Si è chiusa ieri sera, tra le rovine di Nora, la quarta edizione di Pula Letteraria, il festival diretto da Dario Vergassola. Cinque giorni di incontri sul tema del viaggio, grandi nomi nazionali e una nutrita pattuglia di autori sardi, mentre l’isola boccheggiava sotto un’ondata di calore da record.
C’è un’immagine che riassume meglio di ogni cronaca la quarta edizione di Pula Letteraria, calata ieri sera il sipario sul foro romano di Nora: quella di un pubblico che ha scelto i libri mentre il termometro sfiorava i limiti della sopportazione. Perché la settimana che ha incoronato il festival diretto da Dario Vergassola è stata anche una delle più roventi che la Sardegna ricordi.
In questo contesto, tenere insieme un festival all’aperto, per cinque sere consecutive, dal 25 al 29 agosto, era di per sé una scommessa. E la scommessa, i numeri lo dicono, è stata vinta.
Il merito va anche a una formula ormai collaudata dalla Fondazione Pula Cultura Diffusa, che organizza la rassegna insieme al Comune di Pula. Il tema scelto per il 2026 — il viaggio, declinato come spostamento fisico, esplorazione geografica, ma anche come cammino interiore, memoria e trasformazione personale — si è rivelato un contenitore capiente, capace di tenere insieme il reportage e il romanzo storico, il fantasy e la poesia. E la cornice, come sempre, ha fatto la sua parte: gli incontri delle prime tre serate all’ingresso del sito, con il mare e le rovine sullo sfondo, i grandi appuntamenti serali delle ultime due giornate spostati nel foro romano.
I grandi nomi di Pula Letteraria 2026
Se il pubblico ha risposto, è anche perché Pula Letteraria ha saputo attrarre un parterre di ospiti di primo piano. Le due serate clou, quelle del 28 e del 29 agosto, hanno concentrato i nomi più noti al grande pubblico. Venerdì è stata la volta di Geppi Cucciari, dello storico e giornalista Paolo Mieli e del conduttore Massimo Giletti, un terzetto capace di mescolare ironia, memoria storica e attualità. La serata conclusiva di sabato ha invece portato sul palco del foro la scrittrice Antonella Lattanzi, la giornalista e volto Rai Giovanna Botteri e l’inviato di guerra Fausto Biloslavo: tre modi diversi di intendere il “viaggio”, dalla narrativa al racconto del mondo visto da un fronte. Sempre sabato, nel pomeriggio, è salito sul palco anche l’attore e sceneggiatore Marco Bonini, che ha presentato il suo Maschi, si salvi chi può, riflessione ironica e disincantata sulla mascolinità contemporanea.
Molto seguita anche la giornata inaugurale, che aveva aperto il festival con Tamara Pes e il suo Memorie di un bottone, lo scrittore Francesco Carofiglio e il giallista Paolo Roversi con E così per non morire. A fare da collante, per tutte e cinque le serate, la conduzione di Dario Vergassola, direttore artistico capace di alleggerire con il suo umorismo anche i temi più densi. Tra le novità di questa edizione, il neonato Premio Internazionale Pula Letteraria per la narrativa edita e inedita, presieduto dallo scrittore Francesco Abate.
Le produzioni sarde: le voci dell’isola
Se i grandi nomi hanno riempito le serate, il cuore identitario del festival è però battuto nelle presentazioni degli autori sardi, che nelle giornate di venerdì e sabato hanno raccontato la genesi delle loro opere più recenti. Una vetrina preziosa per l’editoria dell’isola, che quest’anno si è presentata a Nora con una quindicina di titoli diversissimi per genere e ambizione: dal romanzo storico al fantasy, dall’horror al saggio, fino al memoir.
Il filone della memoria mineraria — così centrale nell’immaginario sardo — è stato rappresentato da due voci. Gabriele Calvisi, con Funtana Raminosa. Erranti per le lente gallerie smarriti nell’oblio, riporta alla luce i racconti e i volti della miniera dimenticata di Gadoni, restituendo dignità narrativa a un pezzo di storia industriale e umana dell’entroterra. Allo stesso mondo guarda Ennio Meloni, che con La candela del minatore sceglie però la strada della poesia: una raccolta di versi che scende nel buio delle gallerie per farne materia lirica.
