Sardegna prima in Italia per limitazioni gravi: oltre 120 mila persone coinvolte. Il III Rapporto IERFOP accende il confronto su welfare, lavoro e inclusione

SASSARI — In Sardegna il 7,7% della popolazione convive con limitazioni funzionali gravi. La media nazionale si ferma al 5%. È il dato più alto d’Italia e rappresenta uno degli elementi centrali emersi dal III Rapporto sulla Disabilità in Sardegna, presentato a Sassari nel corso dell’iniziativa promossa da IERFOP – ETS presso la Fondazione di Sardegna.

Dietro quella percentuale ci sono oltre 120 mila persone. Un numero che restituisce le dimensioni reali di un fenomeno che ormai attraversa sanità, scuola, lavoro, assistenza sociale, organizzazione territoriale e sostenibilità economica del sistema pubblico.

Il Rapporto, sostenuto dalla Fondazione di Sardegna e sviluppato scientificamente da Chain Factory, spin-off dell’Università di Cagliari coordinato dal professor Alessandro Spano, è stato presentato davanti a rappresentanti istituzionali, mondo accademico e operatori del settore sociale.

Nel corso dell’incontro è emersa con forza la necessità di superare definitivamente una lettura esclusivamente sanitaria della disabilità.

“Oggi la disabilità non è più vista solo come una condizione sanitaria, ma come il risultato dell’interazione tra la persona e l’ambiente”, ha spiegato il presidente di IERFOP Roberto Pili.

“La partecipazione dipende dalla qualità del contesto sociale, culturale ed economico”.

Pili ha richiamato il cambiamento introdotto dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006, recepita in Italia con la Legge 18 del 2009 e rafforzata dalla riforma introdotta dalla Legge delega 227/2021 e dal Decreto Legislativo 62/2024.

Secondo il presidente di IERFOP, il sistema deve abbandonare definitivamente il modello esclusivamente assistenziale per costruire percorsi centrati su accessibilità, autonomia, diritto al progetto di vita e inclusione sociale.

“Includere significa investire nella sostenibilità futura della società”, ha dichiarato.

Uno dei dati più significativi riguarda il legame tra disabilità e invecchiamento della popolazione.

Tra gli over 75 sardi, l’incidenza delle limitazioni funzionali gravi raggiunge il 27,3%, coinvolgendo oltre 56 mila anziani che necessitano di assistenza complessa.

Il Rapporto collega questo fenomeno alla fragilità dei servizi territoriali e alla crescente difficoltà delle aree interne dell’isola, dove isolamento geografico e riduzione dell’offerta sanitaria stanno aggravando le condizioni di molte famiglie.

Secondo quanto illustrato durante il convegno, il sistema regionale continua a presentare forti elementi di frammentazione e mantiene un’impostazione ancora prevalentemente assistenziale.

Un altro capitolo centrale riguarda il costo economico della disabilità.

A livello nazionale il peso complessivo del fenomeno viene stimato intorno all’1% del PIL italiano, pari a circa 22 miliardi di euro.

Per la Sardegna si parla di circa 450 milioni di euro di costi diretti, con una proiezione complessiva che potrebbe arrivare fino a un miliardo di euro considerando anche gli effetti indiretti sul sistema sociale ed economico regionale.

Nel corso dell’incontro è intervenuta anche il ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, che ha definito il Rapporto “un lavoro basilare”.

“È un report importante, un lavoro basilare per passare dall’assistenzialismo all’integrazione delle persone nel mondo del lavoro e della società”, ha dichiarato.

“Il Governo vuole porre attenzione con interventi concreti per dare importanza a coloro che vogliono essere parte della nostra società”.

Particolarmente critico il quadro occupazionale.

In Sardegna il tasso di occupazione delle persone con limitazioni gravi si ferma all’8,6%, meno della metà rispetto ai valori registrati nelle regioni del Nord Italia.

Secondo quanto emerso dal Rapporto, la mancata inclusione lavorativa produce effetti diretti sulla vulnerabilità economica e sulla sostenibilità del welfare.

Il 42,1% delle persone con limitazioni gravi residenti nell’isola è infatti esposto al rischio di povertà o esclusione sociale, contro il 25,9% della popolazione senza limitazioni.

Il documento sottolinea inoltre come la condizione femminile presenti ulteriori elementi di criticità.

Le donne in Sardegna registrano un’incidenza delle limitazioni gravi pari all’8,6%, uno dei dati più elevati a livello nazionale.

