Un’inchiesta di Sky News rivela come l’algoritmo di X (ex Twitter) amplifichi voci e contenuti di destra nel Regno Unito, spostando l’equilibrio del dibattito politico online.
Quando un algoritmo diventa un attore politico
Elon Musk non siede in Parlamento, ma oggi è forse una delle figure più influenti nel dibattito politico britannico.
Da quando ha acquistato Twitter — ribattezzandolo semplicemente X — il miliardario di Tesla e SpaceX non ha solo cambiato il logo o la policy aziendale: ha modificato l’ecosistema dell’informazione politica.
Un’inchiesta condotta dal team Data & Forensics di Sky News ha studiato l’“effetto X” analizzando per nove mesi la timeline di nuovi utenti nel Regno Unito. Il risultato: una piattaforma che, pur dichiarandosi neutrale, tende a potenziare i messaggi della destra britannica — e, in molti casi, di quella più radicale.
📊 L’esperimento: nove profili, novantamila post
Gli analisti di Sky hanno creato nove nuovi account:
- 3 orientati a sinistra,
- 3 a destra,
- 3 neutrali.
Hanno poi monitorato per nove mesi la sezione For You, raccogliendo oltre 90.000 post da circa 22.000 account.
Risultato:
oltre il 60 % dei contenuti politicamente rilevanti proveniva da account di destra.
Solo una piccola frazione, invece, apparteneva a fonti centriste o neutrali.

Bias invisibile, impatto visibilissimo
La ricerca ha mostrato che la visibilità non dipende solo da popolarità o engagement, ma da meccanismi algoritmici che favoriscono certi profili rispetto ad altri.
Esempio emblematico: Rupert Lowe, ex banchiere e volto del partito Reform UK.
Sebbene i suoi post rappresentassero appena il 6 % dei contenuti raccolti, comparivano nel 24 % dei feed degli utenti monitorati.
Un segnale chiaro: non è solo il “mercato libero delle idee” a determinare chi si vede di più. L’algoritmo decide chi meritaattenzione — e chi no.
Questo e’ un pericolo! E’ l’amplificazione dell’estremo
Oltre la metà dei post politici mostrati agli utenti proveniva da account considerati “estremi”.
E di questi, il 72 % arrivava da destra.
Significa che un utente medio di X in UK riceve quotidianamente più contenuti radicali di destra che di qualsiasi altra tendenza.
La conclusione di Sky News è netta: X non solo riflette la polarizzazione, la amplifica.
Musk come influencer politico
Musk non si limita a gestire la piattaforma: partecipa attivamente al dibattito.
Quando interagisce o commenta post di politici britannici, la visibilità di quei contenuti cresce in modo esponenziale.
Il suo endorsement, anche solo con un “like”, si trasforma in una sorta di boost algoritmico.
E così il confine tra imprenditore tecnologico e attore politico diventa sempre più sfumato.
Regole, silenzi e nuovi squilibri
Il Online Safety Act britannico (in vigore dal 2023) affida a Ofcom il compito di vigilare sulle piattaforme digitali.
Ma la legge non prevede alcun obbligo di bilanciamento politico dei contenuti: può dunque un algoritmo “pendere” da una parte senza violare nulla?
Gli esperti di regolazione rispondono che sì: finché non diffonde disinformazione, un bias di visibilità non è perseguibile.
Ma resta la domanda etica: può una piattaforma privata orientare il dibattito pubblico senza assumersene la responsabilità?
Quindi, chi tiene il microfono?
Il caso di X dimostra che, nell’era digitale, il potere politico non passa solo dalle urne ma anche dagli algoritmi.
Elon Musk non ha bisogno di un partito per influenzare la conversazione: gli basta controllare la piattaforma dove la conversazione avviene.
Nel Regno Unito — e non solo — la sfida dei prossimi anni sarà capire se la democrazia potrà sopravvivere in un’arena dove l’urlo è più remunerativo del silenzio.
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1 comment
[…] rappresenta un altro tipo di potere tossico: il fascismo tecnocratico.Non comanda un partito, ma una rete di infrastrutture che modellano l’opinione pubblica.Acquistando Twitter (oggi X), si è autoproclamato difensore della libertà di parola, ma la sua […]