Recensione  del  film  “UNA  DI  FAMIGLIA”  di  Paul  Feig  con  Amanda  Seyfried,  Sidney  Sweeney. A cura di Daniela Di Benedetto.

Dopo  aver  letto  il  libro di  Freida  Mc  Fadden   ero  curiosa  di  vedere  che  tipo  di  film  se  ne  poteva  ricavare.Il  romanzo  infatti  ha  un  difetto tipico  della  letteratura  femminile:  viene  narrato  in  prima persona  da  una  ragazza    descrivendo  dettagliatamente  tutte  le  sue  fobie,  tutti  i  suoi  pensieri  più  banali,   i  gesti  quotidiani, pure  se  prende  il  caffè . E’  un  genere  che io  ho  sempre  comprato  per  sbaglio  e  portato  poi  nelle  bancarelle . Ma  ovviamente  in  un  film  questo  tipo  di  struttura   viene  meno,  quindi  dobbiamo  capire  la  mente  dei  personaggi  solo  attraverso  scene  e  dialoghi.  Accadono  dunque  rari  casi  in  cui  il  film  è  migliore  del  libro:  potrei citarvi  altri  esempi,  come  Dolores  Claiborne   (  scritto in  forma  di  diario,  attenua  il pathos,  mentre  la  sceneggiatura  del  film  lo potenzia  al  massimo) oppure  Le  relazioni  pericolose  (  tratto  addirittura  da  un  romanzo  epistolare:  Oscar  per  la  sceneggiatura).

In  “Una  di  famiglia”,  la  protagonista  è    Millie  che   da  studentessa  uccise,  in  un  impeto  d’ira,  l’aggressore  di  una  sua  amica,  la  quale  però  non  testimoniò  in  suo  favore  e  le  lasciò  scontare  dieci  anni  di  carcere.  Adesso Millie  è in  libertà  vigilata: per  lei  non  è  facile  trovare  un  lavoro  e  reinserirsi  in  società.  Non  le  pare  vero,  dunque,  che  la  ricca  Nina  la  assuma  come  governante  offrendole  vitto  e  alloggio  in  una  villa  da  sogno,  senza  controllare  il  falso  curriculum  della  ragazza.

Dopo  aver  accolto con  entusiasmo  la  nuova  arrivata,  Nina,  che ha  subìto  un  ricovero  in  ospedale  psichiatrico,  inizia a  mostrare i  suoi  lati  oscuri  e  a  comportarsi in  modo sempre  più ostile  verso  Millie,  che  viene  difesa  e  protetta  dal  bellissimo  Andrew,  l’affascinante  marito  della  “matta”. Ma,  attenzione,  niente  è  come  sembra,  nessuno  è  la  persona  che  sembra. Se  vi  dicessi  semplicemente  che  Nina  con  le  sue  angherie  vuole  spingere  Andrew  ad  avvicinarsi  alla povera  governante  in  modo  empatico?

Il  quadro  è  completato  dalla piccola  figlia  di  Nina,  Cecilia,  scontrosissima  e  anche  lei  custode  di  segreti;  è  duro  doverle  fare  da  babysitter,  e  per un  giorno Millie  ha  in  mente  di  andarsene  da  lì,  ma  accade  qualcosa  di  nuovo…

Il  finale  è  all’altezza  dei  migliori  thriller.  Complimenti  al  regista  Paul  Feig,  colpevole  di  aver  sfornato  in  precedenza  commedie  scurrili  come  “Le  amiche  della  sposa”,  seguite  da  film  ibridi  fra la  commedia  e  il  thriller  (  “Un  piccolo  favore”),  ma  certamente   il  thriller  puro, “Una  di  famiglia”  gli  ha  fatto  scoprire  la sua  vera  strada.  Sperando  che  continui  a  seguirla.

Voto  7/10

Daniela  Di  Benedetto


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