No, gli italiani non sono snob… diciamo le cose come stanno: sono solo realisti!!!

PARTIAMO DAI LUOGHI COMUNI

C’è un luogo comune all’estero che vede gli italiani essere troppo snob e in certo senso intolleranti verso il cibo che non arrivi dalla penisola.

La realtà è molto differente, la verità e’ che la maggior parte degli italiani non è così “razzista nel cibo“, a molti piace indulgere in fast food grasso / facile / economico come tutti nel mondo.

Forse la differenza e’ che gli italiani, avendo nella propria cultura la conoscenza di una dieta sana e conoscendo bene i danni che il tuo corpo riceve dal fast food  è decisamente più consapevole di cosa sta mangiando; conseguentemente quindi e’ facile che mangino solo “una volta ogni tanto” questo genere di cibo (questo può significare cose diverse per persone diverse, ovviamente).

In realta’ non e’ difficile vedere un italiano in un pub inglese (specie quelli che ancora resistono fuori la capitale inglese e che ancora si ostinano con questo genere di cibo) mangiare una grassa e pesante “english breakfast” anche all’ora di pranzo, ma e’ una cosa temporanea, una specie di esperienza goliardica, come visitare un parco divertimenti, poi si torna alla realta’ della propria casa e della dieta giusta e corretta. 

SI PUO” VIVERE A LUNGO MANGIANDO FAST FOOD?

Il fatto sconcertante, per me, e’ che in molti Paesi vedi mangiare fast/food quasi giornalmente, da parte in particolare di giovani, che si stanno segnando in questo modo, una vita complicata in futuro, specie quando questo cibo grasso e oleoso, e’ una giustificazione per togliersi da dosso la sbronza del giorno prima, che in certi ambienti e localita, e’ la costante quotidiana della loro vita.

Insomma, la domanda che mi faccio spesso è “come puoi mangiarlo quel cibo disgustoso, spesso solo alla vista, più volte alla settimana?”.

Vedere piatti dove c’e’ di tutto, fotografati con orgoglio e messi su Instagram, fa decisamente pena, perche’ questa e’ gente che neppure sa il piacere di poter gustare lentamente il cibo diviso su diversi piatti e portata per portata: l’Antipasto, il primo, il secondo e poi il dolce.

Quattro portate, ne puoi saltare una o anche due, ma alla fine ogni portata va separata e gustata singolarmente e non in piatti da pizza dove trovi tutto assieme, tutti mischiato e tutto senza senso, selezione, gusto e con tanto olio, dove e’ meglio se non t’interroghi che olio questo sia.

E’ diventata abitudine avere un “take away”, mangiare pizze, indiano o burgers, che arrivano a prezzi superiori che nel ristorante stesso, che sono freddi per via del trasporto, riscaldati al microwave e poi mangiati con furore davanti alla TV o sul letto con il computer acceso mentre si chatta con amici o si gioca ad un videogame.

LA CULTURA DEL TAKE-AWAY

Per me questa e’ peggiore tendenza culturale degli ultimi 20 anni. 

Il cibo take away, che normalmente e’ gia’ di per se un cibo di qualita’ inferiore a quello che si puo’ mangiare appena cucinato in un ristorante e’ una forzatura della societa’ al nostro tipo di vita, che potrebbe essere respinto se la gente pensasse un minuto prima di organizzarsi la cena.

E’ nella sua predisposizione a dover essere trasportato, che questo cibo accumula oli e grassi, arrivando sul tavolo delle nostre case, perdendo forma, sostanza e anche gusto.

Per giunta ci costa di piu’ che andare a prenderlo e mangiarlo in loco e questo per me non ha alcun senso.

La scusa del poco tempo a disposizione e’ una banalità, perche’ anche un solo un bel panino con Prosciutto crudo e una fetta di pomodoro, e’ piu’ buono di queste porcherie take away, ed un panino del genere e’ umiliarlo nel paragonarlo con qualunque panino che arrivi da McDonalds in termini di qualità e (perché no?) di gusto.

Italiano

Ci sono molti meno ristoranti fast food in Italia, che nel resto del Mondo, ,ma ci sono.

Poi e’ vero che pure i menu dei più famosi fast-food al Mondo, in Italia variano, proponendo soluzioni diciamo “più sane”, ma che sane non sono, non illudiamoci.

