di Patrizia Riello Pera, Padova, Italia.
Nel 2021 il Premio Campiello viene assegnato a Giulia Caminito per L’acqua del lago non è mai dolce, romanzo di bruciante intensità sociale e psicologica, capace di raccontare la formazione di una ragazza non attraverso la dolcezza rassicurante dell’adolescenza, ma attraverso la durezza della povertà, della rabbia, dell’esclusione e di un desiderio di riscatto che somiglia spesso a una ferita aperta. Al centro dell’opera vi è Gaia, giovane protagonista cresciuta in una famiglia segnata dalla precarietà economica, dalla disabilità del padre, dalla forza ruvida e assoluta della madre Antonia e da un contesto sociale in cui ogni conquista sembra dover essere strappata con fatica, orgoglio e dolore.
L’acqua del lago non è mai dolce: la voce di Gaia
Caminito costruisce una voce narrativa tesa, aspra, lucidissima, capace di restituire senza abbellimenti la violenza sottile delle disuguaglianze, il peso delle umiliazioni quotidiane, l’educazione sentimentale di chi impara presto che il mondo non distribuisce le possibilità con giustizia. Il lago, presente fin dal titolo, non è luogo idilliaco né promessa di quiete: diventa specchio torbido dell’esistenza, superficie ingannevole, paesaggio emotivo in cui si riflettono frustrazione, desiderio, paura e ostinazione. La forza del romanzo nasce dalla sua capacità di trasformare una storia individuale in un ritratto feroce del presente, mostrando come la marginalità non sia soltanto mancanza di denaro, ma esperienza continua di distanza, vergogna, confronto ed esclusione dai linguaggi del privilegio.
Gaia emerge come personaggio memorabile proprio perché non viene addolcita: è fragile e aggressiva, intelligente e ferita, affamata di futuro e insieme prigioniera di una collera che la rende viva, contraddittoria, profondamente vera. La scrittura di Caminito è incisiva, nervosa, contemporanea, capace di unire precisione realistica e tensione emotiva, senza cedere né al pietismo né alla consolazione. Con questo riconoscimento, il Campiello premia una voce necessaria della narrativa italiana recente, capace di raccontare le nuove forme della disuguaglianza, la violenza invisibile dell’ascensore sociale bloccato e la difficile conquista di un’identità quando crescere significa imparare, troppo presto, che l’acqua del proprio lago non sarà mai davvero dolce.
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