Il prossimo 15 aprile 2025, al Cinema Greenwich di Cagliari, si terrà la premiere ufficiale del film documentario Donne in Avanti, diretto da Karim Galici e prodotto dall’associazione Cittadini del Mondo – Cinema per il Sociale. La serata sarà condotta dalla giornalista RAI Elena Laudante, e vedrà la partecipazione in sala del regista, del cast e della produzione. Un evento attesissimo che segna l’anteprima assoluta di un’opera intensa e profondamente umana, pronta a commuovere e ispirare.
Donne in Avanti (Italia, 2025, 29 minuti) è il seguito ideale di Dall’Est con amore (2020), primo capitolo di una trilogia dedicata alle storie di donne migranti, resilienza e integrazione in Sardegna. A distanza di cinque anni, il documentario torna a incontrare quattro protagoniste straordinarie, testimoni di percorsi di rinascita che vanno oltre ogni confine geografico e culturale.
Un documentario che ascolta, osserva e accompagna
A cinque anni dal primo incontro, ritroviamo Olesya, Gulzhana, Viktoryia e Zhanna immerse in nuove sfide, in percorsi personali che parlano non solo di adattamento, ma soprattutto di protagonismo, determinazione e sogni. Il tempo non le ha lasciate inermi: le ha trasformate, rendendole testimoni vive della possibilità di un cambiamento profondo, reale, concreto.
Il documentario non ha la pretesa di raccontare tutto, ma di cogliere con uno sguardo empatico e poetico le traiettorie intime, a volte silenziose, di donne che vanno avanti. Non a caso, il titolo non parla di fuga, né di rifugio, ma di movimento, evoluzione e presenza.

Le protagoniste: volti, voci e percorsi
Ognuna delle protagoniste incarna una dimensione diversa dell’integrazione e della resilienza femminile.
Olesya è diventata voce e ponte tra due culture grazie al suo podcast culinario che unisce la cucina sarda con quella della sua terra d’origine. La sua capacità di interpretare il territorio e restituirne il valore attraverso le parole e i sapori rappresenta un esempio potente di come si possa appartenere a due mondi senza rinunciare a nessuno dei due.
Gulzhana, invece, è un simbolo di emancipazione. Dopo aver lasciato un marito possessivo, si reinventa in Sardegna costruendo una nuova famiglia e una carriera, senza mai smettere di lottare per la propria autonomia. Con lei, il film mostra il lato più quotidiano e concreto dell’integrazione: trovare un lavoro, crescere un figlio, crearsi una rete di affetti.
Viktoryia è la più straordinaria delle protagoniste sotto il profilo sportivo. Dopo un incidente che le ha cambiato per sempre la vita, trova nella paracanoa una nuova forma di libertà. Con la Lega Navale di Cagliari, diventa atleta della Nazionale Italiana, testimoniando una forza che va oltre il corpo e arriva a toccare la dignità e la fierezza di chi non si arrende.
Infine, Zhanna rappresenta la fragilità e la profondità. Immigrata clandestinamente, lavora come assistente familiare, figura spesso invisibile ma cruciale nella società italiana. Le sue parole nel primo film – “La vita è imprevedibile, non sai mai cosa accadrà domani” – tornano ora a risuonare con forza malinconica, poiché la sua presenza in Donne in Avanti è più tenue: la malattia l’ha colpita, ma lei, anche nella difficoltà, resta simbolo di dignità.

Una poetica dell’incontro
Il regista Karim Galici sottolinea nelle sue note che il film è frutto di anni di conoscenza reciproca, di rapporti umani coltivati con pazienza e rispetto. Le interviste non sono solo strumenti narrativi: sono parte di una relazione costruita nel tempo, che si riflette nello stile registico, sobrio ma intenso.
La scelta di tornare a incontrare le protagoniste a distanza di cinque anni non è solo un espediente cinematografico: è un atto di fedeltà alla vita stessa, con le sue luci e le sue ombre, le sue curve impreviste, i suoi cambi di rotta.
“Non ci chiediamo più da dove vengano, ma dove vanno”, afferma Galici. E in questa frase si concentra tutto il senso del film: superare l’etichetta dell’origine, per abbracciare l’umanità dei percorsi, la complessità delle scelte, l’orizzonte sempre aperto delle possibilità.
Cinema sociale e universale
Donne in Avanti si inserisce perfettamente nella linea editoriale dell’associazione Cittadini del Mondo – Cinema per il Sociale, che da anni lavora per dare voce a storie reali, spesso ai margini del racconto mainstream. La trilogia di Galici — che comprende anche Storia di un padre ortodosso in Sardegna (2021) e Le cicogne di Chernobyl (2024-25) — è un esempio virtuoso di come si possa fare cinema sociale senza cadere nell’autocompiacimento o nel pietismo.
Come sottolinea il produttore Giuseppe Carboni, ogni proiezione diventa un momento di dialogo autentico col pubblico, capace di generare empatia, confronto e crescita collettiva. Il successo del precedente Dall’Est con amore, con le sue numerose proiezioni in tutta Italia e anche in Europa, testimonia un bisogno diffuso di narrazioni sincere, radicate nella realtà ma capaci di parlare all’anima.
Sardegna come simbolo e laboratorio
La Sardegna, nel film, non è solo sfondo. È coprotagonista. Terra antica e fiera, luogo di approdo e rinascita, l’isola diventa metafora di accoglienza e rigenerazione. Le sue coste, le sue città, la sua lingua, i suoi ritmi lenti ma intensi, entrano nel racconto come elementi vivi, capaci di accompagnare i cambiamenti interiori delle protagoniste.
Cagliari e Quartu Sant’Elena sono i luoghi delle riprese, ma anche delle trasformazioni. Qui, tra mercati, porti e case, si intrecciano i sogni delle protagoniste con quelli degli abitanti, creando un tessuto sociale complesso, multiforme e straordinariamente attuale.

Tra memoria e possibilità
La vera forza di Donne in Avanti è quella di non offrire una narrazione conclusiva, ma di aprire spazi. Ogni storia rimane in parte aperta, ogni percorso in divenire. Come la vita stessa, che non si lascia ingabbiare nei format narrativi ma sorprende, spesso ferisce, e talvolta cura.
Il documentario, pur nella sua breve durata, riesce a toccare corde profonde: la maternità, la perdita, la rinascita, l’inclusione, il riscatto. E lo fa senza alzare la voce, con una regia delicata e partecipata, con musiche sobrie, con un montaggio che lascia respirare le emozioni.
Donne in Avanti è più di un film: è un invito a guardare il mondo con occhi nuovi. È un inno silenzioso ma potente alla capacità delle donne di reinventarsi, di resistere, di creare legami, di costruire futuro anche quando tutto sembra crollare.
In tempi in cui il dibattito sull’immigrazione è spesso strumentalizzato, questo documentario restituisce umanità a volti, nomi e storie. E lo fa con poesia, con rispetto, con verità.
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