Ilaria Ferraro: Pessima allieva- Sogni in versi

Pessima allieva

Dovrei imparare,

da chi sa fare a meno di me.

Da chi ha preso i ricordi

e li ha buttati nella spazzatura,

da chi ha voltato pagina

senza fatica e rimpianto alcuno.

Dovrei prendere lezioni

da chi mai si guarda indietro,

né tanto meno dentro,

da chi non si ferisce

ripensando a ciò che è stato,

da chi pensa d’aver avuto sempre ragione

e si è scordato di ciò che ha ricevuto.

Dovrei imparare

a lasciarmi scivolare addosso

quel dolore sordo ma assordante,

la malinconia costante,

e quel senso di vuoto

che non se ne va via,

nemmeno a prenderlo a calci sui denti.

Dovrei imparare

a chiudere il cuore,

a premere a comando sull’interruttore

del menefreghismo,

per non sentire più nulla,

o per lo meno quel che mi fa soffrire.

Dovrei, sì…

mi dovrei applicare,

ma lo ammetto,

non lo so proprio fare.

Di quei professori e quella materia

sono, e resterò per sempre,

una pessima allieva.

©️Ilaria Ferraro ~ Sogni in_versi

Nota autrice
Non so bene se questa sia una poesia vera e propria piuttosto che solo una riflessione personale, come si fa con certi oggetti a cui non si trova un posto preciso, ma che non si ha il coraggio di buttare via.

“Pessima allieva” è nata in un momento in cui ho capito una cosa, semplice ma allo stesso tempo difficile da accettare: esistono persone che sanno andare avanti senza voltarsi, senza portarsi dietro il peso di ciò che è stato. Io le ho sempre osservate con una specie di stupore, quasi d’invidia. E lo faccio tutt’ora. Perché sembrano sempre leggere, forti, sicure. Io, invece, resto. Resto nei ricordi, nelle parole dette male, in quelle non dette affatto, nelle cose che continuano a fare rumore anche quando tutto dovrebbe essere ormai dimenticato.

Questa poesia non è un lamento e nemmeno una resa. È piuttosto una constatazione di un mio limite… Ho provato, davvero, a imparare la “disciplina del distacco”: chiudere porte, spegnere emozioni, convincermi che sentire meno significhi soffrire meno. Ma ogni tentativo finiva allo stesso modo con la consapevolezza che questa capacità non m’appartiene.

Scrivere questi versi è stata l’ammissione, nero su bianco, che in fondo forse non voglio nemmeno imparare a essere come quelle persone… Che la memoria, la malinconia, perfino quel dolore ostinato che a volte fa capolino quando meno lo vorrei fanno parte del modo in cui io abito il mondo. E che essere una “pessima allieva” non è un fallimento, ma una forma di fedeltà: a ciò che ho vissuto, a ciò che ho amato, e alla persona che continuo a essere, nonostante tutto.

Se c’è qualcosa che desidero ne rimanga, dopo la lettura, non è una morale spiccia sul cosa sia giusto o sbagliato, bensì una compagnia silenziosa: la presa di coscienza, mia e di chi si sente come me, che non tutti siamo fatti per dimenticare tutto ciò che ci ha fatto soffrire e che forse non è necessario riuscirci sempre per poter andare avanti, anzi.

Ilaria


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