Inquietudine e ambiguità hanno spesso caratterizzato il cinema di Ozon (ricordate “Nella casa”?),e anche in quest’ultima opera nulla è come sembra. Sotto una trama apparentemente statica serpeggiano rancori e forse delitti, ma nessuna certezza viene data allo spettatore, quindi mi limiterò a presentarvi i personaggi. La vecchia Michelle, con quell’aria stordita, è davvero innocua ? è così paziente quando affronta con un sorriso le cattiverie della figlia Valerie, o si finge paziente? E Valerie è nata malvagia, o esprime solo disagio per essere cresciuta con una madre dedita al mestiere più antico del mondo?
Il suo bambino Lucas, che adora la nonna, forse inconsciamente odia la madre, come potremmo dedurre da alcuni piccoli dettagli? E Vincent, l’ex galeotto figlio della vicina, si è davvero redento o ha ripreso a delinquere?
Tutti questi interrogativi non vengono risolti. In mezzo al caos di incertezze accadono strani incidenti: casuali o pilotati? Non lo sapremo mai. Ecco, il thriller sta tutto nella nostra mente, perché è possibile che non ci sia nessun assassino.
Sembra che il regista voglia dirci: non indagate sulle realtà nascoste, arrendetevi come si è arresa la poliziotta inquirente, godetevi la pace delle apparenze. Tanto sapete come va il mondo, nessun buono è del tutto buono e nessun cattivo è del tutto cattivo.
Il film riesce a mantenere alto il livello di attenzione, nonostante le interpretazioni un po’ piatte; è avvincente per la continua attesa di rivelazioni che non avvengono. E il finale, un po’ surreale, ci soddisfa in quanto coerente con l’ambiguità del resto.
Voto: 6 e mezzo su 10
Buona visione.
Daniela Di Benedetto
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