A Bruxelles, il Mediterraneo che guarda a sud

In un ufficio del quartiere europeo si assaggia la moringa, e per un attimo il mare in mezzo smette di sembrare un confine. Cronaca laterale di una giornata sulla cooperazione agroalimentare tra le due sponde.


Ci sono incontri che si ricordano per una tesi, altri per un dettaglio fuori posto. Di quello andato in scena il 18 giugno nell’Ufficio di Bruxelles della Regione Siciliana, in Rue Belliard, resterà probabilmente la moringa. Una pianta che a queste latitudini non c’entra nulla — originaria dell’India e dell’Africa subsahariana, foglie minute, un profilo nutrizionale che ne ha fatto negli ultimi anni un piccolo mito tra gli agronomi — servita in degustazione tra le vetrate e la moquette istituzionale del cuore burocratico d’Europa. È un’immagine che dice più di molte slide: il Mediterraneo, per una volta, non guardava indietro verso le proprie tradizioni, ma a sud, verso l’altra riva.

L’occasione era un evento internazionale dal titolo lungo come si usa da queste parti — «Sicily – Europe – Mediterranean — Agri-food Innovation and the Valorisation of European Programmes for Territorial Development» — promosso dall’Università di Palermo, dal suo Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali, in partnership con PRISM. Una giornata bilingue, con la FAO al tavolo, due direzioni generali della Commissione Europea, l’autorità di gestione del programma Interreg che lega l’Italia alla Tunisia. Sulla carta, l’ennesimo convegno tecnico. Nella sostanza, qualcosa di più interessante: un tentativo di pensare il cibo del futuro come una faccenda che riguarda entrambe le sponde, non solo la nostra.

A tenere insieme questo filo c’era la voce della Prof.ssa Lamia Hamrouni, dell’INRGREF tunisino, coordinatrice del progetto REINVESTIR — quello, appunto, della moringa. Il suo intervento ha avuto la semplicità disarmante di chi non ha bisogno di alzare la voce: “lavorando insieme, costruendo partenariati solidi, i Paesi del Mediterraneo e l’Europa possono trovare soluzioni comuni per un’agricoltura sostenibile.” Detta a Bruxelles, in un’epoca in cui il Mediterraneo torna sui giornali quasi solo come frontiera e come dramma, è una frase che cambia la temperatura della stanza. Qui le due rive non si guardavano in cagnesco da una barca e l’altra: si scambiavano semi, dati, colture.

È un rovesciamento che vale la pena notare, perché contraddice il modo in cui di solito raccontiamo la dieta mediterranea. Ne parliamo come di un patrimonio da custodire, qualcosa che sta alle nostre spalle: i centenari, le nonne, l’olio, il pane di una volta. Una nostalgia commestibile. L’evento di Bruxelles suggeriva l’opposto — che quel patrimonio, per restare vivo, debba aprirsi: alla biodiversità, alle colture che resistono alla siccità, alle competenze che arrivano dall’altra parte del mare, dove con il caldo e con la scarsità d’acqua hanno imparato a convivere da molto prima di noi. Il cambiamento climatico, in fondo, non chiede permesso ai confini; le risposte, allora, tanto vale cercarle insieme.

In mezzo a tutto questo, anche il contributo del Dott. Roberto Pili, presidente della Med-Age Alliance, ha trovato il suo posto naturale. La sua idea — che la salute pubblica cominci molto prima dell’ospedale, nella qualità dei suoli e di ciò che mangiamo — qui non suonava come una provocazione isolata, ma come un tassello dello stesso disegno. Se la terra è viva, il cibo porta dentro qualcosa; se è esausta, no. E la terra, da Cagliari, passando per Marsala poi fino a Tunisi, è la stessa terra calda e fragile, sottoposta agli stessi stress.

Uscendo da Rue Belliard, mentre il quartiere europeo riprende il suo ronzio di sigle e riunioni, l’immagine che resta è ancora quella: una foglia verde scuro arrivata dall’altra sponda, posata in un piatto a Bruxelles. Non risolve niente, da sola. Ma racconta un’idea di Mediterraneo che vale la pena tenere d’occhio — un mare che, almeno per qualche ora, è tornato a essere quello che è sempre stato prima di diventare un confine: un ponte, percorso in entrambe le direzioni.


La Moringa presentata a Bruxelles

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Massimo Usai https://urbanmoodmagazine.com

After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News.
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In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer).
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