Di Massimo Usai · Intervista realizzata nel settembre 2020, aggiornata a ottobre 2026
Questa è una storia che nasce in Sardegna ma non si ferma in Sardegna. Il protagonista è Gianluca Piredda, uno che di mestiere crea storie: e le storie le sai creare se ne hai una tua, vera e credibile. Gianluca ce l’ha.
Chi è Gianluca Piredda, in breve
- Nato a Sassari nel 1976, debutta nel fumetto indipendente italiano all’inizio degli anni Novanta.
- Negli Stati Uniti dalla fine degli anni Novanta: Winds of Winter, poi Warrior Nun e Airboy per Antarctic Press.
- In Italia scrive per Editoriale Aurea: Dago su Lanciostory, Freeman su Skorpio, Dracula in the West.
- Premio Bartoli 2025 come miglior sceneggiatore, per Freeman.
Gianluca Piredda è entrato giovanissimo tra i nomi del fumetto indipendente italiano. Per un decennio la sua vita da sceneggiatore non è stata semplice, ma quegli anni lo hanno forgiato, fino ad arrivare sul mercato americano con abbastanza esperienza e credibilità da muovere i primi passi in un mondo lontanissimo dalla sua Sardegna.
Negli Stati Uniti pubblica Winds of Winter e subito dopo Antarctic Press gli affida la serie cult Warrior Nun, creata da Ben Dunn. Con gli anni la collaborazione si consolida e, con Ben Dunn e Chuck Dixon, Gianluca scrive anche Airboy.
Non solo fumetto: da giornalista ha diretto diverse riviste nazionali, ha lavorato in televisione e ha scritto libri di narrativa e di saggistica, tra cui Sardegna in cucina (Iacobelli Editore). Oggi è tra gli autori di punta di Editoriale Aurea, l’editore delle storiche Lanciostory e Skorpio.

L’intervista
Quando hai cominciato a lavorare nel fumetto? Molti giovani aspiranti vorrebbero saperlo: com’è successo?
Ero giovanissimo, e ho fatto come si faceva allora: mandavo agli editori gli articoli e le storie che scrivevo. Erano i primi anni Novanta e avevo quindici anni. Battevo a macchina, fotocopiavo e spedivo pacchi per posta.
La mia prima pubblicazione è stata su Comix, una rivista umoristica che anni dopo è diventata un diario di grande successo. Per me gli anni Novanta sono stati un decennio di apprendistato, fatto di piccoli giornali, esperimenti e mercato indipendente.
Poi, nel 1999, sono arrivato sul mercato americano. Stessa procedura, ma più digitale: invece della posta, ho scritto via email. Ben Dunn, che all’epoca era l’editor di Antarctic Press, si interessò a Winds of Winter, e da lì è cominciata la mia carriera internazionale.
Poi Ben Dunn ti ha affidato Warrior Nun. Cosa pensi della serie TV prodotta da Netflix?
Sembrerò di parte, ma la serie mi piace moltissimo. È davvero bella: scritta bene, diretta in modo fantastico, e le attrici sono straordinarie. Meritano il meglio. Sono davvero contento.
Si dice che potresti tornare in televisione. C’è qualche tua serie in preparazione?
Sì, ma visto il periodo tutto procede a rilento, e per questo preferisco non parlarne. Comunque sì… qualcosa bolle in pentola.
Lanciostory è nata nel 1975 ed è rimasta un simbolo di quegli anni: una rivista vintage che viaggia a tutta velocità nel millennio tecnologico. È una visione solo mia e dei lettori, o la condividete anche voi che ci lavorate?
Lanciostory, e la sua “sorella” Skorpio, sono senza dubbio tradizione. Sono due riviste che riescono a proporre grandi fumetti e grandi autori senza perdere di vista lo scopo principale: l’intrattenimento.
Abbiamo lettori che ci seguono dagli anni Settanta e che spesso hanno passato la passione ai figli, e lettori nuovi, interessati alle storie che proponiamo ogni settimana. Come dici tu, è un simbolo e, se me lo permetti, un’icona.
