Non c’è musica sul lato nascosto della Luna. Nel Dark Side of the Moon c’e’ silenzio.

The Dark Side of the Moon non ha mai parlato della Luna. Ed ora vi spiego perche’

Nessun segnale. Nessuna voce da Houston. Nessuna breaking news. Nessun algoritmo che ti serve l’indignazione gia’ dalla colazione. Nessuna guerra che scorre sotto il pollice dei tuoi social. Nessuno che ti vende qualcosa. Nessuno che ti mente.

Per quaranta minuti, stanotte, quattro esseri umani “scompariranno” dietro la Luna e diventeranno le persone più isolate nella storia della nostra specie. La navicella Orion di Artemis II porterà Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen oltre la portata di ogni antenna, ogni satellite, ogni preghiera che proviamo a mandare nella loro direzione. La Luna stessa si metterà tra loro e noi come una porta chiusa.

E per quei quaranta minuti, saranno liberi. Da tutto, da noi, da Trump.


Nel 1973, Roger Waters scrisse su un muro dello studio“Non esiste davvero un lato oscuro della Luna. A dire il vero, è tutta oscura.” Quello che i Pink Floyd regalarono al mondo con quel disco non riguardò mai davvero la Luna. Riguardava noi. L’avidità. Il tempo che ci scivola tra le mani. Il lunatico sull’erba. Il modo in cui il denaro, la paura e il ticchettio silenzioso degli orologi fanno impazzire le persone.

Cinquantatré anni dopo, siamo gli stessi. Forse peggio.

Viviamo in un mondo sempre piu’ in guerra con sé stesso. Dove i bambini vengono sepolti sotto le macerie e il ciclo delle notizie va avanti senza sosta. Dove gli algoritmi hanno imparato che la rabbia ci tiene incollati allo schermo: della Tv, del telefonino. Dove i miliardari corrono nello spazio per vanità mentre il pianeta si scalda sotto i loro razzi. Dove abbiamo dimenticato come stare fermi, come guardare in alto, come sentirci piccoli in un modo che ci rende migliori. Se l’ascoltiamo o lo guardiamo come l’hanno visto gli astronauti in questi giorni.

Eppure — stanotte, viviamo anche in un mondo dove un uomo nero e una donna stanno volando intorno alla Luna per la prima volta. Dove un canadese sta vedendo il lato nascosto della superficie lunare con occhi umani per la prima volta nella storia. Dove quattro persone stanno per fare un passo storico a 400.000 chilometri da casa e battere un record che resisteva dall’Apollo 13 del 1970.

Anche quello siamo noi. Siamo anche questo.


Pensate a cosa succede alle 00:47 ora italiana di stanotte.

Il segnale cade. Il Controllo Missione ammutolisce. Sulla diretta NASA, milioni di persone in tutto il mondo sentiranno… niente. Lo stesso silenzio che premeva contro le pareti delle capsule Apollo mezzo secolo fa.

Dietro la Luna, l’equipaggio vedrà il lato nascosto — il volto antico e craterizzato che non si è mai girato verso la Terra. Nessuna civiltà umana lo ha mai guardato ad occhio nudo da così vicino. Vedranno l’immenso bacino Orientale, una ferita di quasi mille chilometri nella superficie lunare che ha 3,8 miliardi di anni. Lo fotograferanno, lo descriveranno, proveranno a trattenerlo nella memoria.

E la Terra non sarà visibile dai loro finestrini.

Per quaranta minuti, il nostro pianeta — con tutta la sua bellezza e tutta la sua crudeltà, tutta la sua musica e tutto il suo rumore — semplicemente non ci sarà. Solo il buio, le stelle e il silenzio antico di un luogo che non ha mai sentito una voce umana.

Alle 01:02 ora italiana, raggiungeranno il punto di massimo avvicinamento: 6.500 chilometri dalla superficie. Tre minuti dopo, alle 01:05, ancora avvolti nel silenzio, ancora irraggiungibili, diventeranno silenziosamente gli esseri umani che hanno viaggiato più lontano dalla Terra di chiunque altro nella storia.

Quel record verrà battuto nel silenzio totale. Nessun applauso. Nessuna telecamera. Solo quattro persone e l’universo.


Roger Waters aveva ragione. Non esiste un lato oscuro della Luna. Riceve la stessa luce solare che riceviamo noi.

Ma esiste un lato oscuro della Terra. Lo vediamo ogni giorno. Ci viviamo dentro. Lo scorriamo con il dito. Abbiamo imparato a distogliere lo sguardo dal bello perche’ ci sono pazzi che guidano i maggiori stati al Mondo.

Forse è per questo che questa missione conta così tanto — non per l’ingegneria, non per i record, non per quello che significa per Marte o per la scienza. Conta perché per qualche ora stanotte, quattro persone guarderanno verso di noi da una distanza così vasta che ogni confine, ogni guerra, ogni borsa, ogni elezione, ogni litigata che avete mai avuto starà sotto un’unghia del pollice. E tutto il rumore — fino all’ultimo — sarà sparito.

Christina Koch ha guardato la Luna dal finestrino della Orion ieri e ha detto che le macchie scure non erano al posto giusto. Non era la Luna che era abituata a vedere. Stava guardando qualcosa che nessuna donna ha mai visto.

Jeremy Hansen ha detto semplicemente: “Immediatamente, ti senti umile. Il fatto che noi quattro possiamo essere qui fuori ti mette in ginocchio.”


Stanotte, lasciateli andare. Ed anche noi lasciamoci ammaliare.

Lasciate che si prendano i loro quaranta minuti di silenzio. Lasciateli fluttuare dietro la Luna dove nessuno dei nostri rumori può arrivare. Dove non ci sono notifiche push, nessun doom-scrolling, nessun ciclo di ventiquattr’ore di crudeltà umana travestita da informazione.

Lasciate che siano lontani dalla nostra avidità. Lontani dalle nostre guerre. Lontani da ogni lato oscuro che ci siamo costruiti quaggiù.

E quando il segnale tornerà — quando Houston sentirà di nuovo le loro voci alle 01:27 e il mondo intero espirerà — forse, per un istante, possiamo provare a sentire quello che loro hanno sentito nel silenzio.

Perché, ricordetelo,  The Dark Side of the Moon non ha mai parlato della Luna.

Ha sempre parlato di noi, e di se saremo mai capaci di essere migliori.


Artemis II. 6 aprile 2026. Gli esseri umani più lontani di sempre. I più vicini a capire quanto siamo piccoli.


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After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News.
Today, I’m the Director of Urban Mood Magazine and the Editor behind Longevitimes.com, where I explore stories at the intersection of culture, photography, and longevity.
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In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer).
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