Multitasking è un mito: cosa dice davvero la scienza

Nel mondo del lavoro moderno, il multitasking è spesso celebrato come una virtù. Viene elogiato nei curriculum, richiesto negli annunci di lavoro, e persino mitizzato nella cultura pop come segno distintivo di efficienza. Ma se guardiamo da vicino — anzi, dentro il cervello umano — scopriamo che il multitasking non è solo sopravvalutato: è una pericolosa illusione.

Basato sulle ricerche contenute in The Distracted Mind di Adam Gazzaley e Larry D. Rosen, questo articolo smonta il mito del multitasking, spiegando perché il nostro cervello non è progettato per gestire più compiti cognitivi complessi contemporaneamente. E perché questo comportamento, apparentemente produttivo, in realtà mina la nostra efficienza, memoria e salute mentale.

Di questo libro ne ho parlato anche nei giorni scorsi, ma e’ una vera miniera d’ispirazione a cui non riesco ad evitare, specie considerato uno dei temi principali che abbiamo su Urban Mood Magazine: la Longevita’.


Il multitasking esiste? Sì. Ma solo per le macchine

Partiamo da una distinzione fondamentale: il cervello umano non è un computer. Anche se ci piace pensare di poter “aprire più finestre” contemporaneamente come su uno schermo, la realtà è ben diversa.

Secondo Gazzaley e Rosen, quello che chiamiamo multitasking è, nella maggior parte dei casi, “task switching” — ovvero passaggio rapido da un compito all’altro. Ogni volta che cambiamo attività (ad esempio, rispondere a un messaggio mentre scriviamo una mail), il cervello deve disattivare un set di neuroni e attivarne un altro. Questo passaggio comporta un costo cognitivo misurabile in:

  • tempo perso,
  • aumento degli errori,
  • fatica mentale,
  • riduzione della memoria a breve termine.

E questo succede ogni volta, anche se il cambio ti sembra rapido o “automatico”.


Il cervello non è multitasking, è sequenziale

Uno dei concetti chiave del libro è che la mente funziona in modo sequenziale, non parallelo. Non possiamo davvero svolgere due attività complesse insieme. Possiamo, tutt’al più, alternare rapidamente tra compiti semplici e automatici (come camminare e ascoltare musica), ma appena due attività richiedono attenzione cognitiva, entriamo nel territorio del sovraccarico.

In particolare, Gazzaley distingue tra:

  • Distrazioni esterne (notifiche, suoni, interruzioni)
  • Distrazioni interne (pensieri intrusivi, ansia, noia)

Entrambe compromettono la capacità del cervello di rimanere concentrato su un compito, ma quando cerchiamo di alternare più compiti “volontariamente” — ad esempio, scrivere un report e seguire una videoconferenza — stiamo creando artificialmente interferenza multipla.

Una persona tiene in mano il libro 'The Distracted Mind' di Adam Gazzaley e Larry D. Rosen, su un tavolo con una coperta blu sullo sfondo.
Il libro ‘The Distracted Mind’ di Adam Gazzaley e Larry D. Rosen, che esplora le insidie del multitasking nel mondo moderno.

Lo switch cost: quando “fare tutto” significa fare male

Il cosiddetto switch cost, o “costo del cambio”, è una delle scoperte neuroscientifiche più importanti degli ultimi decenni. Ogni volta che il cervello cambia focus:

  • Si riduce la velocità di elaborazione
  • Cala la qualità del lavoro svolto
  • Si impiega più tempo per ritornare allo stato di attenzione profonda (flow)

Gazzaley mostra che il tempo perso può essere fino al 40%. E se pensi di essere immune a questi effetti, sappi che non lo sei: le ricerche dimostrano che anche chi si autodefinisce “bravo nel multitasking” in realtà commette più errori ed è meno produttivo.

Curiosamente, chi crede di essere multitasker esperto è spesso il peggiore in termini di performance.


La falsa produttività e la stanchezza mentale

Un altro effetto collaterale del multitasking cronico è la sensazione soggettiva di essere produttivi, anche quando non lo siamo. Il fatto di “fare tante cose” ci fa sentire occupati, coinvolti… ma alla fine della giornata, ci accorgiamo che ben poco è stato portato a termine in modo significativo.

Inoltre, passare continuamente da un compito all’altro affatica il cervello. I livelli di cortisolo (ormone dello stress) aumentano, la soglia dell’attenzione si abbassa, e si riduce la capacità di recupero mentale. Il multitasking non solo ci rende meno efficienti, ma anche più stressati.


Il multitasking uccide la memoria

Un altro dato allarmante contenuto nel libro riguarda l’impatto sulla memoria a breve termine. Ogni volta che interrompiamo un’attività per fare qualcos’altro, compromettiamo il consolidamento della memoria. In altre parole: ricordiamo meno e peggio.

Questo fenomeno è particolarmente pericoloso per studenti, professionisti della conoscenza e chiunque lavori in ambienti in cui l’apprendimento e la concentrazione sono cruciali. Il cervello ha bisogno di tempo e continuità per creare tracce mnemoniche solide. Il multitasking rompe questo processo.


Cosa puoi fare: strategie contro il multitasking

Fortunatamente, Gazzaley e Rosen non si limitano a descrivere il problema. Offrono anche soluzioni concrete, applicabili da subito.

Ecco alcune delle strategie suggerite:

  • Blocca le finestre: durante un’attività impegnativa, chiudi tutto ciò che è superfluo. Ogni tab aperto è una potenziale distrazione.
  • Spegni le notifiche: imposta il silenzioso o usa la modalità “concentrazione” del telefono.
  • Usa il batching: raggruppa compiti simili in blocchi temporali. Ad esempio: leggi e rispondi alle email solo due volte al giorno.
  • Pratica la monotasking: scegli un’attività alla volta e dedicale attenzione piena per almeno 20-30 minuti.
  • Pianifica pause consapevoli: il cervello ha bisogno di stacco, ma decidi tu quando farlo. Non lasciare che siano le app a dettare il ritmo.

Dalla consapevolezza alla rivoluzione personale

Capire che il multitasking è un mito è solo il primo passo. Il secondo è cambiare attivamente le nostre abitudini mentali. In un mondo in cui tutto urla “fai di più, più in fretta!”, avere il coraggio di rallentare e scegliere una cosa alla volta è un atto di ribellione.

È anche un atto di cura verso se stessi.

Il libro The Distracted Mind non è un testo contro la tecnologia. È una guida per convivere con essa in modo più intelligente. Per allenare il nostro cervello a tornare al suo stato naturale di attenzione profonda. Per ritrovare quella concentrazione che ci permette di essere davvero creativi, efficaci, presenti.


L’efficienza parte dal focus

Viviamo in un mondo che ci illude: se facciamo più cose insieme, saremo più efficienti. Ma la scienza dice il contrario. Il multitasking ci inganna, ci affatica, ci rende meno lucidi.

Per tornare a lavorare bene, a pensare meglio, a vivere con maggiore presenza, serve una sola cosa: scegliere una cosa alla volta. E darle tutta la nostra attenzione.



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Massimo Usai https://urbanmoodmagazine.com

After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News.
Today, I’m the Director of Urban Mood Magazine and the Editor behind Longevitimes.com, where I explore stories at the intersection of culture, photography, and longevity.
I love blending images and words to turn every piece into a small journey—authentic, original, and occasionally a little mischievous.
In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer).
And yes—I’m also an Arsenal supporter. Nobody’s perfect. / To contact me massimousai@mac.com

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