Tre gesti di Ordinaria follia di Daniela di Benedetto

Trama negli store del romanzo di Daniela Di Benedetto

Si può essere lucidissimi e tuttavia compiere un gesto “folle” che risulta incomprensibile? Questa è la tematica del libro, più dramma psicologico che thriller. Comprende tre romanzi brevi. Nel primo una ragazza sordomuta, tardivamente educata, comprende il mondo solo entro certi limiti e diventa strumento inconsapevole di una nemesi divina. Nel secondo, un divo del cinema al top del successo muore in uno strano incidente, ma una giornalista frustrata in cerca di scoop vuole dimostrare la tesi del suicidio e si ritrova ad indagare sui segreti del morto, destinati ad influenzare la personalità di lei. Nel terzo c’è un bambino al quale i genitori credono di aver dato tutto ciò che gli serviva per crescere bene, ma scopriranno che non è così.

Considerazioni

La follia quotidiana: il lato oscuro delle persone normali

Esiste una follia che non entra nelle stanze sfondando porte. Non ha il volto deformato del cinema, non avverte il suo arrivo e non indossa etichette. Si siede accanto a noi, mangia alla nostra tavola, sorride nelle fotografie, lavora, ama, soffre. E forse proprio per questo spaventa più di qualsiasi mostro immaginario.

Perché la follia più inquietante potrebbe non essere quella che nasce dalla perdita della ragione. Potrebbe essere quella che nasce dalla ragione stessa, quando viene schiacciata da dolore, ossessioni, vuoti, paure e ferite lasciate troppo a lungo al buio.

Tre gesti di ordinaria follia costruisce il proprio mondo esattamente su questa crepa sottile. Non cerca personaggi estremi, non mette in scena individui lontani dalla realtà comune. Fa qualcosa di molto più scomodo: prende persone apparentemente normali e mostra quanto sia fragile il confine che separa equilibrio e smarrimento.

Tre storie diverse attraversano il libro, ma sembrano legate da una stessa domanda: si può essere perfettamente lucidi e compiere un gesto che agli occhi degli altri appare inspiegabile?

Una ragazza sordomuta vive una realtà percepita attraverso limiti che non ha scelto. Il suo rapporto con il mondo è diverso, frammentato, costruito in ritardo rispetto agli altri. E il lettore viene trascinato in una riflessione che mette a disagio: quanto dipendono le nostre scelte da ciò che abbiamo imparato a comprendere della vita?

Nel secondo racconto compare un volto famoso, un uomo che sembra avere tutto: successo, riconoscimento, una vita da copertina. Ma dietro le immagini esistono sempre stanze chiuse. E quando una giornalista decide di inseguire una verità nascosta, il confine tra chi osserva e chi viene osservato inizia lentamente a dissolversi. Perché alcune storie non si limitano a essere raccontate: entrano dentro chi le cerca.

Infine arriva forse la paura più devastante: quella che riguarda la famiglia. L’illusione di avere dato tutto, di avere amato abbastanza, di avere fatto ogni cosa nel modo corretto. Fino al momento in cui una crepa improvvisa distrugge ogni certezza. E allora emerge la domanda che nessun genitore vorrebbe porsi: si può perdere qualcuno anche quando lo si è avuto sempre davanti agli occhi?

La forza di questo libro non sta nel voler scioccare il lettore. Sta nel fatto che non permette una distanza di sicurezza. Non dice: “guarda quella persona diversa da te”. Dice: “guarda meglio”.

Perché forse la follia più pericolosa non è quella che riconosciamo subito.

È quella che ci assomiglia.

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