Arsenal Campione d’Inghilterra dopo 22 anni: il calcio, il tempo e quella famiglia mondiale chiamata Arsenal

Dopo ventidue anni di attesa, l’Arsenal torna campione d’Inghilterra. E per milioni di tifosi nel mondo non è soltanto una vittoria sportiva: è un pezzo di vita che ritorna.

Il calcio è probabilmente la cosa meno importante tra quelle che prendiamo più seriamente nella vita.

Eppure ci costruiamo sopra pezzi interi della nostra esistenza.

Anni.
Abitudini.
Viaggi.
Amicizie.
Delusioni.
Memorie familiari.

Per questo il titolo appena conquistato non è soltanto una notizia sportiva. È qualcosa che attraversa il tempo, le generazioni e le città.

Ventidue anni.

Ventidue anni sono abbastanza per cambiare completamente una vita.

Per crescere figli.
Per perdere persone.
Per cambiare lavoro, lingua, paese.
Per diventare qualcuno di diverso.

Molti dei ragazzi che ieri festeggiavano nelle strade di Londra nel 2004 non erano nemmeno nati.
Alcuni avevano genitori che neppure si conoscevano ancora. Io non sono piu’ quello di 22 anni fa e neppure voi lo siete.

Io quell’ultimo campionato vinto lo ricordo perfettamente.
Lo vissi a Islington, nel nord di Londra, quando il quartiere sembrava respirare calcio da ogni finestra aperta.

E ricordo anche mia figlia.

Era una bambina allora, e la portai con me dentro quella festa fatta di pub pieni, bandiere rosse e bianche, autobus londinesi scoperti con i giocatori sopra, un. giovane Arsene Wenger e sconosciuti che si abbracciavano per strada come vecchi amici.

Oggi quella bambina è una donna adulta, indipendente, di successo, capace di girare il mondo da sola con una sicurezza che allora non avrei mai potuto immaginare.

Ed è forse qui che il calcio diventa qualcosa di diverso.

Perché alla fine non ricordiamo soltanto le partite.
Ricordiamo chi eravamo mentre le vivevamo.


Poi ci sono quelle farsi che mai dimentichi, quelle che diventano storia e tu, insieme a alcuni milioni di fans dei Gunners pensi subito a queste storiche affermazioni:

“I Have a Dream” — Martin Luther King Jr., “Yes We Can” — Barack Obama., “I Am Prepared to Die” — Nelson Mandela, opera “Stay hungry, stay foolish” — Steve Jobs….

E da qualche parte nella moderna storia emotiva del calcio ti entra in testa anche questa frase surreale:

“After review, West Ham no.19 commits a foul…”

Una frase apparentemente ridicola che però ha fatto esplodere milioni di tifosi in urla, pianti, messaggi notturni e telefonate impossibili da spiegare a chi non ama davvero il calcio. E sono nate magliette, tatto.. di tutto.

Perché tifare significa questo: affidare la propria felicità a qualcosa che non puoi controllare minimamente.

Stanotte avrò dormito forse due ore.

Avevo un aereo la mattina presto e non ho avuto alcun dubbio: sotto la giacca ho infilato la mia maglia dell’Arsenal.

Arrivato a Fiumicino ho visto altri tifosi con la stessa maglia.

Ci siamo riconosciuti immediatamente.

Un sorriso.
Un cenno della testa.
Gli auguri.

Alcuni italiani.
Altri inglesi.
Altri austriaci.

Ed è lì che capisci davvero cosa rappresenta l’Arsenal nel mondo.

Una famiglia globale.

Trovi sempre qualcuno che tifa Arsenal. In Asia come in Africa. In America come in ogni angolo d’Europa.

Siamo come i ristoranti italiani.

Una pizza la trovi ovunque nel pianeta.
E allo stesso modo trovi sempre qualcuno con una maglia dei Gunners pronto a salutarti come un fratello.

Perché certe squadre non si tifano soltanto.

Si abitano.

E dopo ventidue anni, per una notte almeno, milioni di persone sparse nel mondo si sono sentite di nuovo a casa. Ed unite e in Pace con il Mondo, dimenticando i mostri che popolano questa nostra vita, non piu’ ricerche per sentire l’ultima bestialita’ di trump, ma per vedere e sentire Arsene Wenger che parla dopo otto anni e per leggere i tweet di Rice o di altri.

Perche’ questo puo’ fare “la cosa meno importante tra quelle che prendiamo più seriamente nella vita”, farci sognare e ricordarci che il Mondo puo’ essere anche molto bello, se tutti vogliamo


Image celebrating Arsenal FC's victory with players rejoicing, featuring a VAR decision text stating a foul by West Ham, highlighting 22 years of waiting with a dramatic design.

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Massimo Usai https://urbanmoodmagazine.com

After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News.
Today, I’m the Director of Urban Mood Magazine and the Editor behind Longevitimes.com, where I explore stories at the intersection of culture, photography, and longevity.
I love blending images and words to turn every piece into a small journey—authentic, original, and occasionally a little mischievous.
In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer).
And yes—I’m also an Arsenal supporter. Nobody’s perfect. / To contact me massimousai@mac.com

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