LÙMIA — Emanuele Contis & Ilaria Porceddu (ADA Music Italy, 2026)

Con LÙMIA, Ilaria Porceddu firma a quattro mani con Emanuele Contis un album maturo, ambizioso e dal respiro chiaratamente internazionale.

Non è un disco solista né una semplice collaborazione: è un progetto condiviso in ogni sua parte — scrittura, composizione, produzione — in cui le due voci e le due sensibilità si cercano e si rispondono lungo tutti nove i brani.

Il cuore del disco è quel delicato punto di contatto tra elettronica internazionale e cantautorato classico italiano. Sarebbe però riduttivo leggerlo solo attraverso la lente di esperienze gia’ vissute con James Blake e/o Bon Iver, per quanto quei nomi affiorino con naturalezza: nel modo in cui il suono respira e lascia spazio al silenzio e alle parole, c’è la grammatica del post-rock — e qui “Lùmia”, brano interamente acustico, lascia intravedere un’anima quasi alla Mogwai, costruita sulla tensione e sul crescendo emotivo più che sulla melodia frontale. Altrove il disco dialoga con l’elettronica intima e malinconica di James Blake, ma anche con la spazialità ambient di un Thom Yorke solista e con la tradizione cantautorale italiana più sofisticata, da Battiato a certe atmosfere di Diodato e Brunori nelle sue derive più sperimentali. C’è poi una sensibilità folktronica che ricorda l’approccio di Emiliana Torrini, ma anche di Sufjan Stevens nel fondere intimità acustica e trattamento elettronico, sempre filtrata da una vocalità femminile e tutta italiana che resta la cifra inconfondibile di Ilaria.

La produzione di Contis è l’architettura che tiene insieme il disco: costruisce atmosfere mature e controllate che fanno da cornice alle parole senza mai soffocarle, mentre il mix curato di Roberto Macis garantisce coerenza sonora e quel calore avvolgente che dà unità all’insieme. La scrittura non teme i contrasti: brani dai titoli spigolosi e contemporanei come “Oro e Ketamina” convivono con immagini più naturali e poetiche — il “petrichor”, l’odore della pioggia sulla terra, le balene, la luce che resta — disegnando un immaginario in cui la natura e il disincanto urbano si intrecciano di continuo.

Anche il senso del ritmo dell’album è interessante: accanto a episodi distesi e narrativi come “Balene”, oltre sei minuti che rappresentano il vertice più sperimentale e stratificato del progetto, si trovano brani più asciutti e immediati che impediscono al disco di adagiarsi in un’unica temperatura emotiva. È in questo equilibrio che LÙMIA trova la sua forza: un lavoro coeso ma mai monotono, attraversato da una tensione costante tra dolcezza e amarezza.

L’album conferma Ilaria Porceddu come una voce capace di stare in un orizzonte sonoro internazionale restando profondamente riconoscibile, sostenuta da un partner artistico, Emanuele Contis, che ne amplifica la cifra senza mai metterla in ombra. È un disco da ascoltare per intero, nell’ordine in cui è stato pensato: più che una raccolta di canzoni, un percorso.

Ilaria Porceddu e Emanuel Contis in piedi sulla riva del Poetto a Cagliari, con il mare sullo sfondo e un cielo nuvoloso.
Ilaria Porceddu e Emanuele Contis

C’e’ l’aria di Cagliari e la sua oramai non piu’ Capitale di un Isola “isolata”ma di un luogo fulcro di interconnessioni culturali internazionali che nel disco si respirano appieno. La città si anima di vibrazioni diverse, grazie ai suoi eventi multicolori, alle tradizioni che si mescolano con l’innovazione, e questo si riflette anche nel disco.

Il disco e’ disponibile in tutte le piattaforme online e in vinile nei maggiori punti vendita online.

Tracce consigliate

  • Andare Via — il brano con le maggiori potenzialità di diventare un singolo di successo: forma compatta, immediatezza melodica e un’interpretazione vocale magistrale di Ilaria, capace di tenere insieme fragilità e controllo: https://www.youtube.com/watch?v=sYOiPc6DMPc
  • Lùmia (title track) — la sorpresa più intima del disco: interamente acustica, di matrice quasi post-rock alla Mogwai, vive di tensione e crescendo: https://www.youtube.com/watch?v=Pz73ML6ODD8
  • Balene — il vertice più ambizioso e stratificato, oltre sette minuti che mostrano il lato più sperimentale del progetto: https://www.youtube.com/watch?v=Xy51itEBVco

Voto finale: 8/10


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Massimo Usai https://urbanmoodmagazine.com

After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News.
Today, I’m the Director of Urban Mood Magazine and the Editor behind Longevitimes.com, where I explore stories at the intersection of culture, photography, and longevity.
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In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer).
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