HALLOW ROAD di Babak Anvari con Rosamund Pike, Matthew Rhys. Recensione di Daniela Di Benedetto

Francamente  non  sapevo  nulla  del  regista  Babak  Anvari  e  ho  voluto  vedere  questo  film  solo  per  la  presenza  di  Rosamund  Pike,  che  mi  piace  moltissimo  dai  tempi di “Return  to  sender”.

Ebbene,  all’inizio  l’opera  mi  era sembrata  deludente.  Lentissima  nella  prima  parte,  buia,  realizzata  con  un  budget  minimo  e  con  due  soli  personaggi  visibili.  Mi  sentivo presa  in  giro,  ma  alla fine  ho scoperto  che  proprio  questo  minimalismo  dà  al  film  la  sua  forza.

La  trama  è  presto  detta:  Alice,  studentessa  universitaria,  resta  incinta  e  vorrebbe  mollare gli  studi  e  tenersi  il  bambino;  i  genitori  invece  la  vogliono  in  carriera  e  le  chiedono  di abortire.  Da  qui  un  alterco  che  si  è  svolto  prima  che  cominci  la  pellicola: nella  scena  iniziale  una  cucina caotica suggerisce una  lite furibonda ormai  finita,  poi  squilla  il  telefono.  È  Alice,  che  in  piena  notte  e  col cervello  in  confusione  (complice  una  dose  di  droga) era  fuggita,  ma  adesso  chiede  aiuto.  Ha  avuto  un  incidente e  ha  investito  una  ragazza  che  sembra  morta,  vuole sapere  dai  genitori  cosa  fare.

I  coniugi  partono  subito  per  recarle  soccorso,  e  durante  l’interminabile  viaggio  in  auto –  il  navigatore  indica  strade sbagliate,  li  induce  a  perdersi-  continuano  ininterrottamente a  fornire  suggerimenti  più  o  meno  sbagliati  ad  Alice  che  piange al telefono.  La  madre,  infermiera,  pretende  di  spiegarle  come  rianimare  la  vittima  e  insiste  anche  quando il  marito  le  fa  notare  che “ormai  deve  essere  morta”.  L’uomo,  dal  canto  suo,  ha  deciso  di assumersi  la  colpa  dell’incidente  per  non  far  andare  in  carcere  la  figlia  e  non  rovinarle  il  futuro.

Qui  comincia  il  thriller.  Perché  la  ragazza  non  chiama  un’ambulanza?  Perché  i  genitori  non  riescono  mai  a  raggiungere  il  luogo  del  misfatto? E  soprattutto,  chi  è  la  misteriosa  donna  che  trova  Alice  e  che  le  parla  con  quel  tono  così  sicuro, accusatorio,  come  se  fosse  un   poliziotto  o  peggio?

Sì,  tutto  si  svolge  in  un’auto  al  buio,  ma   la  tensione  cresce  ugualmente  man  mano  che  aumentano  i  misteri  irrisolti.  E  il  finale  surreale  ci  lascia  spiazzati.  Quindi  non  oso  giudicare  il film  negativamente:  se  avete  la  pazienza  di  sopportare  la  prima  parte  pesante, un  po’ prolissa,  alla  fine vi  accorgerete  che  è  valsa la  pena  di    vederlo : pure  costruire  una  casa  con  quattro stuzzicadenti  è  un  segno  di  genialità,  e  i  quattro  stuzzicadenti  di  Babak  Anvari  si  trovano  al  posto  giusto.

Voto 6 /10

Daniela Di  Benedetto

Manuale Creativo per Fotografi Ribelli
Consigliato dalla redazione

Manuale Creativo per Fotografi Ribelli

40 idee per riscattare il tuo sguardo fotografico. Un libro di Massimo Usai per chi vuole guardare il mondo con occhi nuovi.

Acquista su Amazon In qualità di Affiliato Amazon ricevo un guadagno dagli acquisti idonei.

Scopri di più da Urban Mood Magazine

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

You May Also Like

More From Author