Recensione del film “LA MUMMIA” di Lee Cronin-di Daniela Di Benedetto

La  casa  di  produzione  Blumhouse  ha  inserito  nel  titolo  il  nome  di  Lee  Cronin  per  sottolineare  la  versione  “personale”  del  regista  rispetto  a una  tematica  che  viene  trattata  nel cinema  dai  tempi  di  Boris  Karloff  ( interprete  del  primo  La  mummia,  1932).  E  certamente  il  film di  Cronin  si  distingue  da  tutti  gli  altri  che  portano  lo  stesso  titolo,  ma  non  sempre  si distingue  per  il  meglio. Non  ha  nulla  a  che  vedere  con  la  storia  classica  del  sacerdote  egiziano  mummificato  che  si  risveglia  e    cerca  la  sosia  della  principessa  da  lui  amata….  Niente  di  tutto  ciò. Ma  siamo  stati  illusi  dalla  promessa  di  qualcosa  di  nuovissimo  e  misteriosissimo.  La  presentazione  parlava  infatti  di  una  bambina  americana,  Katie,  che  viene  rapita  durante   un  viaggio  in  Egitto,  e  che  sarà  ritrovata  dopo  otto  anni  viva,  ma  dentro  un  sarcofago.  Per  l’esattezza  un  sarcofago  che  veniva  trasportato  su  un  piccolo  aereo  precipitato  al  suolo.

La  bambina  è  ovviamente  in stato  di  choc  e  malnutrizione –mi  chiedo come  siano  riusciti  i  rapitori  a  farla  mangiare  lì  dentro  e  tutta  ricoperta  di  bende  come  una  vera  mummia-  quindi  i  genitori  dovranno  avere  molta  pazienza  prima  di  vederla  tornare  a condizioni  normali. Una  normalità  che  non  arriverà  mai  perché  Katie  appena  risvegliata  mostra “comportamenti  oscuri”.

Cosa  ci  aspettavamo  da  questa  sinossi? Un  caso  di  reincarnazione?  Una  bambina  che  torna  a  scuola  ma  spaventa  i  compagni  con  i  suoi  nuovi  poteri? Francamente  lo  speravo.  Invece Katie  rimane  allo  stato  animalesco,  reclusa  in  casa  e  accudita  dalla  madre  tenace.  Attendiamo  qualche  miglioramento,  ma  no, su  di  lei  è  stato  fatto  un  incantesimo  per  richiamare  un  demone  egiziano  di  tremila  anni  prima. Man  mano  che  si  procede,  a  parte   la  decifrazione  dei  geroglifici  sulle  bende  che  ricoprivano  il  corpo,  a  parte  la  capacità  di  Katie  di  destabilizzare  e  manipolare  a  distanza  la  mente della  sorellina  nata  dopo  il  suo  rapimento,  non  vediamo  niente  di  più  che  un  caso  di  possessione  demoniaca.  E  quindi,  i  ruggiti,  le  zanne,  il  vomito,  il  sangue,  la  sedia  che  si  solleva  in  aria,  le  solite  trovate  che  richiamano  L’esorcista.  Nella  parte  finale  del  film  le  nostre  attese  di novità  si  dissolvono    nello  splatter  più  totale,  con  un  banchetto  funebre  che  coinvolge    nella  possessione  i  partecipanti. L’ultima  scena,  che  ovviamente  non  descrivo,  è  forse  l’unico  guizzo  di originalità.

Che  dire?  Non  è  la  prima  volta  che  veniamo  ingannati  da  un  trailer.  Era  stato  tanto  pubblicizzato anche   Weapons, l’ horror  dell’anno  scorso  in  cui  i  bambini  spariti  erano  semplicemente  finiti  nelle  mani  di  una  strega. Se  sono  queste  le  idee nuove  cavalcate  dal  cinema  internazionale,   resto  molto perplessa.  Provate  a  immaginare quanto  sarebbe  stato  gratificante,  per  il  pubblico  amante  dell’ horror,  se  Katie  fosse  rientrata  in  famiglia  col  sorriso  sulle  labbra,  guarita  in  apparenza , senza  spiegare  nulla sulla  sua  permanenza  nel  sarcofago  e  tirando  fuori  a  poco  a  poco  tante  orripilanti  sorprese.  Pazienza! 

Voto 5/10

Daniela  Di Benedetto


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