Racconto di Abbandono e Identità in L’Arminuta

di Patrizia Riello Pera, Padova, Italia.

Nel 2017 il Premio Campiello viene assegnato a Donatella Di Pietrantonio per L’Arminuta, romanzo capace di trasformare una vicenda di abbandono familiare in una riflessione intensa sull’identità, sulla maternità, sull’appartenenza e sulle responsabilità degli adulti. La sua forza sta nella misura con cui racconta una ferita.

Con questo riconoscimento, la scrittrice abruzzese porta al centro della scena una storia privata e dolorosa, ma anche una domanda universale: che cosa accade a una bambina quando il suo destino viene deciso senza che nessuno le offra spiegazioni? La protagonista viene restituita alla famiglia d’origine dopo anni vissuti altrove. Il trasferimento avviene senza spiegazioni adeguate e spezza improvvisamente ogni certezza. La bambina si ritrova tra persone che, secondo i legami di sangue, dovrebbero esserle vicine, ma che nella realtà le appaiono estranee. Non sa perché sia stata allontanata, né per quale ragione debba ricominciare la propria vita in un luogo che non riconosce.

Il nuovo ambiente è segnato dalla povertà, dalla fatica e da una rigida organizzazione familiare. Le giornate sono dominate da necessità concrete, mentre le emozioni rimangono spesso inespresse. La protagonista deve osservare, intuire e adattarsi, imparando a leggere tensioni che nessuno chiarisce apertamente. La verità sul suo passato resta nascosta dietro mezze frasi e comportamenti contraddittori. Proprio questa omissione accresce la sua solitudine: non può contestare una decisione di cui non conosce le ragioni e non possiede gli elementi per giudicare chi l’ha presa.

Di Pietrantonio evita di trasformare la vicenda in un melodramma. La sofferenza emerge attraverso dettagli concreti: un pasto, un indumento, una stanza, un oggetto spostato, una parola pronunciata con freddezza. Sono elementi minimi, ma rivelano rapporti di forza e distanze emotive più efficacemente di qualsiasi spiegazione. La narrazione procede con frasi nitide e una tensione costante, lasciando che il lettore ricostruisca gradualmente ciò che i personaggi tacciono. L’autrice non cerca un colpevole assoluto: mostra invece una rete di fragilità, omissioni e incapacità che ricade interamente sulla parte più indifesa.

Uno degli aspetti più incisivi del romanzo riguarda il modo in cui viene rappresentata l’infanzia. È costretta a pagare il prezzo di accordi, segreti e rinunce che non ha scelto e che non può comprendere fino in fondo. L’infanzia appare così come una condizione di dipendenza radicale: gli adulti controllano gli spostamenti, stabiliscono le appartenenze e decidono quali verità possano essere conosciute. La violenza non ha bisogno di manifestarsi in gesti clamorosi; può assumere la forma dell’indifferenza, del silenzio o della negazione del diritto a fare domande.

Il tema della maternità attraversa il romanzo in modo non convenzionale. Le figure materne non vengono giudicate attraverso categorie semplici, perché ogni rapporto è segnato da limiti, assenze e responsabilità irrisolte. La protagonista comprende che generare un figlio non coincide automaticamente con il saperlo proteggere. La maternità appare allora come una pratica quotidiana, fatta di cura e presenza, non come un sentimento garantito dal vincolo biologico. È una prospettiva che rende la vicenda ancora attuale.

Fondamentale è il rapporto con Adriana, la sorella più giovane, personaggio energico e memorabile. Adriana appartiene completamente al mondo in cui la protagonista è stata catapultata e ne conosce le regole meglio di chiunque altro. Tuttavia, proprio nella condivisione della precarietà nasce una forma di vicinanza autentica. Adriana offre alla sorella un linguaggio fatto di gesti, difese e complicità, diverso da quello degli adulti. La loro relazione diventa uno spazio di resistenza, nel quale l’affetto non viene proclamato, ma dimostrato attraverso la presenza. La sua crescita nasce dall’attrito tra ciò che perde e ciò che scopre.

Il paesaggio e gli spazi domestici contribuiscono a definire il tono dell’opera. L’ambiente abruzzese non è una semplice cornice, ma partecipa alla formazione dello sguardo della protagonista. La campagna, le stanze e gli oggetti quotidiani rendono visibili le differenze sociali, il peso del lavoro e il rapporto concreto con la sopravvivenza. Nulla appare decorativo: ogni luogo conserva tracce del passato e contribuisce a rendere percepibile la distanza tra la vita che la bambina aveva conosciuto e quella che ora deve imparare ad abitare.

La lingua di Di Pietrantonio è sobria, netta, priva di compiacimenti. La voce narrante mantiene la concretezza dell’osservazione infantile, ma lascia affiorare una consapevolezza più ampia, capace di cogliere la responsabilità morale degli adulti. Il lettore comprende spesso prima della protagonista il significato di un silenzio o di un gesto, ma non viene mai guidato da spiegazioni didascaliche. Questa distanza rende il racconto più doloroso e, al tempo stesso, più rispettoso dell’esperienza narrata. Il trauma non viene esibito: si deposita nella memoria e modifica lentamente il modo in cui la protagonista guarda se stessa e gli altri.

Con L’Arminuta, il Premio Campiello riconosce una voce autentica e profondamente contemporanea. Donatella Di Pietrantonio dimostra che una storia familiare può diventare una meditazione sulla memoria, sulla responsabilità e sul bisogno di appartenere a qualcuno senza rinunciare alla propria verità. Il romanzo non offre risposte consolatorie, ma restituisce alla protagonista la possibilità di interrogarsi e di crescere. La domanda che rimane al lettore è semplice e radicale: quanto può resistere una bambina quando gli adulti le sottraggono non solo una sicurezza, ma anche il racconto delle sue origini?

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🇮🇹 About Me (Italiano)

Sono Patrizia Riello Pera, scrittrice, illustratrice e blogger indipendente.
Ho collaborato con diversi editori e oggi mi dedico al self-publishing, unendo passione per la narrativa, la poesia e l’arte visiva.
Partecipo a fiere internazionali del libro e ho ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Leone d’Oro della Cultura e della Letteratura, il Premio Europeo Oscar Wilde e il Premio d’Arte Internazionale Minerva 2025.
Nel 2024 sono stata proposta per la candidatura al Premio Nobel per la Letteratura.
Attraverso il mio lavoro promuovo la bellezza della parola, dell’immagine e della libertà espressiva.

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🇬🇧 About Me (English)

I’m Patrizia Riello Pera, an independent writer, illustrator, and blogger.
After working with several publishing houses, I now focus on self-publishing, combining a passion for fiction, poetry, and visual arts.
I’ve taken part in international book fairs and received major awards such as the Golden Lion for Culture and Literature, the European Oscar Wilde Award, and the Minerva International Art Prize 2025.
In 2024 I was proposed for nomination to the Nobel Prize in Literature.
Through my art and writing, I aim to celebrate words, images, and the freedom of artistic expression.

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