Salute e benessere: “La vera sfida è aggiungere vita agli anni” – Intervista alla Dott.ssa Donatella Petretto

Che cosa significa davvero stare bene?

È una domanda che sembra semplice, quasi scontata. Eppure, quando si prova ad andare oltre la superficie, ci si accorge che la risposta è molto più complessa. Abbiamo affrontato questo tema con la Dott.ssa Donatella Petretto, in un dialogo che intreccia scienza, esperienza e riflessione, partendo da un punto fondamentale: la salute non è solo assenza di malattia.

«Quando sentiamo la parola salute», spiega la Dott.ssa Petretto, «pensiamo subito a non avere febbre, a non dover andare dal medico, a non avere sintomi evidenti. Ma stare bene è davvero solo questo?».

È una provocazione che tocca tutti noi. Perché quante volte ci siamo sentiti fisicamente in forma, ma interiormente stanchi, svuotati, demotivati o soli? Oppure senza alcun problema clinico, ma comunque “non a posto”?

«La verità», continua, «è che la salute non è solo una questione di corpo. È qualcosa di molto più ampio. Riguarda come viviamo, come stiamo con noi stesse e come stiamo con gli altri. È un equilibrio dinamico che cambia nel tempo e che coinvolge tre dimensioni fondamentali: corpo, mente e relazioni».

Una definizione che trova conferma già molti anni fa nella posizione ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che definisce la salute come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente come assenza di malattia.

«Questo significa», sottolinea Petretto, «che la salute è anche sentirsi parte di qualcosa, affrontare le difficoltà senza perdere se stesse, riuscire a vivere in modo soddisfacente».

Da che cosa dipende davvero la salute?

Le chiediamo allora: dipende tutto dalla genetica? Dalla fortuna?

«Ovviamente no. La salute dipende anche da come mangiamo, da quanto ci muoviamo, da come gestiamo lo stress, da come dormiamo. Ma dipende anche e in modo decisivo – da come ci sentiamo, dal tipo di relazioni che abbiamo, da quanto ci sentiamo accettati, ascoltati e valorizzati».

Qui entra in gioco il modello biopsicosociale, che integra le diverse dimensioni dell’esperienza umana. «Il corpo influisce sulla mente. La mente influisce sul corpo. E le relazioni influenzano entrambi».

Lo stress cronico, ad esempio, non è solo uno stato mentale: si traduce in tensione muscolare, disturbi del sonno, calo delle difese immunitarie. «Se ti senti sola o esclusa, la tua energia cala. Se hai relazioni positive e ti senti sostenuta, anche le difficoltà diventano più affrontabili».

Perché a volte facciamo scelte che non ci fanno stare bene?

Il discorso si sposta poi su un nodo cruciale, soprattutto quando si parla di giovani e prevenzione.

Se sappiamo che fumare fa male, perché c’è chi fuma?
Se sappiamo che mangiare male non aiuta, perché spesso scegliamo cibo poco sano?
Se sappiamo che muoverci fa bene, perché restiamo tante ore seduti?

«La risposta non è perché siamo irresponsabili», chiarisce Petretto. «Ogni scelta risponde a un bisogno».

E qui il ragionamento si fa ancora più interessante. Secondo la teoria dei bisogni umani, tutti noi abbiamo bisogni fondamentali: bisogni di base, come mangiare e sentirsi al sicuro; bisogni di relazione, come appartenenza e accettazione; bisogni di riconoscimento, come sentirsi capaci e stimate; bisogni di realizzazione, legati al dare senso alla propria vita.

«Molte scelte, anche quelle non salutari, cercano di rispondere a questi bisogni. Mangiare comfort food può essere un modo per consolarsi. Bere o fumare può servire a sentirsi parte del gruppo. Stare sempre sul telefono può essere un modo per non sentirsi sole».

Il problema, quindi, non è il bisogno. «Il problema è come cerchiamo di soddisfarlo».

Come orientarci verso scelte più sane?

La Dott.ssa Petretto invita a cambiare prospettiva. «La domanda giusta non è: cosa non devo fare? Ma: di che cosa ho davvero bisogno?».

Se ho bisogno di stare con gli altri, come posso farlo in modo sano?
Se ho bisogno di scaricare tensione, quali alternative ho?
Se ho bisogno di sentirmi capace, dove posso mettermi alla prova?

«Costruire salute non significa rinunciare al piacere o al divertimento. Significa trovare modalità che ci facciano stare bene davvero, anche nel tempo».

Corpo, mente e relazioni: un equilibrio concreto

L’attività fisica, ad esempio, non serve solo a “tenersi in forma”. «Aiuta a scaricare lo stress, a migliorare l’umore, a sentirsi più forti e sicure». È un intervento sul corpo che produce effetti immediati anche sulla mente.

Lo stesso vale per l’alimentazione. «Mangiare bene non significa solo seguire una dieta. Significa prendersi cura di sé, rispettare il proprio corpo, vivere il cibo come piacere e condivisione».

In questo senso, la Dieta Mediterranea non è soltanto un elenco di alimenti, ma uno stile di vita. È mangiare insieme, con calma, condividendo tempo e relazioni. È cultura, ritmo, comunità.

Che cos’è davvero allora il benessere?

Arriviamo così al cuore della questione. «Stare bene non vuol dire essere sempre felici o non avere problemi», precisa Petretto. «Vuol dire conoscersi, accettarsi, avere relazioni che contano e sentire che la propria vita ha un senso».

Esiste una felicità veloce, legata al piacere immediato. E poi esiste una felicità più profonda, legata a chi diventiamo nel tempo. «È questa seconda forma di benessere che costruisce salute nel lungo periodo».

E il futuro? Quando inizia l’invecchiamento?

«Prima di quanto pensiamo», risponde senza esitazione.

Il modo in cui ci prendiamo cura di noi oggi – nel corpo, nella mente e nelle relazioni – influenza direttamente il nostro domani. «Invecchiare bene non significa solo vivere più a lungo. Significa vivere meglio, restando attive, autonome, partecipi».

È un messaggio che richiama una visione ampia della salute, in cui prevenzione e consapevolezza non sono concetti astratti ma scelte quotidiane.

In conclusione

La salute non è una singola decisione. È un percorso.
Non è perfezione, ma equilibrio.
Non è solo corpo, ma anche mente e relazioni.

«Costruire salute», conclude la Dott.ssa Donatella Petretto, «significa ascoltarsi, riconoscere i propri bisogni, fare scelte più consapevoli e prendersi cura di sé e degli altri. Perché la vera sfida non è aggiungere anni alla vita, ma aggiungere vita agli anni».



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Massimo Usai https://urbanmoodmagazine.com

After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News.
Today, I’m the Director of Urban Mood Magazine and the Editor behind Longevitimes.com, where I explore stories at the intersection of culture, photography, and longevity.
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In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer).
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