Il Principe William ha partecipato a tre eventi ambientali nell’ambito della London Climate Action Week. Ha parlato chiaro, con passione, in tre discorsi consecutivi. Ma probabilmente non hai sentito nulla di ciò che ha detto. E non è colpa tua.
Gli occhi del mondo sono altrove. I riflettori globali, da mesi, sono puntati sui conflitti, sulle sparate incendiarie di Trump, sull’odio che divide. Non sulla crisi climatica. Non su ciò che sta già cambiando – silenziosamente e violentemente – le nostre vite.
In Italia, come nel resto dell’Europa, stiamo vivendo un’ondata di caldo che ha superato ogni previsione: medie di 9 o 10 gradi sopra la norma. È giugno, ma i campi sono secchi come ad agosto. L’acqua del mare è più calda della doccia. Lo zero termico è sopra i 5000 metri – più in alto di qualsiasi montagna esista nel nostro continente. Le piante non danno frutti, l’agricoltura soffre, e noi continuiamo a parlare di tutt’altro.
Eppure, William e tanti altri – attivisti, scienziati, ricercatori – stanno cercando di generare attenzione e slancio in vista della COP30, il vertice ONU sul clima che si terrà in Brasile a novembre. Mancano solo quattro mesi. Quattro mesi per cercare di salvare ciò che resta.
Ma le loro parole, come probabilmente anche queste, si perdono nel rumore di fondo. Perché la crisi climatica non fa audience, non alimenta odio, non promette potere immediato.
Lo ha detto anni fa anche il Pentagono: il cambiamento climatico è tra le principali minacce alla sicurezza globale. E c’è una solida evidenza che una delle cause della guerra in Siria sia stata una lunga siccità che ha spinto milioni a lasciare le proprie terre.
Ora rischiamo lo stesso. Ma siamo troppo distratti. Eppure dove viviamo oggi potrebbe essere non piu’ la nostra casa tra pochi anni. Perche’ impossibile viverci.
Mentre il caldo trasforma le nostre estati in una distopia rovente, l’attenzione pubblica viene risucchiata da chi urla più forte. I Farage, gli Orban, i nuovi autoritarismi. Tutti a cavalcare l’odio. Tutti a ignorare l’ambiente.
I Windsor, con tutto il loro potere di attrazione, cercano di spostare l’attenzione sulla Terra. Ma anche loro, oggi, sembrano parlare nel vuoto.
E noi?
Noi che dovremmo difendere l’unica cosa che ci accomuna – la nostra casa, questo pianeta – stiamo zitti. Oppure guardiamo altrove. O peggio: ci facciamo distrarre.
Ma la realtà è semplice: senza un clima sotto controllo non c’è futuro. Né per noi, né per chi verrà dopo di noi. Né per le nostre città, né per le nostre campagne. Né per il mare che amiamo, né per la montagna che ci rigenera.
⏳ Non abbiamo più tempo. Se non cambiamo rotta adesso, tra tre o quattro anni potremmo trovarci di fronte a un punto di non ritorno.
📣 È ora di ascoltare, di agire, di dare voce a chi parla di ciò che conta davvero. E se non ci sono più leader disposti a farlo, diventiamo noi quei leader.
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[…] il Principe William lanciava tre appelli chiari e appassionati durante la London Climate Action Week, il mondo… guardava altrove. In tre interventi pubblici, il futuro re d’Inghilterra ha parlato […]