
Ancora mi chiedo cosa possa avere di speciale questo film, esaltato da certi critici, che in fondo è solo un giallo in cui la protagonista che indaga deve anche combattere contro i propri demoni personali. Insomma, come tanti e tanti romanzi gialli che leggiamo.
Jodie Foster interpreta una psichiatra sessantenne (Lilian) che ha divorziato dal marito (non si sa il perché), trascura il figlio adulto, non vuole affezionarsi al bebè di lui (non si sa il perché) e sembra che da ragazza sia stata anche lei in cura psichiatrica (idem). La stessa Lilian dunque è un cumulo di misteri irrisolti. Quando la sua paziente prediletta, Paula, si suicida, lei si convince che sia stata uccisa, poiché durante anni di sedute non aveva mai mostrato tendenze al suicidio. E Lilian inizia a indagare sulla morte di Paula, sulla figlia e sul marito della defunta che possono avere un movente. Non racconto lo sviluppo dell’indagine, ma Lilian scopre che, pur avendo registrato tutte le sedute di Paula, qualche dettaglio le è sfuggito. Dunque non possiamo mai conoscere un’altra persona al cento per cento, ma nemmeno conosciamo noi stessi, poiché Lilian durante questo viaggio nella psiche altrui scopre pure alcune cose su di sé. A noi del pubblico invece non viene concesso di capire perché Lilian torni serena dopo aver sperimentato sotto ipnosi una regressione in una vita precedente, o parallela, che si svolge nel periodo nazista. Ciò mi lascia perplessa, perché, se un personaggio subisce un trauma, attribuirlo a episodi accaduti in un’altra dimensione significa uscire dal campo del dramma psicologico e sconfinare in quello del paranormale. O del grottesco.
Un marito abbandonato che la ama ancora e la aiuta nell’indagine, un figlio che è diventato scettico trovandola anaffettiva, una bionda e improbabile ipnotista che risolve tutti i problemi con una sola seduta : questi sono i personaggi di contorno, e all’improvviso ogni pezzo del puzzle torna al suo posto lasciandoci l‘impressione che sia stata usata una bacchetta magica. Voilà! Però manca qualcosa. Manca quel filo d’olio che unisca armoniosamente tutti questi ingredienti in una pietanza. Soprattutto manca la chiarezza riguardo al passato di Lilian.
Affascinante l’atmosfera onirica, dice qualcuno, probabilmente abituato a fumare canne. Affascinanti le ambiguità, ciò che non si vede vale quanto ciò che si vede, e così via. Beh, io in questo caso avrei preferito risposte concrete e precise. De gustibus.
In ogni modo non vi annoierete nel vedere il film: dopo tutto, la trama del thriller regge.
Voto 6/10.
Daniela Di Benedetto
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