di Patrizia Riello Pera, Padova, Italia.
Nel 2022 il Premio Campiello viene assegnato a Bernardo Zannoni per I miei stupidi intenti, romanzo d’esordio di sorprendente maturità, capace di scegliere una prospettiva apparentemente fiabesca — la voce di una faina — per costruire invece una riflessione durissima, limpida e profondamente filosofica sulla vita, sulla morte, sulla fame, sulla conoscenza e sull’illusione di poter dare ordine al mondo. Zannoni inventa un universo animale che non ha nulla di decorativo o infantile: il bosco diventa un teatro crudele dell’esistenza, governato da necessità, violenza, istinto, gerarchie e improvvise aperture di pensiero.
I miei stupidi intenti: dall’innocenza alla consapevolezza
Attraverso Archy, creatura marginale e ferita, il romanzo racconta il passaggio dall’innocenza alla consapevolezza, dalla pura sopravvivenza alla domanda sul senso, dalla paura della morte al bisogno di nominare ciò che accade. La grande originalità dell’opera sta nella capacità di unire semplicità narrativa e densità metafisica, favola e romanzo di formazione, allegoria e concretezza fisica dei corpi animali. La lingua è essenziale, netta, priva di compiacimenti, ma proprio per questo capace di produrre immagini memorabili e di condurre il lettore dentro una meditazione radicale sull’esistenza.
In I miei stupidi intenti gli animali non sono maschere graziose dell’umano: sono presenze vive, attraversate da bisogni, paure, desideri, crudeltà e lampi di intelligenza, in un mondo dove ogni conquista comporta una perdita e ogni verità apre una ferita. Zannoni affronta temi enormi — il male, Dio, il destino, la libertà, la memoria, la fine — senza solennità artificiale, affidandoli a una voce narrativa insieme ingenua e spietata, fragile e lucidissima. Con questo riconoscimento, il Campiello premia una delle opere più singolari della narrativa italiana recente, un libro capace di rinnovare la tradizione della favola filosofica e di ricordare che la letteratura può ancora stupire quando osa guardare l’uomo da fuori, attraverso gli occhi inquieti di una creatura che impara, soffre, pensa e muore.
Leggi anche l’albo d’oro del Premio Campiello. Altre recensioni di Patrizia Riello Pera su patriziarielloperalibri.it.
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