Dopo aver letto il libro di Freida Mc Fadden ero curiosa di vedere che tipo di film se ne poteva ricavare.Il romanzo infatti ha un difetto tipico della letteratura femminile: viene narrato in prima persona da una ragazza descrivendo dettagliatamente tutte le sue fobie, tutti i suoi pensieri più banali, i gesti quotidiani, pure se prende il caffè . E’ un genere che io ho sempre comprato per sbaglio e portato poi nelle bancarelle . Ma ovviamente in un film questo tipo di struttura viene meno, quindi dobbiamo capire la mente dei personaggi solo attraverso scene e dialoghi. Accadono dunque rari casi in cui il film è migliore del libro: potrei citarvi altri esempi, come Dolores Claiborne ( scritto in forma di diario, attenua il pathos, mentre la sceneggiatura del film lo potenzia al massimo) oppure Le relazioni pericolose ( tratto addirittura da un romanzo epistolare: Oscar per la sceneggiatura).
In “Una di famiglia”, la protagonista è Millie che da studentessa uccise, in un impeto d’ira, l’aggressore di una sua amica, la quale però non testimoniò in suo favore e le lasciò scontare dieci anni di carcere. Adesso Millie è in libertà vigilata: per lei non è facile trovare un lavoro e reinserirsi in società. Non le pare vero, dunque, che la ricca Nina la assuma come governante offrendole vitto e alloggio in una villa da sogno, senza controllare il falso curriculum della ragazza.
Dopo aver accolto con entusiasmo la nuova arrivata, Nina, che ha subìto un ricovero in ospedale psichiatrico, inizia a mostrare i suoi lati oscuri e a comportarsi in modo sempre più ostile verso Millie, che viene difesa e protetta dal bellissimo Andrew, l’affascinante marito della “matta”. Ma, attenzione, niente è come sembra, nessuno è la persona che sembra. Se vi dicessi semplicemente che Nina con le sue angherie vuole spingere Andrew ad avvicinarsi alla povera governante in modo empatico?
Il quadro è completato dalla piccola figlia di Nina, Cecilia, scontrosissima e anche lei custode di segreti; è duro doverle fare da babysitter, e per un giorno Millie ha in mente di andarsene da lì, ma accade qualcosa di nuovo…
Il finale è all’altezza dei migliori thriller. Complimenti al regista Paul Feig, colpevole di aver sfornato in precedenza commedie scurrili come “Le amiche della sposa”, seguite da film ibridi fra la commedia e il thriller ( “Un piccolo favore”), ma certamente il thriller puro, “Una di famiglia” gli ha fatto scoprire la sua vera strada. Sperando che continui a seguirla.
Voto 7/10
Daniela Di Benedetto
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