Come scegli i lavori su cui lavorare? Puoi scegliere, o segui direttive decise da altri?
Dipende dall’interesse e dalle esigenze editoriali. Ci sono generi in cui rendo meglio e altri che non mi piacciono: inutile accettare un progetto se poi non posso garantire la qualità migliore.
Quando lavoro su serie create da me ho la massima libertà. So cosa vogliono il mio editore, in questo caso l’Editoriale Aurea, e i suoi lettori, e cerco di creare storie adatte a loro. Quando lavoro su personaggi di altri, come nel caso di Dago, mi confronto continuamente con la redazione.
Parlami dei tuoi personaggi.
Freeman è il primo personaggio che ho creato per l’Editoriale Aurea ed esce a puntate su Skorpio. È ambientato in Virginia nel 1861 ed è la storia di Theo, un giovane schiavo stanco delle ingiustizie subite. Accusato della morte della giovane Marie, fugge senza una meta precisa.
La storia di Theo è il pretesto per raccontare un mondo che di lì a poco sarebbe cambiato: la storia di un popolo, dell’oppressione, del viaggio che tanti schiavi fecero per trovare la libertà e delle reti clandestine che nacquero, dei tradimenti subiti dai fuggitivi, del modo in cui l’opinione pubblica percepiva la schiavitù. In Freeman c’è anche la musica di quegli anni. È una sorta di western on the road in cui Theo, più che protagonista, è testimone del suo tempo. Una storia drammaticamente attuale: ci sono situazioni che ricordano i giorni nostri.
Dracula in the West, pubblicato su Lanciostory, ha un tono completamente diverso. È una rilettura del mito del vampiro di Bram Stoker: Dracula, sfuggito alla battaglia finale, scappa e arriva in America. Siamo nell’Ottocento, in pieno West. Qui Dracula è stanco della sua vita da fuggiasco e l’oscurità comincia a stringerlo, ma non può sfuggire alla propria natura. In queste avventure il Principe della notte incontrerà le creature mitologiche della tradizione dei nativi americani.
Poi c’è Dago, anche se non l’ho creato io. È uno dei fumetti cult di Lanciostory, nato nel 1980 dalla penna di Robin Wood: una storia in continua evoluzione, tanto interessante quanto complessa.
Il suo vero nome è Cesare Renzi, giovane rampollo di una famiglia veneziana. Tutto comincia quando il padre scopre che il migliore amico del figlio, Giacomo Barazzutti, è coinvolto in un complotto contro il governo della città. La famiglia di Cesare viene sterminata e lui stesso rischia la vita per mano di Barazzutti, che lo pugnala. Gettato in mare, viene raccolto dai pirati, che lo chiamano Dago per via del pugnale piantato nella spalla.
Da lì Dago vive più vite: schiavo, giannizzero, rinnegato. In quarant’anni di vita editoriale ha girato il mondo, è arrivato in America con Cortés, ha incontrato tanti personaggi storici e ha fatto innamorare i lettori italiani e sudamericani, tanto che l’Editoriale Aurea gli dedica diverse collane: le storie nuove escono ogni settimana su Lanciostory, poi vengono raccolte in volume, con due ristampe delle storie classiche e un mensile di storie inedite e parallele.
Credo che la forza di Dago sia quella dell’eroe classico, da romanzo. Le storie che scrivo si ispirano a fatti reali, come la congiura dei Fieschi, ambientata a Genova e disegnata da Edym, o Chianca Amara, uscita il 10 agosto con i disegni di Vincenzo Mercogliano, che racconta la strage di Vieste.
Hai ambientato una storia di Dago anche in Sardegna.
Sì, esce questo mese (settembre 2020, ndr), sempre su Lanciostory, e mescola realtà e leggenda. Dago si muove tra Sassari, Porto Torres e l’Asinara fino a Olmedo, di cui raccontiamo la distruzione per mano dei pirati. I disegni sono di Silvia Marino.
Come nasce, esattamente, una storia a fumetti?
Parte dalla storia. Ho un’idea e la sviluppo in un soggetto. Se la storia è buona e funziona, la scrivo. A differenza di un film, un fumetto si sceneggia vignetta per vignetta: si descrivono le situazioni che il disegnatore dovrà rendere graficamente e si inseriscono i dialoghi.
