Una settimana ad Abbey Road. Trentatré artisti. Una causa urgente. Il risultato è uno degli album più necessari degli ultimi decenni.
Ci sono dischi che esistono per intrattenere, e poi ci sono dischi che esistono perché il mondo ne ha bisogno. HELP(2), la nuova compilation di War Child Records uscita il 6 marzo 2026, appartiene decisamente alla seconda categoria — e lo fa con una forza, una coerenza e un’emozione che raramente si trovano in un progetto del genere.
Cos’è HELP(2) e perché dovresti ascoltarlo adesso
Trent’anni fa, nel 1995, il primo Help di War Child raccolse oltre 1,2 milioni di sterline per i bambini vittime del conflitto bosniaco, registrato in un solo giorno dai nomi più grandi del Britpop. Quando il primo Help uscì, circa il 10% dei bambini nel mondo era coinvolto in un conflitto. Oggi quella cifra è quasi raddoppiata: quasi 1 bambino su 5, ovvero 520 milioni in tutto il mondo — più di qualsiasi momento dalla Seconda Guerra Mondiale.
HELP(2) nasce da questa urgenza. Non come operazione nostalgia, ma come risposta concreta e contemporanea a una crisi che non smette di crescere.
L’album è stato registrato nel corso di una settimana ad Abbey Road Studios, con gli artisti spesso impegnati a collaborare tra loro durante le session. A coordinare tutto questo è stato James Ford — produttore di Arctic Monkeys, Gorillaz, Florence + The Machine, Blur e Pet Shop Boys — che ha portato avanti il progetto mentre combatteva una leucemia.
Questo dettaglio cambia il modo in cui si ascolta l’album: c’è qualcosa di profondamente umano in ogni scelta fatta qui dentro.
Un cast impossibile, un suono che non ti aspetti
Il lineup è semplicemente sbalorditivo: Anna Calvi, Arctic Monkeys, Arlo Parks, Arooj Aftab, Bat For Lashes, Beabadoobee, Beck, Beth Gibbons, Big Thief, Black Country New Road, Cameron Winter, Damon Albarn, Depeche Mode, English Teacher, Ezra Collective, Foals, Fontaines D.C., Kae Tempest, King Krule, Nilüfer Yanya, Olivia Rodrigo, Pulp, Sampha, The Last Dinner Party, Wet Leg e Young Fathers. E come bonus nascosto nella versione CD e vinile, gli Oasis hanno contribuito con una versione live esclusiva di Acquiesce dal loro tour al Wembley Stadium del settembre 2025.
Ma la cosa straordinaria non è la lista dei nomi — è quello che questi artisti hanno fatto con lo spazio che gli è stato dato. HELP(2) non suona come una compilation assemblata a tavolino. Suona come un disco con una sua anima, imprevedibile ma coeso, capace di sorprenderti a ogni traccia.
Le tracce che ti rimangono addosso
Partiamo dall’inizio: gli Arctic Monkeys aprono con “Opening Night”, la loro prima canzone inedita dal 2022, una ballata riflessiva sulla demagogia politica e le “crociate dei supercomputer”, che mostra un lato della band ancora più maturo e rarefatto.
Il terzetto formato da Damon Albarn, Grian Chatten e Kae Tempest su “Flags” è esattamente quello che ci si aspetterebbe da queste tre voci messe insieme — stratificato, intenso, con un coro che coinvolge anche membri di English Teacher, Pulp e Black Country New Road.

I Fontaines D.C. firmano uno dei momenti più potenti dell’album con la loro cover di “Black Boys on Mopeds” di Sinéad O’Connor. La band aveva deciso la canzone la sera prima di entrare ad Abbey Road. Sinéad O’Connor era presente nel primo Help ed era un’icona della musica irlandese. Il testo e le cose per cui si è battuta sembrano tremendamente rilevanti rispetto a quello che sta accadendo oggi. La produzione è densa e atmosferica — la ricoprono di archi alla Velvet Underground e ci mettono sopra tutto il loro peso specifico.
Olivia Rodrigo chiude l’album con “The Book of Love”, cover dei Magnetic Fields. Ford l’ha convinta a registrare una ripresa vocale “in stile Sinatra” — voce live, sezione d’archi, Graham Coxon alla chitarra ed Ed Harcourt al pianoforte. Ha cantato ogni take come una professionista assoluta. Il risultato è disarmante: uno dei finali di album più belli degli ultimi anni.
Cameron Winter (frontman dei Geese) con “Warning” porta invece il momento più perturbante del disco — oscuro, febbricitante, quasi ostile. Non è un ascolto comodo, ed è esattamente per questo che funziona: in un album dedicato ai bambini nelle zone di guerra, qualcosa che ti mette a disagio ha tutto il diritto di esistere.
I Wet Leg con “Obvious” spiazzano chiunque conosca il loro suono graffiante: la traccia è intima, quasi fragile, una versione della band che non avevamo ancora sentito. E i Pulp di Jarvis Cocker con “Begging for Change” sono semplicemente i Pulp — ironia tagliente, classe innata, la sensazione di ritrovare un vecchio amico che non ha perso un colpo.
Perché ascoltare (e comprare) HELP(2)
Ogni stream e ogni acquisto di HELP(2) va direttamente a War Child UK per supportare bambini nelle zone di guerra. Ma a prescindere dalla causa — che da sola basterebbe — questo è un disco che regge ascolto dopo ascolto come opera musicale autonoma. Rolling Stone lo ha descritto come “sorprendentemente coeso” e “una gratificante continuazione del suo illustre predecessore.”
In un momento in cui la musica sembra sempre più intrattenimento usa-e-getta, HELP(2) ci ricorda cosa può fare una canzone quando ha qualcosa da dire davvero.
Voto: 9/10
HELP(2) è disponibile su tutte le piattaforme di streaming. Acquistalo su warchild.org.uk — ogni euro conta.
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