LAGIOIA- recensione del film di Nicolangelo Gelormini con Valeria Golino, Saul Nanni e Francesco Colella. Di Daniela Di Benedetto

Gioia è una professoressa di liceo che si avvicina ai cinquant’anni e ha una vita limitatissima:
quando non è a scuola sta a casa a badare ai genitori anziani. I suoi unici svaghi sono la lettura
e le partite in TV. Non ha mai avuto esperienze sessuali né amore, forse neppure l’affetto della
rigida madre, e non si rende conto di ciò che manca nella sua esistenza.
Alessio invece è un diciottenne liceale, alunno della scuola di lei ma non della stessa classe.
Proviene da un’altra famiglia disfunzionale: la madre single sempre affamata di soldi lo spinge a
prostituirsi, complice un parrucchiere gay suo amico. Anche Alessio non ha mai conosciuto un modo
di vivere diverso da quello; il suo incontro con Gioia sfocia in una relazione malata in cui lei,
ingenua, si innamora perdutamente, mentre il ragazzo mira solo ai suoi sudati risparmi. Finirà male.
Questo film aveva tutti i requisiti per diventare un cult. Ottimo il ritmo narrativo, ottima la scelta
di non mostrare scene di sesso per farci concentrare sul mondo interiore dei personaggi. Ottimi i
due protagonisti maschili, sia Alessio, (Saul Nanni) bellissimo e sensuale, sia il parrucchiere
(Francesco Colella ) che mostra tutta la sua grinta nelle scene finali. Ma qualcosa non va.Valeria
Golino, goffa e malvestita secondo l’abusato stereotipo delle zitelle cinematografiche, fa del suo
meglio ma viene penalizzata dalle pecche della sceneggiatura. Sì, proprio la sceneggiatura che
stranamente ha vinto il premio Solinas: difetta per l’inverosimiglianza delle tecniche di seduzione
usate dal ragazzo e per la facilità con cui la professoressa cade nelle sue trappole assurde. Lei gli dà
lezioni private: alla seconda lezione lui interrompe la lettura del libro, tira fuori un rossetto e lo
mette sulle labbra di lei, che passivamente se lo lascia mettere: è realistico ciò? Terza lezione, lui
mette su della musica, comincia a ballare e convince anche lei a lasciarsi travolgere: è realistico?
Lo sarebbe se la docente fosse un tipo giovanile, ma veder saltellare quel barbaro fagotto di
maglioni è solo ridicolo. Infine, durante una gita scolastica, il ragazzo si allontana nel bosco e sale
su un albero. La prof lo segue e sale lassù anche lei, con quella gonna che non permetterebbe
alcuna agilità. Non ci siamo. E quando Gioia si rende conto di essere innamorata cotta, pare non
capire, però, che ci sono trent’anni di differenza fra lei e il presunto innamorato. In tutte le storie
di donne mature che allacciano relazioni con giovanissimi, il problema dell’età diventa il fulcro
fondamentale, qui invece il problema non si pone, per cui la docente, più che sognatrice, appare
fornita di un basso quoziente intellettivo.
Peccato, perché il film, ispirato a un fatto vero, meriterebbe di essere visto comunque.
Voto 6/10
Daniela Di Benedetto

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