di Patrizia Riello Pera, Padova, Italia.
Nel 2015 il Premio Campiello viene assegnato a Marco Balzano per L’ultimo arrivato, romanzo di forte densità narrativa e sociale, capace di riportare al centro della letteratura italiana una pagina decisiva e spesso dolorosamente rimossa: l’emigrazione minorile dal Sud al Nord nell’Italia del dopoguerra e del boom economico.
Al centro dell’opera vi è Ninetto, ragazzo siciliano strappato troppo presto all’infanzia, costretto a lasciare la propria terra per raggiungere Milano, città promessa e insieme durissima, luogo di lavoro, spaesamento, sfruttamento e possibile riscatto. Balzano costruisce una voce narrativa di straordinaria immediatezza, viva, concreta, attraversata da ingenuità, rabbia, stupore e desiderio di futuro, restituendo al protagonista una dignità che non nasce dall’idealizzazione, ma dalla verità della sua esperienza.
Il romanzo non racconta l’emigrazione come semplice passaggio geografico, ma come ferita dell’identità: partire significa perdere una lingua, un paesaggio, una famiglia, una forma originaria di appartenenza, e insieme imparare a sopravvivere dentro un mondo nuovo, spesso ostile e incapace di accogliere senza giudicare. In L’ultimo arrivato la storia personale diventa specchio di una trasformazione collettiva: l’Italia che corre verso la modernità industriale lascia dietro di sé bambini, poveri, corpi sfruttati, dialetti, campagne abbandonate e speranze consumate troppo in fretta. La scrittura di Balzano è diretta, limpida, partecipe, ma mai ingenua; possiede il ritmo di una confessione e la forza di un documento umano, senza rinunciare alla costruzione letteraria e alla precisione dello sguardo.
La crescita di Ninetto non assume i toni rassicuranti della formazione tradizionale: è piuttosto un apprendistato duro, segnato dalla fatica, dalla solitudine, dall’orgoglio e dalla necessità di inventarsi un posto nel mondo. Con questo riconoscimento, il Campiello premia una narrativa capace di unire memoria storica, coscienza sociale e profonda partecipazione umana. L’ultimo arrivato resta un romanzo importante perché ricorda che dietro ogni grande migrazione non ci sono numeri, ma volti, voci, infanzie interrotte e destini costretti a diventare adulti prima del tempo.
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