Quando il silenzio incontra la musica: da Diodato a Il silenzio ai confini del mondo di Matt Bellino

Pochi giorni separano la vittoria di Diodato al Festival di Sanremo 2020 dall’inizio di una delle esperienze collettive più destabilizzanti vissute dall’Italia negli ultimi decenni. Fai rumore conquista il Festival il 9 febbraio e, quando il Paese entra nell’emergenza sanitaria, quella canzone nata prima della pandemia comincia ad accompagnare persone chiuse nelle proprie case, lontane dagli affetti e improvvisamente costrette a fare i conti con un silenzio che nessuno aveva scelto. Dai balconi italiani il brano viene cantato e condiviso fino ad assumere un significato nuovo, tanto che lo stesso Diodato parlerà di una sorta di “inno di liberazione”.

Se una canzone può cambiare pelle quando incontra un momento storico, anche un romanzo può tornare nello stesso luogo emotivo e raccontarlo attraverso un’altra prospettiva. Il silenzio ai confini del mondo di Matt Bellino, pubblicato da SBS Edizioni, riporta il lettore nella Padova del 2020, quando le strade si svuotano, le abitudini vengono interrotte e la paura del contagio modifica la percezione degli altri e dello spazio che ci circonda. Anna Bordin rimane sola mentre Paolo, il timido barista con il quale ha stretto amicizia, trasforma la propria paura in un convincimento ossessivo: per proteggerla dal pericolo decide di rapirla e rinchiuderla nella propria casa.

Accostare il romanzo a Fai rumore permette di osservare lo stesso silenzio da due direzioni differenti. Nella canzone di Diodato la distanza dall’altro diventa qualcosa da attraversare, perché dietro l’incomunicabilità rimane il desiderio di ristabilire un contatto; nel romanzo di Bellino, invece, il bisogno di non perdere l’altro può deformarsi fino a trasformare la vicinanza in una prigione. Paolo vuole proteggere Anna, ma quella protezione nasce da una logica alterata che cancella la libertà della persona che sostiene di voler salvare. Il bisogno di una presenza, così umano quando il mondo sembra diventare improvvisamente ostile, assume quindi una forma inquietante quando smette di riconoscere il diritto dell’altro a scegliere.

Musica e letteratura riescono a incontrarsi con particolare intensità quando raccontano la stessa emozione senza essere obbligate a raggiungere la medesima conclusione. Una canzone concentra un sentimento in pochi minuti, lo affida alla voce, al ritmo e alla memoria di chi ascolta; un romanzo dispone invece di pagine nelle quali quell’emozione può cambiare, contraddirsi, mostrare conseguenze inattese e mettere il lettore davanti a domande che non possiedono una risposta immediata. Fai rumore e Il silenzio ai confini del mondo percorrono linguaggi differenti, ma entrambi riportano verso una questione che nel 2020 divenne dolorosamente concreta: che cosa accade alle relazioni quando la distanza, la paura e la solitudine entrano nella vita quotidiana?

Nel libro la domanda diventa ancora più scomoda perché Anna e Paolo non rimangono figure immobili all’interno di uno schema semplice. Il rapimento conserva tutta la propria violenza, mentre la convivenza forzata modifica progressivamente il loro rapporto e fa emergere dipendenza, paura, attrazione, compassione e bisogno reciproco. Anna osserva Paolo, ne comprende fragilità e punti deboli e utilizza quella conoscenza per tentare di recuperare il controllo sulla propria esistenza. Il confine tra protezione e possesso acquista così un peso centrale, perché voler trattenere qualcuno accanto a sé non equivale ad amarlo e sentirsi indispensabili per un’altra persona non concede il diritto di decidere al suo posto.

Anche il silenzio cambia significato con il procedere della vicenda. All’inizio appartiene alle strade vuote di Padova e alle case trasformate in rifugi durante il lockdown; successivamente si sposta verso la montagna e la natura, dove la mancanza di rumore non coincide più necessariamente con l’isolamento. Il paesaggio aperto introduce una possibilità diversa, quasi l’opposto della stanza chiusa nella quale Anna era stata costretta a vivere: il silenzio può imprigionare quando viene imposto, ma può diventare uno spazio nel quale capire che cosa desideriamo quando finalmente possiamo sceglierlo.

La storia di Fai rumore possiede una trasformazione sorprendentemente simile sul piano simbolico. Diodato aveva scritto il brano partendo da una dimensione intima e dal desiderio di superare i muri dell’incomunicabilità; la pandemia consegnò quelle parole a milioni di persone che stavano sperimentando concretamente la separazione, fino alla celebre esibizione nell’Arena di Verona vuota, dove la musica riempiva uno spazio dal quale il pubblico era necessariamente assente. Quel contrasto tra una voce che cerca di raggiungere qualcuno e un luogo enorme senza spettatori conserva ancora oggi la capacità di restituire una parte dell’atmosfera di quei mesi.

Il romanzo di Matt Bellino, edito da SBS Edizioni, recupera quella memoria collettiva senza trasformare la pandemia in un semplice fondale storico. Il lockdown crea le condizioni nelle quali la vicenda può svilupparsi, ma soprattutto amplifica emozioni che appartengono alla vita anche fuori dall’emergenza: la paura di rimanere soli, il desiderio di sentirsi necessari, la tentazione di confondere la sicurezza con il controllo e la fatica di ricostruire una normalità dopo che qualcosa l’ha spezzata.

Tra una canzone nata sul palco di Sanremo e un romanzo costruito intorno alle strade deserte di Padova passa così lo stesso interrogativo sulla distanza fra le persone. La musica può dare una voce immediata a ciò che proviamo, mentre la letteratura può costringerci a restare più a lungo dentro quella stessa emozione, osservandone anche le zone meno rassicuranti. Nel 2020 abbiamo imparato quanto possa pesare il silenzio; Fai rumore lo ha attraversato cercando una voce capace di raggiungere gli altri, mentre Il silenzio ai confini del mondo entra nella parte più ambigua di quel bisogno di vicinanza e domanda quanto siamo disposti a sacrificare pur di non sentirci soli.

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