Il pittore delle cucine: Renato Bacchetta e la Sardegna che sapeva di casa

Ci sono cuochi che nascono in una cucina e cuochi che ci arrivano dopo aver attraversato mezza mappa d’Europa. Renato Bacchetta appartiene alla seconda specie. Prima di via De Magistris, prima del ristorante Dal Pittore che a Cagliari sta a un passo dal Teatro Massimo, c’è un bambino di dieci anni a Casalvolone, nel Novarese, che consegna il latte all’alba. Undici anni, ed è già in cucina. Non è una leggenda costruita per il menu: è la prima riga di una biografia lunga più di sessant’anni, e spiega tutto quello che viene dopo.

Una rotta lunga sessant’anni

Il dopo è una rotta che sembra disegnata da un geografo distratto e invece ha una sua logica ferrea. Il Bar Principe di Borgomanero. Gli anni in Germania, da emigrato, quando la parola «emigrato» pesava. Poi Novara, Madrid, Arona. E infine la Sardegna, come se tutte quelle latitudini fossero servite soltanto a preparare l’approdo su un’isola. Ad Arona, Bacchetta ha tenuto per quarant’anni La Taverna del Pittore, e per undici anni consecutivi quella taverna ha portato una stella Michelin. Undici anni di seguito non è fortuna: è un metodo.

Il metodo, se glielo chiedi, lo riassume in una frase che non concede scorciatoie. «Lavorare sodo, e cercare di fare ogni cosa al meglio, per rispetto verso i clienti e verso se stessi.» Detta da chiunque altro sarebbe un manifesto da parete. Detta da un uomo che a dieci anni portava il latte, è semplicemente la descrizione di come ha vissuto.

Piatto di carpaccio di pesce con decorazioni di frutta e salse colorate su un piatto elegante.

Ora quella frase ha attraversato il mare. Dal Pittore, il locale cagliaritano di cui Bacchetta guida la brigata, è entrato tra le nuove insegne segnalate dalla Guida Michelin, indicato dagli ispettori tra gli indirizzi consigliati della sezione italiana. «Un risultato che accogliamo con grande gioia e soddisfazione», dice lui, «ci ripaga di tanto impegno, passione e sacrifici, e soprattutto ci stimola a fare sempre meglio, dalla cucina alla sala.» La sala, appunto: perché intorno a lui c’è una squadra che ha un nome e un cognome — Michele Rolesu ai fornelli, Imma Congiu come restaurant manager, Gabriele Rolesu maître e sommelier. Una cucina non è mai un uomo solo, e Bacchetta è il primo a saperlo.

Nel piatto, quella geografia diventa sapore. C’è la tradizione, ma con dei guizzi che tradiscono la mano di chi ha visto molte cucine: la stracciatella di burrata con gamberi rossi crudi e «caviale» di lompo rosso, il risotto al tartufo bianco d’Alba, i plin ripieni di coniglio al burro, salvia e parmigiano Reggiano. E poi gli spaghetti alla crudaiola, che sanno di mare in modo quasi impudente, e le crêpes suzette fiammeggiate al tavolo, un gesto teatrale che è anche un piccolo omaggio a un mestiere di sala che si sta perdendo. È una tavolozza — la parola torna, e non a caso, dato il nome del locale — che mette insieme mare, montagna, collina, campagna e bosco, tenuta insieme da piccoli produttori scelti a uno a uno.

Un tavolo elegantemente imbandito con candelieri, bicchieri, e centrotavola di piante verdi e candele colorate.

La Sardegna, ultimo paradiso

La parte più interessante, però, è come Bacchetta parla della Sardegna. Non da conquistatore, ma da innamorato tardivo e lucido. «È stimolante valorizzare i suoi prodotti», dice. «Per uno chef, quest’isola è un vero paradiso.» Viene da un uomo che il paradiso lo ha cercato in mezza Europa e lo ha trovato qui, tra un ingrediente e l’altro. Forse è questo il senso di tutta la rotta: non si arriva in Sardegna per caso, ci si arriva quando si è pronti a vederla. È lo stesso spirito con cui Cagliari sta riscoprendo la propria scena gastronomica, tra insegne storiche e nuove sperimentazioni.

Il pittore, alla fine, ha trovato la sua ultima tela. E ci dipinge sopra da par suo.

Dal Pittore — via De Magistris, Cagliari. Info e prenotazioni: 333 5951041.

Renato Bacchetta  che indossa una giacca da chef tiene in mano due aragoste in una cucina professionale.

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Massimo Usai https://urbanmoodmagazine.com

After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News.
Today, I’m the Director of Urban Mood Magazine and the Editor behind Longevitimes.com, where I explore stories at the intersection of culture, photography, and longevity.
I love blending images and words to turn every piece into a small journey—authentic, original, and occasionally a little mischievous.
In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer).
And yes—I’m also an Arsenal supporter. Nobody’s perfect. / To contact me massimousai@mac.com

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