Longevità e funzioni esecutive: la sfida europea tra neurodegenerazione e disabilità sensoriali

Nel contesto demografico europeo, dove entro il 2050 la popolazione over 65 sfiorerà il 30%, la questione non riguarda più soltanto il prolungamento della vita media, ma anche la Longevita’ e le funzioni esecutive.

Il nodo centrale diventa la qualità dell’invecchiamento. Non basta vivere più a lungo: occorre preservare autonomia, capacità decisionale, partecipazione sociale e integrità delle funzioni cognitive superiori.

Su questo terreno si colloca il lavoro scientifico sviluppato dalla collaborazione tra Roberto Pili, presidente dei gruppi di ricerca IERFOP, della Comunità Mondiale della Longevità e di Medicina Sociale, e Donatella Petretto, docente e responsabile della Psicologia clinica dell’invecchiamento presso l’Università di Cagliari.

Il fulcro delle ricerche è rappresentato dalle funzioni esecutive: pianificazione, memoria di lavoro, flessibilità cognitiva, controllo inibitorio, capacità di prendere decisioni. Si tratta dell’architettura regolativa del comportamento umano, ciò che consente adattamento, progettualità e gestione della complessità. I dati raccolti dal gruppo evidenziano come il declino esecutivo non sia un destino legato automaticamente all’età anagrafica, ma il risultato di un’interazione dinamica tra fattori biologici, ambientali, relazionali e sensoriali.

Un contributo teorico rilevante proviene dagli studi “Disability with Aging” e “Aging with Disability”, che distinguono due percorsi differenti: la disabilità che emerge nel corso dell’invecchiamento e l’invecchiamento che si sviluppa in presenza di una disabilità già esistente. Questa distinzione consente di comprendere come variabili psicologiche, reti di supporto sociale, strategie compensative e accesso alle tecnologie producano esiti diversi sull’evoluzione delle funzioni cognitive superiori. In entrambe le traiettorie, la tenuta delle funzioni esecutive rappresenta un indicatore cruciale di resilienza o, al contrario, di vulnerabilità neurodegenerativa.

Uno degli aspetti più innovativi dell’approccio proposto riguarda il superamento di una lettura settoriale della disabilità. La compromissione visiva, ad esempio, non viene interpretata soltanto come un problema oftalmologico, ma come un possibile acceleratore di fragilità cognitiva. Il cervello, in quanto sistema plastico, necessita di stimolazione continua. Quando l’invecchiamento biologico si combina con una deprivazione sensoriale non adeguatamente compensata, si riducono gli stimoli ambientali e si può innescare un progressivo indebolimento delle capacità esecutive.

Le ricerche mostrano un possibile effetto domino: riduzione della vista, limitazione della mobilità autonoma, isolamento sociale, comparsa di sintomi depressivi, contrazione delle reti relazionali. Questo insieme di condizioni può incidere indirettamente sulle traiettorie neurodegenerative. Non esiste un automatismo tra cecità e demenza, ma una vulnerabilità sistemica che coinvolge la persona nella sua dimensione biopsicosociale complessiva.

In questa prospettiva, la riabilitazione assume un significato strategico. L’apprendimento del Braille, l’utilizzo di screen reader, le tecnologie assistive e gli strumenti digitali accessibili non sono semplici dispositivi compensativi. Rappresentano occasioni di attivazione cognitiva: sollecitano memoria di lavoro, attenzione selettiva, pianificazione e controllo esecutivo. Possono quindi configurarsi come interventi neuroprotettivi capaci di orientare l’invecchiamento verso traiettorie funzionali più favorevoli.

IERFOP ha sviluppato questo modello anche attraverso programmi europei di cooperazione e innovazione – tra cui DEAP, VISTA, EESI DIGI e READS – promossi nell’ambito di Erasmus+ e reti transnazionali. Tali iniziative hanno favorito la formazione degli operatori, l’empowerment digitale delle persone con disabilità sensoriale e la sperimentazione di soluzioni tecnologiche accessibili. L’obiettivo non è soltanto l’autonomia operativa, ma il mantenimento dell’attività cerebrale lungo tutto il ciclo di vita.

Sotto la direzione di Roberto Pili, il modello di intervento si è progressivamente orientato verso la prevenzione precoce. L’individuazione tempestiva dei deficit sensoriali viene considerata un potenziale biomarcatore di fragilità. Intervenire prima che si strutturi l’isolamento significa proteggere le funzioni esecutive e salvaguardare la capacità decisionale. L’integrazione tra tecnologia, supporto psicologico e inclusione sociale supera la logica puramente assistenziale e propone un paradigma fondato sulla partecipazione attiva.

Il contributo teorico di Donatella Petretto ha approfondito il tema del progetto di vita anche in presenza di disabilità acquisita in età avanzata. Continuità identitaria, senso di autoefficacia e riconoscimento del proprio ruolo sociale risultano determinanti per la stabilità delle funzioni esecutive. L’invecchiamento, in questa prospettiva, non è una semplice traiettoria di perdita, ma una fase evolutiva che può essere sostenuta attraverso interventi cognitivi, emotivi e relazionali mirati.

I territori con elevata concentrazione di centenari rappresentano veri e propri laboratori naturali per osservare l’interazione tra longevità biologica e qualità neuropsicologica dell’invecchiamento. Le analisi promosse dal network di ricerca sottolineano la necessità di valutare non solo gli anni vissuti, ma il livello di funzionamento esecutivo, l’autonomia nelle scelte quotidiane e il grado di partecipazione comunitaria.

four colourful houses funzioni esecutive

“Mantenere buone funzioni nel tempo fino a raggiungere una longevità in buon funzionamento non è un traguardo anagrafico, ma una conquista biopsicosociale”, sottolinea Roberto Pili. Investire nella salute sensoriale significa investire nella salute cognitiva; sostenere le funzioni esecutive significa tutelare dignità, autodeterminazione e coesione sociale.

Guardando al 2050, il messaggio è chiaro: le politiche europee sull’invecchiamento attivo devono includere la protezione delle funzioni esecutive e della salute sensoriale tra le priorità strategiche. Ridurre l’impatto di cecità e sordità in età avanzata può contribuire non solo a contenere il peso delle demenze e i costi sanitari correlati, ma soprattutto a garantire una vecchiaia consapevole, autonoma e socialmente integrata.

Nell’integrazione tra medicina sociale, psicologia clinica e innovazione tecnologica europea, la gestione della disabilità diventa così un elemento chiave per una longevità sostenibile. La qualità dell’invecchiamento si misura nella capacità di scegliere, pianificare, adattarsi e restare parte attiva della comunità. È su questo terreno che il lavoro congiunto di Roberto Pili e Donatella Petretto, inserito nelle reti europee di IERFOP e della Comunità Mondiale della Longevità, offre un contributo originale e strategico al dibattito contemporaneo sulla salute in una società che invecchia.


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Massimo Usai https://urbanmoodmagazine.com

After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News.
Today, I’m the Director of Urban Mood Magazine and the Editor behind Longevitimes.com, where I explore stories at the intersection of culture, photography, and longevity.
I love blending images and words to turn every piece into a small journey—authentic, original, and occasionally a little mischievous.
In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer).
And yes—I’m also an Arsenal supporter. Nobody’s perfect. / To contact me massimousai@mac.com

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