In Europa si torna a vivere più a lungo di prima della pandemia. Ma tra Madrid e la Bulgaria corrono dodici anni, e anche la Sardegna delle Blue Zone, a guardare i numeri, non è la regione più longeva d’Italia.
Cinque anni dopo lo shock della pandemia, l’Europa ha recuperato gli anni di vita perduti. Secondo i dati definitivi pubblicati da Eurostat nel marzo 2026, nel 2024 l’aspettativa di vita in Europa, misurata alla nascita nell’Unione, ha raggiunto 81,5 anni: 0,1 anni in più rispetto al 2023 e, soprattutto, sopra il livello del 2019 (81,3 anni), l’ultimo anno prima del Covid-19.
Il percorso è stato tutt’altro che lineare. Nel 2020 la speranza di vita era scesa di colpo a 80,4 anni (-0,9) e nel 2021 aveva toccato il minimo di 80,1. È stato il calo più marcato dal dopoguerra, legato all’improvviso aumento della mortalità durante la pandemia. La risalita è cominciata nel 2022, e nel 2023 il terreno perduto era già stato in gran parte recuperato.
Donne e uomini: il divario si riduce, lentamente
Le donne continuano a vivere più a lungo: 84,1 anni contro i 78,9 degli uomini, una differenza di 5,2 anni. Nell’ultimo anno, però, sono stati gli uomini a guadagnare di più (+0,2 anni contro +0,1). È una tendenza di lungo periodo che riflette, tra le altre cose, il calo del fumo e della mortalità cardiovascolare maschile.
Il divario cambia molto da Paese a Paese. In Lettonia raggiunge 9,8 anni, in Lituania 8,6, in Estonia 8,4. Nei Paesi Bassi si ferma a 2,8 anni, in Svezia a 3,1.
Anche la prospettiva per chi ha già 65 anni è incoraggiante. Nell’UE un sessantacinquenne può contare in media su altri 20,2 anni di vita: 21,8 per le donne, 18,4 per gli uomini. E sull’orizzonte lungo, dal 2002 a oggi l’aspettativa di vita europea è passata da 77,6 a 81,5 anni: quasi quattro anni in più in poco più di due decenni.
Aspettativa di vita in Europa: il Mediterraneo davanti
A livello nazionale la classifica 2024 vede in testa la Spagna (84,0 anni), seguita da Svezia (83,8) e Italia (83,7). In fondo restano i Paesi dell’Europa orientale, Bulgaria e Romania in particolare.
Scendendo al livello regionale il quadro diventa più netto. La regione più longeva d’Europa è la Comunidad de Madrid, con 85,7 anni. Subito dietro, a pari merito con 85,0 anni, ci sono le Province autonome di Trento e di Bolzano e la regione metropolitana di Stoccolma.
All’estremo opposto c’è la regione bulgara di Severozapaden (73,9 anni), seguita da Mayotte (Francia, 74,5), Severen tsentralen (Bulgaria, 74,9) ed Észak-Magyarország (Ungheria, 75,1). Tra la regione più longeva e quella meno longeva dell’Unione corrono quasi dodici anni di vita. Stesso continente, stesso mercato unico, ma aspettative di vita che sembrano appartenere a epoche diverse. È un tema che abbiamo già esplorato raccontando la nuova geografia della longevità e le molte Europe che invecchiano in modo diverso.

L’Italia: longeva, ma divisa
L’Italia si conferma tra i Paesi più longevi del mondo, ma al suo interno resta spaccata. Nella classifica europea Trento e Bolzano arrivano a 85 anni, mentre la Campania si ferma a 82,0, preceduta da Sicilia (82,5) e Calabria (82,7): circa tre anni di differenza tra Nord e Sud.
Per i confronti interni conviene affidarsi all’ISTAT, che con metodi di calcolo leggermente diversi da quelli di Eurostat colloca la media nazionale 2024 a 83,4 anni. I dati più recenti, relativi al 2025 e diffusi a fine marzo 2026, segnano un nuovo progresso: 81,7 anni per gli uomini (+0,2) e 85,7 per le donne (+0,1). Il divario di genere scende così ad appena 4 anni, il valore più basso dal 1953.