Il Rapporto parla apertamente di “doppia fragilità”, determinata dall’intreccio tra disabilità e disuguaglianze economiche e sociali.

Nel corso del dibattito si è parlato anche della necessità di sviluppare politiche specifiche dedicate al sostegno delle donne caregiver e alla riduzione del carico familiare.

Ampio spazio è stato dedicato al sistema scolastico.

In Sardegna gli studenti con disabilità sono circa 8 mila, ma il Rapporto evidenzia problemi persistenti legati alla continuità didattica e alla precarietà del sostegno.

Una parte consistente dei docenti di sostegno opera senza specializzazione specifica e molti studenti cambiano insegnante nel corso del proprio percorso scolastico.

Secondo quanto emerso durante il confronto, questa instabilità compromette qualità educativa, inclusione e costruzione di percorsi realmente personalizzati.

Il sindaco di Sassari ha definito il Rapporto uno strumento fondamentale per la programmazione amministrativa.

“Sono dati che ci aiutano a ragionare e fare scelte migliori nel nostro operare politico”, ha dichiarato.

“Noi inseguiamo troppo spesso la realtà delle cose. Perché è sempre più avanti al nostro operare”.

Per il presidente della Fondazione di Sardegna Giacomo Spissu, il lavoro sviluppato finora rappresenta solo un primo livello di approfondimento.

“È arrivato anche il momento di andare più in profondità nei prossimi report”, ha spiegato.

“Sviluppando meglio i numeri ottenuti fino ad oggi possiamo mettere a fuoco meglio le azioni che possono essere mirate a fornire dati agli amministratori pubblici sul come intervenire”.

Molto critico anche l’intervento del professor Bachisio Zolo.

“Voglio ringraziare la Fondazione di Sardegna per il loro costante impegno a sostenere queste iniziative”, ha dichiarato.

“Si è fermata la tendenza delle politiche sociali in Italia. Mancano le scelte politiche corrette e tendenti ad aiutare i pensionati invalidi civili e le persone con disabilità”.

Secondo Zolo, il Rapporto mostra un peggioramento progressivo delle condizioni sociali.

“Il report ci dice che stiamo andando a peggiorare le difficoltà degli anziani, dei disabili e delle loro famiglie”.

Durante il convegno è stata illustrata anche la crescita della rete nazionale ed europea di IERFOP.

L’Istituto oggi opera con sedi a Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano, Roma, Milano, Torino, Palermo, Campobasso e Bruxelles.

Solo nell’ultimo periodo IERFOP ha realizzato 1777 corsi di formazione, coinvolgendo oltre 11 mila persone a livello nazionale.

Particolarmente significativa la dimensione europea dei progetti sviluppati dall’Istituto.

Attualmente sono attivi 11 programmi internazionali che coinvolgono Italia, Polonia, Bulgaria, Grecia, Spagna, Irlanda, Belgio, Croazia, Slovenia, Estonia, Lituania, Norvegia e altri Paesi europei.

Tra i progetti presentati figurano Digitability, dedicato al lavoro da remoto per persone con disabilità, Talking Hands sulla lingua dei segni, CARE e DEAP per l’inclusione artistica di giovani con disabilità visive, LEADABILITY per l’inserimento professionale e ABLE-Path dedicato al job matching inclusivo.

Il Rapporto dedica inoltre attenzione alla ricerca scientifica e alla sperimentazione sociale, con programmi come Disabilitaging, focalizzato sul miglioramento della qualità della vita nella longevità delle persone con disabilità, e Agorà, piattaforma dedicata all’accessibilità digitale.

Il messaggio conclusivo emerso dal confronto di Sassari è stato condiviso da gran parte dei relatori intervenuti: la disabilità non rappresenta più una questione settoriale, ma uno dei principali indicatori della capacità di una società di restare inclusiva, sostenibile e democratica.

Per questo, secondo quanto emerso durante l’incontro, la vera sfida dei prossimi anni sarà trasformare i dati raccolti dal Rapporto in politiche integrate, investimenti strutturali e strumenti permanenti di programmazione territoriale.



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Massimo Usai https://urbanmoodmagazine.com

After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News.
Today, I’m the Director of Urban Mood Magazine and the Editor behind Longevitimes.com, where I explore stories at the intersection of culture, photography, and longevity.
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In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer).
And yes—I’m also an Arsenal supporter. Nobody’s perfect. / To contact me massimousai@mac.com

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