Ampio lo spazio riservato alla letteratura di genere. Sul versante del fantasy si colloca Melania Muscas, che a Nora ha presentato Il sangue degli immortali. Sherden II, secondo capitolo della sua saga radicata nella mitologia nuragica e nel popolo degli Shardana: una fantasia epica che pesca a piene mani nelle radici più antiche dell’isola. Al brivido guarda invece Daemonium, il collettivo autore dell’antologia Daemonium. Racconti d’ombra (Camena), che immagina una Cagliari infestata da fantasmi e oscure presenze in una serie di racconti dell’orrore. Resta nel solco del noir Ottavio Olita, con La stupidità madre dell’odio, una detective story che si muove tra passato e presente ancora una volta tra le miniere del Sulcis-Iglesiente; mentre Elias Mandreu — collettivo di scrittori dietro un unico nome — firma il giallo Se Dio vuole e i carabinieri lo permettono (Piemme), ambientato in Barbagia tra misteri e omicidi. Sorprende infine per ambizione Gianni Usai, che con La sola notte (Il Maestrale) abbandona i confini isolani per una distopia familiare: cosa accadrebbe se il sole smettesse di illuminare la Terra? Un romanzo che intreccia apocalisse e memoria.
Nutrita anche la pattuglia del romanzo storico e d’identità. Graziella Monni, con La ragazza della Solitudine (Solferino), ambienta la sua storia nella Nuoro del 1935: protagonista è Anna, diciassettenne la cui vita si intreccia con il confino del padre durante il fascismo, tra i segreti di famiglia custoditi all’ombra della chiesa della Madonna della Solitudine. Al ventennio guarda anche Davide Piras con Femmenella (Piemme), romanzo di formazione che racconta un amore ostinato, capace di sfidare la Storia nell’Italia del regime. Il giornalista e scrittore Anthony Muroni ha portato a Nora La firma del re, romanzo storico che scava nelle vicende dell’isola, mentre Luca Tolu, con Bentu Malu (Catartica Edizioni), immagina una nazione sarda sospesa tra due mondi, tornando a interrogare quel nodo di storia e identità che attraversa da sempre la produzione dell’isola. A questi si aggiunge Maria Laura Berlinguer, tornata al romanzo con La cena delle anime (HarperCollins).
Spazio, infine, alla saggistica e alla non-fiction. Il medico e studioso della longevità Roberto Pili ha presentato Sapori di lunga vita, viaggio tra ricette, tradizioni e stili di vita dei centenari sardi, nel cuore di quella “zona blu” che ha reso l’isola un caso di studio mondiale. La giornalista Claudia Sarritzu ha invece proposto il saggio Il Patriarcato nel Nuovo Ordine Mondiale (Catartica), riflessione sugli equilibri di potere globale e sulla persistenza del patriarcato. Chiude la rassegna la stilista e scrittrice Patrizia Sardo Marras con La moda non è un mestiere per cuori solitari, memoir che ripercorre una vita trascorsa dietro le quinte della moda.
Una scommessa riuscita
Una quindicina di opere, altrettanti modi di raccontare la Sardegna e il mondo: dalla miniera alla distopia, dal fascismo al fantasy nuragico, dall’horror al saggio sulla longevità. È forse questo il dato più significativo di un’edizione che, sotto la superficie dei grandi nomi, ha ribadito la vocazione originaria di Pula Letteraria: essere non solo una passerella di ospiti celebri, ma un presidio per l’editoria e per gli autori dell’isola.
Che tutto questo sia accaduto nella settimana più calda dell’estate — con l’isola stretta in una morsa di afa e allerte — aggiunge un tassello al racconto. Il pubblico c’è stato lo stesso, la sera, tra le pietre di Nora, a dimostrazione che il richiamo di un festival ben costruito può reggere anche alla prova del clima. L’appuntamento, ora, è per la quinta edizione. Nell’Agosto del 2027.
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