Il Trentino-Alto Adige resta la regione dove si vive più a lungo (82,8 anni gli uomini, 86,8 le donne). La Campania è ancora ultima (80,1 e 84,1). Per macro-aree, il Nord (82,3 e 86,2) e il Centro (82,1 e 86,0) staccano nettamente il Mezzogiorno (80,8 e 84,9).
La Sardegna: la Blue Zone che non vince la classifica
C’è un dato che sorprende chi associa automaticamente la Sardegna alla longevità. L’isola ospita una delle cinque Blue Zone del pianeta: l’area montuosa tra Barbagia e Ogliastra dove, nei primi anni Duemila, il medico Gianni Pes e il demografo Michel Poulain documentarono una concentrazione eccezionale di centenari, e soprattutto di uomini centenari, un’anomalia quasi unica al mondo. Eppure, come regione, la Sardegna non è affatto in cima alla classifica italiana.
Secondo l’ISTAT, nel 2024 l’aspettativa di vita in Sardegna era di 82,8 anni: sopra la media del Mezzogiorno (82,4), ma sotto quella nazionale (83,4) e lontana dai valori del Trentino-Alto Adige. Il paradosso è ancora più evidente per gli uomini, cioè proprio quelli che hanno reso celebre la Blue Zone sarda. Un sardo nato nel 2024 può contare in media su 80,3 anni di vita, oltre un anno in meno della media italiana (81,4) e quasi due e mezzo in meno di un coetaneo di Bolzano (82,7). Le donne sarde, con 85,5 anni, si allineano invece esattamente al dato nazionale.
Anche la geografia interna dell’isola riserva una sorpresa. La provincia di Nuoro, che comprende il cuore della Blue Zone, si ferma a 82,9 anni, sotto la media italiana. L’unico territorio sardo che la supera è la città metropolitana di Cagliari (83,7 anni), che è anche l’unico ad aver recuperato i livelli precedenti la pandemia.
Contraddizione? Solo in apparenza. La Blue Zone non coincide con la Sardegna: è un gruppo ristretto di paesi dell’interno, poche decine di migliaia di abitanti su oltre un milione e mezzo. E si misura sulla longevità estrema, cioè su quante persone arrivano a cento anni, non sulla durata media della vita di tutta la popolazione. Nelle medie regionali pesa tutto il resto: la mortalità prematura, gli stili di vita delle generazioni più giovani, l’accesso ai servizi sanitari in un territorio vasto e spopolato.
Il dato pone però una domanda che riguarda da vicino chi si occupa di longevità. I centenari della Barbagia e dell’Ogliastra sono figli di un mondo preciso: nati all’inizio del Novecento, cresciuti con un’alimentazione povera e stagionale, un lavoro fisico quotidiano, legami familiari e comunitari fortissimi. Le generazioni successive vivono in un’isola diversa, e lo stesso vale per la dieta mediterranea, patrimonio culturale sempre più in pericolo. La Blue Zone, più che un primato da esibire, è un patrimonio da capire e da trasmettere, prima che resti solo un ricordo statistico.
Perché il dove conta quanto il come
I numeri dicono che la longevità non è un destino individuale ma, in larga parte, un fatto di territorio. Contano l’accesso alle cure e alla prevenzione, il reddito e l’istruzione, la qualità dell’ambiente, l’alimentazione e le reti sociali. Le regioni dove si vive di più combinano sistemi sanitari efficienti, livelli elevati di benessere e stili di vita attivi.
Il dato europeo segna una ripresa, ma il prossimo traguardo non sarà aggiungere qualche decimale alla media. Sarà ridurre la distanza tra Madrid e Severozapaden, tra Trento e Napoli, e, per la Sardegna, tra i suoi centenari e il resto della sua popolazione. Perché una vita lunga diventi un diritto diffuso e non un privilegio geografico.
Fonti
Eurostat, Mortality and life expectancy statistics (dati estratti a marzo 2026)
ISTAT, Indicatori demografici – Anno 2025 (31 marzo 2026)
ISTAT, Il Benessere equo e sostenibile dei territori – Sardegna 2025
Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, Rapporto Osservasalute 2025
Poulain M., Pes G.M. et al., Identification of a geographic area characterized by extreme longevity in the Sardinia island: the AKEA study, Experimental Gerontology, 2004
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