Intervista a John Edward Jones: dietro La congiura dei lupi, il thriller tra segreti, giustizia e omertà

La congiura dei lupi di John Edward Jones è un thriller che intreccia indagine legale, misteri oscuri e una corsa contro il tempo. Al centro della storia troviamo Giulia, un’avvocata che sceglie di sfidare pregiudizi e ostacoli professionali assumendo la difesa di un giovane accusato ingiustamente di omicidio. Tra Roma, segreti nascosti e un viaggio che conduce fino ai confini della Romania, il romanzo porta il lettore dentro una realtà fatta di tensione, omertà e verità difficili da scoprire. In questa intervista esploriamo la nascita del romanzo e i temi che ne attraversano le pagine.

La congiura dei lupi ruota attorno alla ricerca della verità e alla lotta contro i pregiudizi. Da dove nasce l’idea iniziale del romanzo?

L’idea iniziale è nata in modo quasi automatico, volendo creare un contesto pregiudiziale dove il colpevole era quasi scontato, da intitolare in cronaca “sbatto il tossicodipendente in prima pagina!”

Giulia è un’avvocata che sceglie di mettersi in gioco assumendo un caso complesso e rischioso. Come è nato questo personaggio e quali aspetti del suo carattere voleva rendere più forti?

Il caso gli è stato affibbiato dallo Studio Legale dove Giulia lavora, pensando che una dinamica così semplice poteva essere seguita anche da Giulia Ferreri, la nostra protagonista. Invece il suo intuito femminile e la volontà di fare propria l’indagine difensiva, la fa tornare indietro di anni, quando si era dedicata con passione alla difesa degli “ultimi” della società.

Nel romanzo emerge il peso dei giudizi e delle apparenze. Quanto conta, secondo lei, il tema della fiducia nella storia?

Io preferirei parlare di pre-giudizi, cioè di giudizi costruiti sulle apparenze. Abbiamo imparato dalla cronaca che spesso quello che appare non è la realtà, bisogna scavare più a fondo per trovare la giusta strada che ci porti alla verità. La fiducia è molto presente nella storia, una per tutte è la fiducia che l’Avvocato De Flaviis, titolare dello Studio, pur essendo piuttosto scettico, offre a Giulia, vedendola determinata a non farsi ingannare dalle apparenze.

L’accusa di un omicidio apparentemente chiaro si trasforma in qualcosa di molto più ampio. Quanto è stato importante costruire il mistero passo dopo passo?

Come ho avuto occasione di dire, non sono io che gioco con gli eventi, ma questi hanno una vita propria nel romanzo e man mano che si procede nella narrazione i nuovi eventi scaturiscono da quelli precedenti, fino a portare verso la conclusione che era l’unica cosa a me chiara fin dall’inizio.

Omertà, codici d’onore e segreti sembrano avere un ruolo centrale nel libro. Cosa la affascina maggiormente di queste dinamiche?

Sono tre aspetti della stessa narrazione centrale, ognuno di loro giustifica gli altri. Questa connessione si capisce e si giustifica nell’atto finale del romanzo.

Roma appare come uno scenario importante nella vicenda. Quanto il luogo diventa parte della narrazione e quasi un personaggio della storia?

La città di Roma è essenziale, soprattutto per come gioca sui personaggi e per come questa città riesce a dare quell’aspetto di cozy thriller alla narrazione, rendendola leggera. In altra città il romanzo avrebbe avuto ritmi diversi.

Il viaggio porta la protagonista oltre i confini italiani fino alla Romania. Cosa rappresenta questo spostamento nel percorso narrativo e umano di Giulia?

Lo spostamento è stato necessario per incontrare i “lupi selvaggi”, abbastanza radicati nell’area dell’Europa dell’est, teatro spesso di sanguinosi conflitti.

Nel romanzo compare una misteriosa unità di mercenari. Come ha lavorato per rendere credibile e coinvolgente questo elemento?

I mercenari, da non confondere con i foreign fighters spinti invece da motivazioni ideologiche o religiose, sono gruppi di combattenti altamente specializzati e remunerati, utili per attività spesso di geni guastatori, di cui le cronache militari sono piene. Ho studiato ogni singolo avvenimento anche geograficamente per renderlo il più possibile realistico.

La frase “La pioggia al Pincio non lava il sangue. Lo nasconde” colpisce immediatamente per la sua forza evocativa. Come è nata?

E’ una frase evocativa che vuol far capire fin da subito che la verità non può essere mai lavata del tutto, come il sangue. Esso può essere solo nascosta alla vista ma prima o poi, all’occhio attento, affiora.

Durante la scrittura ha scoperto qualcosa di nuovo sui personaggi che inizialmente non aveva previsto?

Moltissimo, i personaggi hanno una vita propria che si evolve e si materializza durante la narrazione. A volte sfugge anche di mano come se Giulia e i suoi amici vivessero al di fuori del romanzo e lo scrittore li sta solo osservando e descrivendo.

Senza svelare troppo ai lettori, qual è l’aspetto di La congiura dei lupi che pensa sorprenderà maggiormente chi aprirà il libro?

Il pensare di essere arrivati alla soluzione che invece soluzione non è.

Se dovesse descrivere il romanzo con tre parole che ne rappresentano l’anima più profonda, quali sceglierebbe?

Caparbietà, mistero e riscatto.

Cosa vorrebbe che restasse al lettore dopo aver chiuso l’ultima pagina?

Di sentirsi ormai amica di Giulia Ferreri e di desiderare altre storie da leggere

Dopo La congiura dei lupi, ci sono nuovi progetti o nuove storie in fase di sviluppo?

Certo, sono pronto a risvegliare Giulia Ferreri, Antonio Colasanti e tutti gli altri per una nuova storia che fara stare con il fiato sospeso i lettori. Il titolo sarà “la trappola”.

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