Sicuramente non così  popolari come nel resto d’Europa, ma ce ne sono anche in Italia di luoghi dove sia possibile rovinarsi il fegato e il proprio fisico, rovine spesso che ci si porta dietro tutta la vita, ma decisamente meno che nel resto d’Europa.

Dove vivevo in UK, specie all’inizio degli anni 2000,  ero a cinque minuti da almeno 10 ristoranti fast food, c’erano due McDonald’s e due BK’s che erano in fondo alla strada l’uno di fianco all’altro e poi una quantita’ simile fatta da indipendenti che riproponevano lo stesso cibo in forme e nomi differenti.

GLI ITALIANI MANGIANO SOLO ITALIANO: REALTA’ O LUOGO COMUNE?

In citta’ come Londra, queste attivita’ sono diminuite negli anni ed e’ ora piacevole vedere ristoranti che propongono cibo regionale dalle varie parti del Mondo e trovare italiani in ristoranti indiani, thailandesi o di altre parti del mondo, e’ normale.

Anzi, a giudicare dalla testimonianza di molti ristoratori, e’ l’italiano il cliente piu’ frequente che vedono passare dalla loro porta d’ingresso, in pratica un’ennesima prova che l’italiano non e’ razzista verso il cibo che non arrivi dalla penisola, ma bensi’ e’ intrasigente sulla qualita’ e appena riscontra la stessa serieta’ culinaria in altre cucine provenienti da diversi angoli del Pianeta, esso e’ sempre il primo cliente.

Non la stessa cosa si puo’ dire per coloro che invece vivono di burgers, pizze take away e chicken curry preso al supermercato, per loro, anche una mozzarella di bufala con pomodorini freschi e’ uno shock alle loro papille gustative deformate e senza la pesantezza di oli e carni pesantemente lavorate e trasformate, non si sentono minimamente appagati nelle esigenze del loro stomaco che comincia ad avere la forma di un burger a 20 anni.

CONCLUDENDO…

Ecco, la mia piu’ che un difesa di una popolazione, vuole essere un’esortazione ha cambiare il proprio stile di vita, a considerare seriamente cosa si mangia e a non vedere l’italiano come un arrogante e presuntuoso davanti alla questione cibo, ma bensi’ un esempio da guardare, analizzare e copiare.

Sono certo che seguendo una dieta piu’ ordinata e sana, alla fine diventi divertente il momento in cui mangiamo e che usiamo per preparare il nostro cibo, ed allo stesso momento, come la scienza dimostra e i fatti confermano la scienza, questa sia la strada migliore per vivere piu’ a lungo e vivere meglio.

Il tutto comincia da bambini, ma si puo’ sempre aumentare la nostra speranza di vita, anche cominciando ad eta’ gia’ avanzata: l’importante e’ cominciare e dimenticarsi i fast food, per almeno 360 giorni all’anno. 


Vedrete che quei 5 giorni all’anno in cui indulgiate davanti a un MacDonald, sara’ perlomeno divertente e non triste come oggi.

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Massimo Usai https://urbanmoodmagazine.com

After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News.
Today, I’m the Director of Urban Mood Magazine and the Editor behind Longevitimes.com, where I explore stories at the intersection of culture, photography, and longevity.
I love blending images and words to turn every piece into a small journey—authentic, original, and occasionally a little mischievous.
In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer).
And yes—I’m also an Arsenal supporter. Nobody’s perfect. / To contact me massimousai@mac.com

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12 comments

Ciao a tutti, ho da poco creato il mio blog personale: http://www.hysteregwordpress.com scrivo articoli su qualsiasi cosa.
Nella sezione commenti c’è anche la possibilità per lo spettatore di scrivere che rubrica vogliono o qualsiasi altra cosa. Per favore passateci e se vi piace il mio progetto followate. Grazie

Più che altro a me mi sconcerta vedere come certi stranieri propongono ricette terribili di piatti che ritengono italiani, facendo conoscere una cucina italiana che non è quella originale. Una volta ho messo un commento per spiegare un piatto italiano, per come lo si prepara realmente in Italia, e son stata aggredita verbalmente, nonostante io avessi spiegato che sono di origine italiana e che vivo in Italia. Non c’è stato verso. Insomma, alcuni stranieri si arrogano il diritto di conoscere il cibo italiano meglio di un italiano stesso. È assurdo. 😣

