La casa di produzione Blumhouse ha inserito nel titolo il nome di Lee Cronin per sottolineare la versione “personale” del regista rispetto a una tematica che viene trattata nel cinema dai tempi di Boris Karloff ( interprete del primo La mummia, 1932). E certamente il film di Cronin si distingue da tutti gli altri che portano lo stesso titolo, ma non sempre si distingue per il meglio. Non ha nulla a che vedere con la storia classica del sacerdote egiziano mummificato che si risveglia e cerca la sosia della principessa da lui amata…. Niente di tutto ciò. Ma siamo stati illusi dalla promessa di qualcosa di nuovissimo e misteriosissimo. La presentazione parlava infatti di una bambina americana, Katie, che viene rapita durante un viaggio in Egitto, e che sarà ritrovata dopo otto anni viva, ma dentro un sarcofago. Per l’esattezza un sarcofago che veniva trasportato su un piccolo aereo precipitato al suolo.
La bambina è ovviamente in stato di choc e malnutrizione –mi chiedo come siano riusciti i rapitori a farla mangiare lì dentro e tutta ricoperta di bende come una vera mummia- quindi i genitori dovranno avere molta pazienza prima di vederla tornare a condizioni normali. Una normalità che non arriverà mai perché Katie appena risvegliata mostra “comportamenti oscuri”.
Cosa ci aspettavamo da questa sinossi? Un caso di reincarnazione? Una bambina che torna a scuola ma spaventa i compagni con i suoi nuovi poteri? Francamente lo speravo. Invece Katie rimane allo stato animalesco, reclusa in casa e accudita dalla madre tenace. Attendiamo qualche miglioramento, ma no, su di lei è stato fatto un incantesimo per richiamare un demone egiziano di tremila anni prima. Man mano che si procede, a parte la decifrazione dei geroglifici sulle bende che ricoprivano il corpo, a parte la capacità di Katie di destabilizzare e manipolare a distanza la mente della sorellina nata dopo il suo rapimento, non vediamo niente di più che un caso di possessione demoniaca. E quindi, i ruggiti, le zanne, il vomito, il sangue, la sedia che si solleva in aria, le solite trovate che richiamano L’esorcista. Nella parte finale del film le nostre attese di novità si dissolvono nello splatter più totale, con un banchetto funebre che coinvolge nella possessione i partecipanti. L’ultima scena, che ovviamente non descrivo, è forse l’unico guizzo di originalità.
Che dire? Non è la prima volta che veniamo ingannati da un trailer. Era stato tanto pubblicizzato anche Weapons, l’ horror dell’anno scorso in cui i bambini spariti erano semplicemente finiti nelle mani di una strega. Se sono queste le idee nuove cavalcate dal cinema internazionale, resto molto perplessa. Provate a immaginare quanto sarebbe stato gratificante, per il pubblico amante dell’ horror, se Katie fosse rientrata in famiglia col sorriso sulle labbra, guarita in apparenza , senza spiegare nulla sulla sua permanenza nel sarcofago e tirando fuori a poco a poco tante orripilanti sorprese. Pazienza!
Voto 5/10
Daniela Di Benedetto
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