Poi la sceneggiatura passa al disegnatore, che realizza le matite. Questi disegni preparatori vengono esaminati e, se serve, corretti. Una volta approvate, le matite vengono definite e si passa all’inchiostrazione. Spesso, soprattutto in Italia, le chine le fa lo stesso disegnatore; altre volte, come succede in America, l’inchiostratore è una figura professionale a sé.
A quel punto le tavole vengono digitalizzate. Se la storia è a colori, i file vanno al colorista; altrimenti passano direttamente al letterista, che aggiunge i balloon e scrive i dialoghi presenti nella sceneggiatura. Dopo l’ulteriore supervisione della redazione e della direzione, la storia può andare in stampa.
Di quale lavoro sei più entusiasta?
È un periodo molto felice e sono soddisfatto di tutto quello che sto facendo con Aurea. Amo le storie di Dago, e Freeman mi sta dando moltissime soddisfazioni.
Hai lavorato un po’ in tutti i campi della comunicazione: libri, televisione davanti e dietro la telecamera, radio, musica, giornalismo. C’è un mezzo che ti manca?
In realtà non li ho mai abbandonati. Mi dedico soprattutto al fumetto perché è la mia vita, ce l’ho nelle vene, ma amo raccontare storie e ogni mezzo è buono per farlo. Per rispondere alla tua domanda, quello che mi manca di più è la radio: è stata la mia passione per qualche anno negli anni Novanta e mi sono divertito tantissimo. Ci tornerei volentieri.
Confesso che è la cosa che manca di più anche a me: le ore passate a parlare e a mettere dischi alla radio sono quelle che vorrei rivivere più di tutte.
Sei sardo, come me, e ne sei orgoglioso. La Sardegna ispira il tuo lavoro?
La Sardegna è una terra magica e ha un magnetismo che, piaccia o no, inevitabilmente ti influenza. È una terra di storie antiche, in cui spesso è difficile distinguere quanto ci sia di mito e quanto di realtà. Non ho mai pensato a quanto mi influenzi, ma parlando di Dago, per esempio, la forza del mare mi fa sentire ancora più in sintonia con il personaggio.
Mi dicono che ho la testardaggine dei sardi, e forse è vero, anche se preferisco chiamarla determinazione. I sardi sono così: quando hanno una buona idea, un progetto valido, riescono a realizzarlo. Credo che entrambi potremmo fare decine di esempi, no? La Sardegna è casa mia e non l’ho mai lasciata.
Qualche consiglio veloce per chi vuole diventare autore di fumetti?
Chi vuole avvicinarsi professionalmente alla narrativa deve farlo seriamente, come una specie di missione. Non va preso come un hobby: se vuoi diventare un professionista non puoi farlo nel tempo libero, deve diventare un lavoro a tempo pieno. Ma soprattutto, divertitevi. Se vedete che il duro lavoro che c’è dietro non vi piace, inutile cominciare.
Grazie Gianluca per il tempo che mi hai dedicato.
Cosa è successo dopo: Gianluca Piredda dal 2020 a oggi
- 2022, Dago e la Sindone. Su Lanciostory esce una nuova avventura di Dago, disegnata da Leo Sgarbi, che racconta l’arrivo della Sindone a Torino a partire dall’incendio di Chambéry. Nello stesso periodo Piredda è tra gli autori della mostra “I comics made in Italy” al WOW Spazio Fumetto di Milano.
- 2025, Premio Bartoli. A Cassino vince il Premio Bartoli come miglior sceneggiatore per Freeman, la serie disegnata da Vincenzo Arces, nata su Skorpio nel 2018, poi ristampata nella collana “I classici del fumetto di Lanciostory & Skorpio” e pubblicata anche in Brasile.
- Warrior Nun su Netflix. La serie di cui parlava nell’intervista è stata chiusa dopo due stagioni, alla fine del 2022.
Fonti: L’Unione Sarda, febbraio 2022; L’Unione Sarda, giugno 2025.
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