personale. Da qui in poi, una passeggiata non sarà più soltanto una passeggiata.
Per chi è: per chi cammina molto e vuole sapere quanta storia c’è dentro un gesto così ordinario.
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3. Flâneuse. Donne che camminano per la città – Lauren Elkin
La figura del flâneur, il passeggiatore ozioso che osserva la metropoli, è sempre stata declinata al maschile. Lauren Elkin, scrittrice americana che ha vissuto a lungo a Parigi, si chiede dove fossero le donne. La risposta è che c’erano, eccome: George Sand che si traveste da uomo per muoversi liberamente a Parigi, Virginia Woolf per le strade di Londra, Jean Rhys, Martha Gellhorn, Agnès Varda, Sophie Calle.
Il libro intreccia i loro ritratti con le città in cui l’autrice ha vissuto, Parigi, New York, Tokyo, Venezia e Londra, ed è insieme saggio, memoir e piccola storia culturale. È il compagno ideale del libro di Solnit: dove lei allarga lo sguardo sui secoli, Elkin lo stringe su un marciapiede preciso.
Per chi è: per chi ama le biografie letterarie e per chiunque si sia sentita osservata, più che osservatrice, camminando da sola in città.
4. Specie di spazi – Georges Perec
Il più strano e forse il più utile dei cinque. Pubblicato nel 1974, Specie di spazi parte dallo spazio più piccolo, la pagina su cui si scrive, e si allarga per cerchi concentrici: il letto, la camera, l’appartamento, il palazzo, la strada, il quartiere, la città, il paese, il mondo. Perec non descrive: inventaria, interroga, propone esercizi.
Il capitolo sulla strada è un piccolo manuale di attenzione: sedersi, guardare, annotare quello che di solito non si nota perché è sempre lì. Chi fa fotografia di strada ci ritroverà lo stesso esercizio che si fa con la macchina al collo (ne abbiamo scritto in La fotografia di strada e l’urban mood). Si legge a frammenti, aprendolo a caso.
Per chi è: per chi scrive, fotografa o semplicemente vuole tornare a vedere il quartiere in cui vive da anni.
5. Città aperta – Teju Cole
L’unico romanzo vero e proprio della lista, ed è un romanzo che cammina. Julius, giovane psichiatra di origine nigeriana e tedesca, specializzando a New York, attraversa Manhattan a piedi nelle ore libere. Le passeggiate diventano incontri, ricordi, digressioni sulla storia della città, sulla musica, sulla migrazione. A un certo punto il viaggio si sposta a Bruxelles, e lo sguardo resta lo stesso.
Pubblicato nel 2011, è stato accostato spesso a W.G. Sebald per il tono pacato e la scrittura che procede per associazioni. Non c’è una trama nel senso classico: c’è un uomo che guarda la città e, guardandola, guarda se stesso. Con una svolta finale che costringe a rileggere tutto con altri occhi.
Per chi è: per chi ama i romanzi lenti e riflessivi, e per chi ha vissuto in una metropoli da straniero.
Da quale libro cominciare?
Se ne volete uno solo, Le città invisibili: è breve, è italiano ed è il libro sulle città per eccellenza. Se cercate un saggio, partite da Solnit e proseguite con Elkin, che ne sono quasi la prima e la seconda parte. Se preferite un romanzo, Teju Cole. E Perec tenetelo sul comodino, da aprire quando la città che vedete ogni giorno vi sembra diventata invisibile.
Poi chiudete il libro e uscite. Il resto lo fanno le strade. Per qualche spunto in più, la nostra raccolta di citazioni sulla vita urbana.
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