Francamente non sapevo nulla del regista Babak Anvari e ho voluto vedere questo film solo per la presenza di Rosamund Pike, che mi piace moltissimo dai tempi di “Return to sender”.
Ebbene, all’inizio l’opera mi era sembrata deludente. Lentissima nella prima parte, buia, realizzata con un budget minimo e con due soli personaggi visibili. Mi sentivo presa in giro, ma alla fine ho scoperto che proprio questo minimalismo dà al film la sua forza.
La trama è presto detta: Alice, studentessa universitaria, resta incinta e vorrebbe mollare gli studi e tenersi il bambino; i genitori invece la vogliono in carriera e le chiedono di abortire. Da qui un alterco che si è svolto prima che cominci la pellicola: nella scena iniziale una cucina caotica suggerisce una lite furibonda ormai finita, poi squilla il telefono. È Alice, che in piena notte e col cervello in confusione (complice una dose di droga) era fuggita, ma adesso chiede aiuto. Ha avuto un incidente e ha investito una ragazza che sembra morta, vuole sapere dai genitori cosa fare.
I coniugi partono subito per recarle soccorso, e durante l’interminabile viaggio in auto – il navigatore indica strade sbagliate, li induce a perdersi- continuano ininterrottamente a fornire suggerimenti più o meno sbagliati ad Alice che piange al telefono. La madre, infermiera, pretende di spiegarle come rianimare la vittima e insiste anche quando il marito le fa notare che “ormai deve essere morta”. L’uomo, dal canto suo, ha deciso di assumersi la colpa dell’incidente per non far andare in carcere la figlia e non rovinarle il futuro.
Qui comincia il thriller. Perché la ragazza non chiama un’ambulanza? Perché i genitori non riescono mai a raggiungere il luogo del misfatto? E soprattutto, chi è la misteriosa donna che trova Alice e che le parla con quel tono così sicuro, accusatorio, come se fosse un poliziotto o peggio?
Sì, tutto si svolge in un’auto al buio, ma la tensione cresce ugualmente man mano che aumentano i misteri irrisolti. E il finale surreale ci lascia spiazzati. Quindi non oso giudicare il film negativamente: se avete la pazienza di sopportare la prima parte pesante, un po’ prolissa, alla fine vi accorgerete che è valsa la pena di vederlo : pure costruire una casa con quattro stuzzicadenti è un segno di genialità, e i quattro stuzzicadenti di Babak Anvari si trovano al posto giusto.
Voto 6 /10
Daniela Di Benedetto
Manuale Creativo per Fotografi Ribelli
40 idee per riscattare il tuo sguardo fotografico. Un libro di Massimo Usai per chi vuole guardare il mondo con occhi nuovi.
Acquista su Amazon In qualità di Affiliato Amazon ricevo un guadagno dagli acquisti idonei.Scopri di più da Urban Mood Magazine
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.