Domani a Villa Riso il Mediterraneo si siede a tavola: la moringa di Marineo incontra la Tunisia

Ci sono giornate in cui la diplomazia si fa con i trattati e altre in cui si fa con un cucchiaio. Domani, martedì 3 novembre, Palermo ne ospita una del secondo tipo. Nelle sale di Villa Riso, in Viale dell’Olimpo 30/A, ricercatori, istituzioni e cuochi si ritroveranno per parlare di una pianta che in Sicilia, fino a poco tempo fa, quasi nessuno sapeva nominare: la moringa. Anzi, la moringa di Marineo.

L’occasione è il Comitato di Pilotaggio di RÉINVESTIR, progetto europeo del programma Interreg NEXT Italia–Tunisia, che dal 2 al 9 novembre porta sull’isola una delegazione di studiosi, tecnici e formatori tunisini. Dieci del mattino, tavolo di lavoro; all’una, i fornelli. Perché in questa storia il risultato della ricerca non finisce in un grafico: finisce in un piatto.

Moringa di Marineo: una pianta venuta da lontano, un paese che l’ha adottata

La Moringa oleifera non è nata qui: è un albero dai lunghi baccelli e dalle foglioline minute che per tradizione appartiene ad altri climi. A Marineo, nell’entroterra palermitano, qualcuno ha deciso di prenderla sul serio. Non come curiosità da orto, ma come ingrediente con cui giocare nelle cucine e nei laboratori di un intero paese.

Il risultato è una piccola costellazione di botteghe che hanno provato a farla entrare nel proprio mestiere. C’è chi l’ha impastata nel pane e nei biscotti, chi l’ha portata nel gelato, nei cannoli e nella cassata, chi nello sfincione, nelle salsicce, nella pasta fresca e perfino nel cioccolato. I latticini di un’azienda agricola locale, una pizza, un risotto, antipasti d’autore: in totale più di venti preparazioni, nate dalla collaborazione tra panettieri, pasticceri, macellai, agricoltori, ristoratori e il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università di Palermo. Una delle idee più curiose arriva persino dalla cosmesi, con una preparazione che unisce moringa e bava di lumaca.

Il laboratorio è un paese intero

Gli addetti ai lavori lo chiamano Living Lab, laboratorio vivente: un luogo in cui l’innovazione non si prova in provetta e poi si spera che funzioni, ma si sperimenta nella vita reale, con la gente che la usa. Marineo si presenta alla delegazione tunisina proprio così, come un paese-laboratorio dove la ricerca bussa alla porta del forno e della macelleria, e la bottega risponde.

È un’idea che parla anche a chi non è del mestiere. Quante volte, viaggiando, abbiamo sentito che un territorio ha un “prodotto” e basta? Qui il ragionamento si capovolge: il prodotto è il punto di partenza di una conversazione tra mondi diversi, scienziati e artigiani, Sicilia e Nord Africa.

Domani, ora per ora

  • 10:00–13:00 – il Comitato di Pilotaggio fa il punto su attività svolte e passi successivi;
  • 13:00–14:30 – show cooking con degustazione di piatti a base di moringa e salvia;
  • nel pomeriggio – una sessione guidata da PRISM Impresa Sociale sul Mediterranean Hub, la rete che dovrebbe far dialogare università, imprese e centri di ricerca dei due versanti del mare.
Manifesto del progetto REINVESTIR che promuove la cooperazione Italia-Tunisia e l'innovazione nel settore agroalimentare e nutraceutico in Sicilia. La Moringa di Marineo

Gli studenti dietro ai fornelli

La parte più attesa è senza dubbio quella dell’una. A guidare lo show cooking sarà lo chef stellato Carmelo Trentacosti, che insegna all’istituto alberghiero “Pietro Piazza” di Palermo e che sarà affiancato da colleghi e studenti. Dietro l’etichetta ufficiale – formazione professionale – c’è una cosa molto semplice: imparare un mestiere mentre il mestiere cambia, con la ricerca a due passi dai fornelli.

Salvia e moringa, due piante molto diverse tra loro, saranno le protagoniste. Il banco di prova è antico quanto la cucina: riuscire ad aggiungere qualcosa senza togliere nulla al sapore che riconosciamo.

Cosa c’entra la salute

Tra i presenti ci sarà anche Roberto Pili, presidente della Comunità Mondiale della Longevità e di Med Age Alliance, organizzazioni che da anni lavorano sul rapporto tra cibo, prevenzione e invecchiamento in salute. Ad accompagnarlo c’è un’idea di fondo che vale la pena ricordare: la moringa non è pensata per rimpiazzare i piatti della tradizione mediterranea, ma per arricchirli, per esempio attraverso una farina ricavata dalle foglie da aggiungere ad alimenti già amati.

La Comunità ha inserito la pianta nel proprio elenco di alimenti funzionali, riconoscendole un buon profilo nutrizionale, ma è lo stesso Pili a ricordare che la strada richiede tempo: servono ricerca, controlli sulla qualità e sulla sicurezza, verifiche sui benefici. Insomma, nessuna promessa miracolosa: un percorso, con una direzione chiara.

E dopo Palermo?

La settimana siciliana della delegazione non finisce con il pranzo di domani. Mercoledì 4 novembre si va in campo, tra prove agronomiche e dimostrazioni con droni e sensori che servono a leggere lo stato di salute delle piante dall’alto (il meteo permettendo). Venerdì 6 novembre è invece il giorno delle botteghe: visite alle aziende di trasformazione di Marineo e Corleone, assaggi, confronti tra imprenditori italiani e tunisini.

Il filo conduttore resta lo stesso: la biodiversità del Mediterraneo come ricchezza condivisa e non come confine. Un mare che, a guardarlo da una cucina di Palermo, sembra più stretto di quanto raccontino le mappe.

Torneremo sull’argomento nei prossimi giorni, per raccontare com’è andata, cosa è finito nei piatti e che cosa hanno detto, assaggiandola, i primi ospiti arrivati da Tunisi.

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