E’ diventata moda inoltre dissacrare, essere simpatici proponendo stravolgimenti. Non solo nelle ricette di cucina, ma anche nella vita di tutti i giorni. E’ la nuova generazione dei “so tutto perche’ lo leggo su Internet”. Una disgrazia

È comunque molto diffuso il fast food adesso in Italia, e anche tanto cibo disastroso offerto da take away di dubbia qualità. Non è questione di tempo, hai ragione, e credo che purtroppo specialmente i giovani italiani si siano “americanizzati” ( vivendo di videogiochi, web e noia) e si veda bene il risultato. 😒

Il tempo, la mancanza di esso, e’ una scusa banale. Farsi un panino a casa, anche con solo mortadella e pomodoro, e’ piu’ facile, economico e salutare, che ordinare qualsiasi cosa online. farsi perfino una pizza e’ facilissimo. E’ una questione solo di testa

Vengo da un contesto diverso, quello brasiliano, e vivo in Italia dal 1992. Ho avuto la fortuna di vedere due culture molto diverse approcciarsi al cibo e al suo significato.

In Brasile, il cibo è spesso un momento di convivialità, ricco di sapori, ma anche influenzato da abitudini moderne come il fast food, che sono diventate parte della vita di molte persone, specialmente nelle città. Quando mi sono trasferita in Italia, ho scoperto un rapporto diverso: qui il cibo non è solo nutrimento, ma una vera e propria cultura, un linguaggio che racconta storie di tradizioni, famiglia e territorio.

Non credo si tratti di essere ‘snob’ o intolleranti verso altre cucine. Penso invece che gli italiani abbiano un profondo rispetto per la qualità e per il piacere di mangiare bene, qualcosa che ho imparato e che mi ha cambiata. Questo non significa rinunciare a esplorare altre tradizioni culinarie, ma piuttosto farlo con consapevolezza, scegliendo ciò che ci fa bene e ci fa stare bene.

È importante riflettere su cosa mangiamo, non solo per la salute, ma anche perché il cibo definisce chi siamo e il rapporto che abbiamo con il mondo. Come qualcuno che ha vissuto in due realtà così diverse, credo che il messaggio sia chiaro: non si tratta di rinunciare, ma di scegliere con cura e dare valore al momento del pasto, trasformandolo in qualcosa di significativo. Anche un piccolo cambiamento può fare una grande differenza.

Con il tempo, e dopo tanta esperienza all’estero, mi sto facendo una nuova opzione: che sia una sfida. Non tanto contro Francesi o Inglesi o chi volete voi, ma con se stessi e con i propri amici e parenti. Esiste un pasto, anche solo in quattro, che non finisca nello sfidarsi su come si cucini anche un piatto semplice? La cosa e’ divertente, sia chiaro, e il mio tono sarcastico e ironico era proprio condizionato da questo 🙂

Jaqueline says:

Capisco cosa intendi. Però mi viene da pensare che forse, più che una sfida, il modo in cui ci approcciamo al cibo rifletta la nostra personalità. C’è chi vive il pasto come un momento per creare, chi come un’occasione per confrontarsi, e chi semplicemente come un momento di relax, senza troppe pretese.

Forse il bello è proprio questo: non c’è un approccio giusto o sbagliato, ma solo diversi modi di dare significato al cibo e alla convivialità. Certo, discutere su come si cucina un piatto può essere divertente e stimolante, ma credo che alla fine il cibo sia soprattutto un linguaggio personale che parla di chi siamo, di come vediamo il mondo e delle nostre relazioni.

E magari questa diversità di approcci è ciò che rende il momento del pasto così ricco e speciale. In fondo, che sia una sfida, una celebrazione o un semplice momento di condivisione, il cibo continua a essere un ponte che unisce, anche nelle differenze.

Questo articolo mi è venuto in mente ieri, e mentre scrivevo il mio di articolo pensavo proprio alla sfida di cui parlavi e alla tua domanda sul fatto che un pasto non finisca mai nello sfidarsi su come si cucini anche un piatto semplice. È interessante come il cibo possa davvero riflettere la propria personalità, proprio come dicevi. Ho provato a ragionare su come, pur essendo un luogo di confronto, il cibo rimanga sempre un modo per raccontare chi siamo, le nostre radici e la nostra apertura alle tradizioni degli altri. Se ti va, dai un’occhiata all’articolo https://interculturalpathways.wordpress.com/2025/01/27/il-sugo-della-domenica-tradizione-pugliese-e-ispirazione-interculturale/

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