Intervista a Emanuele La Placa, autore del romanzo “Le ali del perdono”: colpa, memoria e rinascita in un romanzo sul potere del perdono

Nel romanzo Le ali del perdono, Emanuele La Placa affronta temi complessi come la memoria, la colpa, la perdita e la possibilità di ricominciare dopo il dolore. Attraverso la vicenda di un uomo costretto a confrontarsi con le ombre del proprio passato, l’autore costruisce una storia intensa, dove il perdono non è una parola astratta, ma un percorso difficile, umano e necessario.

Abbiamo intervistato Emanuele La Placa per approfondire la nascita del libro, il significato del titolo e i temi centrali della sua opera.

Le ali del perdono è un titolo molto evocativo. Da dove nasce e quale significato racchiude?

Prima dell’inizio del romanzo ho scritto la seguente premessa:

“Se è vero che per ogni uomo la propria coscienza lo renderà il peggior nemico o il migliore alleato per sé stesso e per l’umanità, questa storia, tra misticismo e realtà, ne potrebbe essere una testimonianza”.

Il romanzo ruota attorno alla memoria perduta e al ritorno del passato. Perché ha scelto questo punto di partenza narrativo?

Il protagonista ritroverà, dopo vent’anni di sofferenza, l’opportunità di riprendere in mano la propria vita fino al riscatto e alla redenzione.  

Il protagonista è un uomo segnato da colpe, dolore e fragilità. Come ha costruito la sua psicologia?

La perdita della memoria lo ha reso un uomo senza passato condannato al proprio destino.

Quanto è stato difficile raccontare un personaggio che porta dentro di sé sia responsabilità sia sofferenza?

L’uomo sarà responsabile per avere commesso un grave omicidio. Inoltre, subirà la  sofferenza della perdita della propria moglie. L’argomento tratta un delicato e doloroso crimine quasi sempre connesso al narcisismo e all’egoismo proprio di certi “uomini”.

Nel libro il passato non resta mai davvero sepolto. Secondo lei, prima o poi la verità trova sempre il modo di riemergere?

È solo una questione di tempo ma alla fine tutte le verità prevarranno alle menzogne.

La perdita della moglie è uno degli elementi più dolorosi della storia. Che peso ha questo evento nel percorso del protagonista?

Ritrovare la propria anima e salvare un’altra vita.

La condanna e la casa di cura e custodia aprono una riflessione sulla giustizia, sulla pena e sulla fragilità umana. Che ruolo hanno questi aspetti nel romanzo?

La detenzione in una casa di cura e custodia indurrà il protagonista a riconciliarsi con la vita e, nel corso degli anni, a incontrare persone che lo aiuteranno a ritrovare la strada per il perdono.

Gli incontri che il protagonista vive nel corso degli anni sembrano decisivi per riportare alla luce ciò che è stato dimenticato. Che importanza hanno gli altri nel suo cammino?

Le cure mediche non potranno restituire la memoria e il passato all’uomo ma la fede lo condurrà, inconsapevolmente,  verso il cammino della spiritualità e la soluzione finale.

Nel romanzo ci sono colpi di scena e rivelazioni. Come ha lavorato sull’equilibrio tra tensione narrativa e profondità emotiva?

I destini di due persone si incroceranno portando entrambi alla verità inaspettata, ovviamente i colpi di scena e il finale a sorpresa le lasceremo a chi leggerà il libro.

Il perdono è il tema centrale del libro. Per lei perdonare significa dimenticare, capire o liberarsi?

Non si può nutrire odio per tutta la vita nei confronti di chi ha commesso fatti gravissimi. A mio avviso, solo quando ci si sentirà pronti, si concederà pace alla propria esistenza e il perdono a chi ha provocato il dolore.

Il protagonista deve fare i conti non solo con ciò che ha subito, ma anche con ciò che ha provocato. Quanto conta il confronto con la propria responsabilità?

Nonostante la gravità delle ferite riportate nell’incidente stradale, risultato fatale per la moglie, l’uomo vivrà gli anni a venire nel tormento di chi sa di avere fatto del male a qualcuno ma di non ricordare nulla del proprio passato.

 C’è una scena o un passaggio del romanzo che considera particolarmente importante per comprendere il cuore della storia?

Penso che la morale stia nel fatto che non potrà mai esistere il perdono per chi non ama così come non potrebbe sopravvivere l’amore senza il dono del perdono.

Scrivendo Le ali del perdono, ha seguito una trama già definita oppure ha lasciato che fossero i personaggi a guidarla?

Ho iniziato a scrivere la storia concentrandomi sui personaggi poi la scrittura è scivolata come le notti che ho trascorso per la stesura. È stata un’avventura straordinaria.

Quale emozione vorrebbe che restasse al lettore dopo aver terminato il libro?

Leggere il libro potrebbe sembrare come vedere un film, le scene si susseguono senza lunghe e noiose descrizioni, i personaggi sono lasciati all’immaginazione del lettore e la trama scorre senza soste. Ovviamente la storia è frutto della mia immaginazione così come i personaggi.

A quale tipo di pubblico consiglierebbe questo romanzo?

A chiunque voglia dedicare un po’ più di tempo alla lettura dei libri mettendo un attimo  da parte la tecnologia.

Se dovesse descrivere Le ali del perdono con tre parole, quali sceglierebbe?

Il vizio, il potere e la consapevolezza che non è mai troppo tardi per rimediare agli errori.

C’è un messaggio che desiderava trasmettere fin dall’inizio della scrittura?

Nonostante il protagonista principale della storia sia un uomo, le donne avranno un ruolo fondamentale nelle vicende finali del romanzo.

Dopo Le ali del perdono, sta già lavorando a nuovi progetti letterari?

Ho iniziato a scrivere un nuovo romanzo, posso anticipare che l’argomento tratta la vita di due donne di due generazioni diverse legate dallo stesso destino

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