Trama negli store:
Venduta dalla madre a un uomo che la avvierà alla prostituzione, la quindicenne Rosy è così ingenua da illudersi che per la sua bellezza sarà amata da costui. Invece si innamorerà di Joy, un travestito, l’unico uomo che non l’ha mai toccata. Venduta per la seconda volta a un boss milionario che le offre ogni lusso, Rosy, rimasta pura nell’animo nonostante lo squallore che ha vissuto, rinuncia agli agi per organizzare una vendetta che comprenderemo solo nell’ultima scena.
Storia di prostituzione senza alcuna scena di sesso, analisi straziante del mondo interiore della protagonista, il libro si è classificato secondo al Premio Nazionale Città di Pescocostanzo (2007) nonché secondo al concorso Una storia per il cinema 2021. Infatti ne è stato tratto un cortometraggio vincitore di tre festival internazionali.
Considerazioni letterarie
Il dono del diavolo di Daniela Di benedetto è un romanzo che ti trascina in un mondo spietato. Non protegge, non addolcisce.”
Rosy, la protagonista, venduta a 15 anni per diventare una squillo, sta in un mondo dove il corpo non è più suo. È qualcosa che si prende, si usa, si passa. Non succede una volta: succede sempre. Continua. Non si ferma. Ed è questo che disturba davvero, perché niente si rompe e niente si blocca.Il suo sguardo non cambia quello che le fanno, ma non sparisce nemmeno. Resta. E questo basta a far saltare tutto, perché se qualcosa resta, allora quello che succede non può più sembrare normale.
E non è sola. C’è anche un altro corpo usato allo stesso modo, un travestito che dentro quello stesso meccanismo si rifugia nei libri e li legge a lei per scappare da quella realtà. Non è salvezza. È solo un modo per respirare. L’innocenza non è una. Sono due. Ed è questo che pesa ancora di più.
L’innocenza qui non salva niente. Fa solo più male. Perché rende tutto più chiaro. Mostra che anche quando provano a ridurti a corpo, a cosa, a qualcosa da usare, non riescono a prenderti tutto.
Si può usare un corpo, ma non si riesce a svuotare completamente una persona. E quel pezzo che resta è quello che dà fastidio.
Rosy è dentro quella violenza, ma non è mai solo quella violenza. È qualcosa che non si lascia finire del tutto. E proprio questo rende tutto più pesante da reggere.
Il romanzo non consola. Non chiude. Ti lascia lì dentro, con qualcosa che non sparisce nemmeno quando dovrebbe essere già sparito. E da lì non esci pulito.
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