Su Figu Benedittu: quando il fico guariva con le brebus

In Sardegna, fino a due generazioni fa, il medico di casa non aveva il camice. Era la donna anziana: aveva l’orto, la conoscenza delle piante e, soprattutto, le brebus. Le brebus erano preghiere, formule brevi. Non superstizione, ma il modo per «attivare» il potere di una pianta: si credeva che ogni rimedio funzionasse davvero solo se accompagnato dalla parola giusta, detta all’alba, a digiuno, con fede. E tra tutte le piante, il figu, il fico, era la più «parlata»: albero sacro, albero di casa, piantato sempre vicino alla porta.

L’albero totale

Di un fico non si buttava nulla, e ogni parte aveva la sua funzione, e la sua brebus. Il fruttu per mangiare e curare dentro; la foza, la foglia, per curare fuori; il latti, il lattice, per «tirare» il male. Un albero intero trasformato in farmacia domestica.

Contro la malinconia, «su male de penseriu»

Il «male di pensiero», quella che oggi chiameremmo malinconia o l’astenia di primavera, per i sardi era «sangue troppo nero e denso», da addolcire. Il rimedio: per nove mattine a digiuno, tre fichi secchi, sette noci e un cucchiaio di miele di corbezzolo, mangiati guardando il sole.

Figu dutz’e Deus, cumente dutzis su sangu meu
Cumente su soli scaldat sa terra
Cussu scalda custu coro meu
E ndi boghit sa tristes’a

Fico dolce di Dio, come addolcisci il mio sangue / come il sole scalda la terra, così scalda questo mio cuore / e ne butta fuori la tristezza.

Il dolce del fico «alleggeriva» l’umore: era, a suo modo, un antidepressivo naturale — quello che oggi rileggiamo nella chiave dell’asse intestino-cervello. Gli stessi medici salernitani lo chiamavano laetificat cor, «rallegra il cuore».

Per le donne: forza e latte

La gravidanza era un tempo delicato, e il fico, considerato «femmina» e protettivo, la accompagnava. Contro nausee e debolezza si dava un decotto di cinque fichi secchi, una foglia di fico e scorza di limone, tiepido mattina e sera.

Figu de Maria, chi as portadu in su senu tou
Da’ fortza a custa mamma e a su criadu nou
Chi crescat sanu e cun Deus

Fico di Maria, che hai portato in seno tuo / da’ forza a questa mamma e al bambino nuovo / che cresca sano e con Dio.

Per favorire il latte si usava invece un impacco sul seno con foglie di fico scaldate al sole e unte d’olio.

Foza de figu, plena de latti
Comente sa mama dat a su picioccu
Cussa da’ latti a custu pettu

Foglia di fico, piena di latte / come la mamma dà al bambino / che dia latte a questo petto.

Il fico secco tornava anche nel «quarantesimo» dopo il parto, per ristorare e regolarizzare.

«Su latti de su figu», contro le verruche

È forse il rimedio più famoso. Il lattice del fico è caustico e «tira»: una goccia colta al mattino, fresca, sulla verruca, poi coperta con lana nera per tre notti.

Figu, figu, cogli sa latti tua
Cogli custa verruca e portala via
Comente s’ispuma andat in mari
Cussu ande a pèrdere e mai torrare

Fico, fico, dammi il tuo latte / prendi questa verruca e portala via / come la schiuma va nel mare / che vada a perdersi e mai più tornare.

Il quarto giorno la lana si buttava «a mare a mare»: il male doveva andarsene lontano, portato via dall’acqua.

«Le fozas», contro le infiammazioni

Contro erpes, foruncoli e dolori, «su fogu», si usavano le foglie: bollite, pestate e messe calde come cataplasma sulla parte.

Foza cotta, fogu lentu
Tira su male, torrat a drentu
Comente Gesù at sanadu su lèbbrusu
Cussu torret sanu e riosu

Foglia cotta, fuoco lento / tira il male, torna dentro / come Gesù ha sanato il lebbroso / così torni sano e vigoroso.

Le tre regole della brebus

Perché il rito funzionasse, tre condizioni erano irrinunciabili.

  1. Su tempu, il tempo. Si raccoglieva e si recitava all’alba, «cando su soli nascit», quando nasce il sole.
  2. Su nùmeru, il numero. Tre, sette, nove: numeri sacri. Nove giorni, tre fichi, sette foglie.
  3. Sa fide, la fede. Dovevano crederci sia chi curava sia chi era curato. La parola chiudeva il cerchio.
Le brebus, le formule della medicina popolare sarda: il fico come rimedio totale contro malinconia, verruche e infiammazioni, tra erba, gesto e parola.

Medicina totale

Non era «medicina alternativa»: era medicina totale. Il fico curava il corpo, la brebus curava la paura, il gesto curava la solitudine. Oggi la scienza ci dice che il lattice contiene ficina, che le foglie hanno proprietà antidiabetiche, che i fichi sono prebiotici. I nonni lo sapevano già: solo che lo chiamavano in un altro modo, su figu benedittu, il fico benedetto.

A Chia, terra di Bithia e di mare, questa tradizione è ancora viva. Perché il fico nero non è soltanto da mangiare. È da ascoltare.

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2 comments

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