Il Fico Nero di Chia, un tesoro ancora da scoprire completamente

Ma dietro la sagra, quest’anno, c’era una domanda più grande della festa stessa: e se questo frutto, oggi celebrato per una manciata di settimane l’anno, diventasse un’economia per tutti i 365 giorni?

C’è un frutto, nel Sud‑ovest della Sardegna, che riesce a stare in quattro posti contemporaneamente: sulla tavola, nei libri di storia, nella dieta di chi arriva a cent’anni e nelle parole antiche che benedicono i campi. È il Fico Nero di Chia, e sabato a Domus de Maria ha avuto la sua festa — la quattordicesima edizione — davanti a chi lo studia, lo coltiva e lo racconta da anni.

Il Fico Nero di Chia Un’eccellenza già riconosciuta

Il Fico Nero di Chia non parte da zero. Ha ottenuto la De.Co, la denominazione comunale, ed è iscritto nel repertorio regionale della biodiversità. Sulla carta, insomma, è un’eccellenza riconosciuta. Alla festa erano presenti la sindaca di Domus de Maria Maria Concetta Spada e Roberto Pili, presidente della Comunità Mondiale della Longevità e Francesco Sanna dell’agenzia Laore.

«Un weekend per celebrare un frutto gustosissimo, di origini antichissime e dalle straordinarie proprietà organolettiche che aiutano a mantenersi in buona salute, e che può diventare un volano economico importantissimo per le nostre aree», ha sottolineato la sindaca Spada. È in quel «può diventare» che si gioca tutto.

Quattro volti di un frutto solo

Nei mesi scorsi lo abbiamo raccontato da quattro angolazioni diverse, e ognuna basterebbe da sola. C’è il fico in cucina, tra confetture, formaggi, pane e miele: sapore, tradizione e creatività in ogni ricetta. C’è il fico della storia, il “frutto degli dei” dell’antichità mediterranea, che a Chia cresce dove sorgeva l’antica città di Bithia. C’è il fico della salute e della longevità, il frutto antico che ha garantito nutrizione e salute garantendo un’isola dove si vive a lungo. E c’è il figu benedittu, quello dei brebus sardi, dei simboli e delle parole antiche che proteggono e benedicono.

Sono quattro storie che convergono in un unico punto: questo frutto è cultura. E la cultura, quando c’è, è il terreno più solido su cui costruire un’economia.

Roberto Pili e Maria Concetta Spada

La salute che diventa valore

Il legame con la salute e longevità non è folklore. « Il Fico: il Protective Smart Food riconosciuto dalla comunità mondiale della Longevità», spiega Roberto Pili.  

«Per l’umanità il fico non è stato solo un frutto. È stato un presidio nutrizionale e di salute per millenni. Già nelle civiltà del Mediterraneo antico, Greci e Romani lo consideravano “il cibo degli Dei” per la sua capacità di nutrire il corpo e proteggere la salute.  

Essendo particolarmente ricchi di vitamine e calcio, i fichi sono un supporto importante in gravidanza, nello sviluppo, prevengono le malattie tipiche dell’invecchiamento, proteggono dall’osteoporosi e sono efficacissimi per la salute di gengive e denti. Il potassio e la luteolina aiutano nel controllo della pressione arteriosa, prevenendo le malattie cardiovascolari e i disturbi della vista. Stimolando le difese immunitarie, si sono dimostrati efficaci nel prevenire i tumori.  

Con il loro medio gradiente glicemico — solo 50 calorie per 100 grammi — nutrono in profondità senza favorire le malattie metaboliche e il diabete.  

Per tutte queste ragioni la comunità mondiale della Longevità lo riconosce oggi come un vero “Protective Smart Food”: un alimento funzionale, intelligente, completo, che protegge e previene. Gusto, proprietà benefiche e medicamentose ne fanno da secoli un vero presidio anti-aging e di longevità in salute.»  

In un mercato che paga sempre di più i cibi funzionali, un frutto così non è solo buono: è un argomento di vendita.

Il nodo economico: due tagli, una sola occasione mancata

Ed è qui che la festa diventa un ragionamento serio. Il fico ha due raccolti. Il primo, quello di giugno — i fioroni —, dà frutti più grandi e più belli esteticamente. Il secondo, tradizionalmente di fine agosto ma che con il cambiamento climatico si anticipa ormai a fine luglio, è il vero cuore economico: una produzione anche cinque o sei volte più grandedella prima.

Il problema è che questa seconda raccolta è un prodotto rapido. Non può restare a lungo sulla pianta né sui banchi: va raccolto e consumato in fretta, o meglio ancora trasformato. Fresco, gran parte di quel raccolto abbondante rischia semplicemente di andare perso. Trasformato, diventa reddito che dura tutto l’anno.

Il modello c’è già: Solliès‑Pont

Non serve inventare nulla: il Mediterraneo lo insegna. A Solliès‑Pont, in Provenza, vicino a Tolone, dal fico si fa di tutto. È la capitale francese del frutto, l’unica “figue” di Francia a fregiarsi di una AOP, con circa 1.300 tonnellate raccolte ogni anno. Lì una produzione stagionale è diventata un’economia annuale.

La strada è la stessa che potrebbe percorrere Chia: confetture e marmellate tradizionali, fichi secchi, prodotti di pasticceria, liquori a base di fico. Prodotti che si conservano, si spediscono, si vendono a dicembre come ad agosto. Un’economia da 365 giorni al posto di una da tre settimane.

Oggi, però, il divario tra potenziale e realtà è netto: sul territorio ci sono 14 aziende che producono fichi, ma una sola è vicina alla realizzazione di un impianto di trasformazione. Il collo di bottiglia non è la pianta, è la filiera.

Una rete che cresce nel Mediterraneo

La festa di Domus de Maria non è un evento isolato: fa parte di un circuito che collega quasi tutte le realtà mediterranee legate a questo frutto, e che di recente vede protagoniste, oltre a Domus de Maria, anche San Michele Salentino in Puglia e Gozo, a Malta. È l’infrastruttura culturale su cui, se si vuole, si può costruire quella commerciale.

Su questa scia la sindaca Spada guarda avanti: «Con questa nostra eccellenza agroalimentare ci impegniamo da anni, e aderiamo alla Comunità di tutela della biodiversità agraria e della cultura di qualità del Sud‑ovest, che sta per essere istituita, prima in Sardegna. Noi come amministrazione portiamo avanti tutte le procedure e siamo a fianco dei produttori in questo importante percorso».

Il fico e il futuro

Il Fico Nero di Chia ha già tutto ciò che serve: la qualità, la storia, la salute, i riconoscimenti, una rete internazionale e persino un frutto che il clima rende disponibile più a lungo di prima. Quello che manca è l’ultimo anello — la trasformazione — che tiene insieme il resto e lo fa diventare lavoro stabile.

La festa di sabato ha celebrato un frutto. Ma tra le righe ha indicato un cantiere: prendere un’eccellenza che dura tre settimane e farla durare un anno. È un’occasione ancora in gran parte inespressa. E, come è facile capire dal convegno dello scorso weekend, è anche perfettamente a portata di mano.

Il Fico Nero di Chia
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After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News.
Today, I’m the Director of Urban Mood Magazine and the Editor behind Longevitimes.com, where I explore stories at the intersection of culture, photography, and longevity.
I love blending images and words to turn every piece into a small journey—authentic, original, and occasionally a little mischievous.
In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer).
And yes—I’m also an Arsenal supporter. Nobody’s perfect. / To contact me massimousai@mac.com

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