Recensione del film di Antonio Albanese: LAVOREREMO DA GRANDI. L’ennesimo tentativo di farci ridere con la commedia all’italiana. Di Daniela Di Benedetto

Albanese è un bravo attore ma farebbe meglio a non dedicarsi alla regia. Questo film non solo
manca di gag comiche, ma manca di un’idea coerente nella trama.
Dunque, ci vengono presentati quattro amici sfigati: uno, Albanese, cerca di comporre musica
atonale che sfonda i timpani; un altro, Battiston, è un idraulico vittima di una cliente rompiscatole
che gli telefona anche di notte; Tony è appena uscito dal carcere, Gigi ha avuto un crollo nervoso
dopo che la zia ricca che lo manteneva è morta lasciando i beni alla chiesa e lasciando a lui solo
una collezione di parrucche. Gigi ne indossa una, forse per protesta, e si ubriaca fino a ridursi
quasi in coma perché sa che dovrà cercarsi un lavoro.
Che altro possono fare questi falliti per trascorrere una serata? Andare al bar, ovvio. E all’uscita
si convincono di aver investito e ucciso qualcuno perché sentono un gran botto.
Qui dovrebbe iniziare la parte comica: non si trova il corpo, i colpevoli tornano quattro volte sul
luogo del delitto cercandolo, perseguitati da una vigilessa che li ferma, e sempre tornano scornati
a casa di Tony, dove Gigi continua a dormire su un divano. Il fatto che vari personaggi bizzarri
bussino in piena notte alla porta non aggiunge comicità, anzi si tratta di episodi inverosimili e
forzature. Per esempio, perché la figlia di Albanese dovrebbe presentarsi in casa di un amico del
padre, (alle tre di notte), dicendo che vuole dormire lì perché ha litigato col fidanzato? E perché è
vestita come una battona e suo padre non ha nulla da dire? La scena fa forse ridere? Questo per
darvi un’idea delle lacune della sceneggiatura. Sarebbe stato comico, magari, l’arrivo di uno zio di
Tony affetto da demenza che non ricorda dove sia casa propria….ma lasciamo stare.
Il film si svolge prevalentemente al buio (tutto in una notte) con tre protagonisti (oltre
all’ammutolito Gigi) che si interrogano sul da farsi senza azzeccare una sola battuta buffa.
Sembrano dei liceali troppo cresciuti e molto confusi, probabilmente alludendo all’immaturità degli
uomini di mezza età. Comunque non trovo gli elementi di un film comico, e, a giudicare dal finale,
non rientriamo neanche nella categoria del giallo.
Forse sono io incapace di cogliere l’umorismo sottile – sottile come carta velina- che alcuni critici vi
hanno trovato, o forse le recensioni positive dipendono dal fatto che non abbiamo la solita
commedia su due fidanzati che si devono sposare nonostante l’ostilità dei genitori. Abbiamo
qualcosa di nuovo, insomma. Ma qualcosa di nuovo paragonabile alla musica atonale di Albanese:
stride.
Da notare che le colonne sonore del film passano dalle canzoni degli anni Sessanta a Vivaldi e
Rossini: nostalgia del passato? Beh, almeno quelle non dispiacciono.
In ogni modo si tratta di due ore di relax, se avete tempo da perdere. Voto 5/10.
Daniela Di Benedetto

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