Recensione del film Eternity, di David Freyne con Elizabeth Olsen, Miles Teller, Callum Turner- A cura di Daniela Di Benedetto

Secondo le Sacre Scritture i Sadducei domandarono a Gesù: “Se una donna rimasta vedova sposa il fratello del defunto, e alla morte di costui sposa un altro fratello, e così via fino al settimo fratello (mamma mia, che sfiga porta questa donna!), di chi sarà moglie nel regno dei Cieli?”
Ecco, penso che il regista Freyne si sia ispirato a questo brano per il film “Eternity”.
Il vecchio Larry, morto all’improvviso, si ritrova ringiovanito in una specie di stazione di smistamento dei defunti; deve scegliere il luogo in cui stare per l’eternità, senza ripensamenti. Ma lui sa che Joan, la donna con cui è stato sposato ben 65 anni, è malata terminale, e vuole attendere il suo arrivo per scegliere insieme a lei. Finalmente la moglie giunge ma, sorpresa, nella “stazione” c’è anche Luke, il suo primo marito morto in guerra 67 anni prima, e lui la aspetta da tutto quel tempo!
Joan si sente confusa e non sa scegliere. Con Larry ha un legame forte, anche se è sempre stato un brontolone, perché da lui scaturisce una fonte di ricordi condivisi; insieme hanno avuto figli e nipoti. Luke invece partì per la guerra subito dopo le nozze e lei non ebbe modo di conoscerlo bene; il primo sposo rappresenta un sogno romantico irrealizzato. Scegliere l’eternità con lui significherebbe sperimentare qualcosa di mai provato, anche perché era stata proprio l’assenza di Luke a farglielo idealizzare come uomo perfetto, come si idealizzano tutte le occasioni perdute.
Ho voluto vedere questo film dopo aver letto critiche entusiaste ma resto un po’ perplessa. È stato definito commedia, dramma, commovente, esilarante…Beh, esilarante non è di certo, poiché non ho riso mai. Commovente potrà essere per chi ha già festeggiato le nozze d’oro, o forse per i vedovi. Ma il dramma stenta a decollare, poiché il visetto disorientato (peraltro monocorde) di Elizabeth Olsen, costretta a una scelta difficile e definitiva, fa da contrappunto alla prestazione istrionica dei due mariti e alle inutili smorfie di una bionda “assistente” dei defunti. Inoltre direi che in un fantasy le inverosimiglianze si accettano fino a un certo punto; accettiamo che il paradiso sia un luogo dove ci si diverte e si mangia gratis, ma che si possa anche fare sesso e tingersi i capelli (sì, avete letto bene!) è roba un po’ troppo terrestre.
Personalmente, da donna che ha gusti molto esigenti, sono anche irritata dall’insistenza con cui viene definito “bellissimo” Luke ( occhi piccoli, naso lungo, espressione da pugile suonato) , mentre è molto più carino Larry (se pensate che il mio parere sia troppo soggettivo potete sempre confrontare le foto dei due attori). Insomma, passiamo sopra a queste incongruenze e prendiamo il film per quello che è: un modo per trascorrere due ore di relax.
Disponibile in streaming, voto: 6/10.

Daniela Di Benedetto


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