L’ Algoritmo della Sardegna che serve per rimanere isolati dal resto del Mondo.

Da qualche parte nella natura selvaggia della Sardegna c’è un Nuraghe che si svela alla mia vista. All’improvviso.

Il temporale era appena passato, non l’avevo ancora incontrato durante le due ore precedenti, guidando da nord a sud dell’isola, ma avevo notato che stavo attraversando strade umide, chiaramente arrivavo subito dopo che le nuvole avevano scaricato la loro bella dose d’acqua.

Un temporale che girava attorno a me, mosso dal vento e, come per magia, non aveva mai ostruito la corsa della mia corsa. Nello stesso istante in cui l’algoritmo di iTunes scegli proprio un brano dal;album “Le Nuvole” di Fabrizio De Andre’. Guardo velocemente nello specchietto retrovisore , cercando qualcuno nel resto della macchina, perche’ non può’ essere solo un caso. Non c’e’ nessuno, ovviamente.

Mi fermo per un caffe’ e nell’ampio spazio per il parcheggio c’e’ una specie di balcone su una vallata. Guardo con attenzione e in un primo momento noto solo una collina, ma in cima a quella collina che intravedo, c’è un’altra collina, leggermente più piccola, ma la prospettiva inganna e cosi appare piu’ grande ad uno sguardo fugace, e dico a me stesso “ma guarda quel nuraghe sulla cime di quella montagna.

Lo sguardo distratto che avevo sul panorama circostante mentre guidavo, forse perche’ concentrato su altre cose, mi avevano precluso di vedere un Nuraghe fino a quel momento. Strano, perche’ in Sardegna ci sono circa 6000 nuraghe ed io non ne avevo visto neppure uno fino a quel momento.

Ora ero proprio davanti a questa opera misteriosa fatta di pietre con un buco al centro, sul tetto, e mi fermo immediatamente anche dal gesto di bere il caffe’, che mi ero fatto versare su una tazza di plastica e fatto allungare con l’acqua calda, come fanno i francesi.

Poso la tazza con la brodaglia scura sul muretto che protegge dal piccolo precipizio sulla valle e m’infilo dentro la macchina, senza fare nessuna manovra rischiosa per la mia schiena stanca e prendo la borsa con tutta la mia attrezzatura fotografica. Visto che il piazzale era completamente deserto, lascio tutto aperto e metto alla mia Nikon quella che penso possa essere la lente giusta per quello che sto per fare.

Cerco l’angolatura giusta, mi sposto perche’ un ramo di un albero mi ostruiva la vista libera del soggetto, mi abbasso sulle ginocchia e faccio una decina di scatti, spero di trovare poi a casa, al computer lo scatto giusto. Dopo la post produzione, ma se non fai bene queste prime mosse iniziali, a casa, davanti al computer, perderai solo tempo.

Finisco il caffe’, che nel frattempo fa piu’ schifo di prima, e faccio alcune flessioni con le gambe, in modo ridicolo, ma non c’e’ nessuno che mi vede, per cui le faccio con la consapevolezza di quanto appaio ridicolo, ma tanto sono da solo. Riprendo a quel punto la corsa verso sud, verso la mia meta.

Mi sono spesso chiesto perche’ queste strutture siano state costruite sempre (o quasi) nel bel mezzo del nulla, forse dovrei informarmi meglio, ma mi piace pensare che rispecchino il modo di confrontarsi con il prossimo che da sempre i sardi hanno, cioe’ quello d’isolarsi, e non e’ solo un gioco infantile di parole sul fatto che vivano su un’Isola.

Ripenso ad alcune cose che avevo letto e sentito e che mi tornavano in mente all’improvviso, cioè che le persone del luogo siano attaccate a questi Nuraghi in modo quasi morboso e che il tutto sia unito da una colla invisibile in quest’Isola.

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L’allontanarsi dalla civiltà o dalla routine quotidiana, pare non sia solo una tendenza recente, ma che sia sempre stata parte del Dna della gente di quest’Isola, mi piace pensare che i Nuraghi fossero proprio un modo antico di stare lontani dalla routine, un modo per non incontrare nessuno. Costruiti in mezzo ai boschi e sulle colline non per controllare meglio il territorio, ma proprio per non essere scovati. Essere lasciati in pace.


So bene che questa sia piu’ una ricostruzione forzata che una realta’ dei fatti. Ma spesso facciamo l’errore e ci illudiamo che i popoli non siano mai cambiati, mentre spesso cambiano radicalmente.

C’e’ una grande distanza tra i romani ai tempi dell’Impero e quelli attuali, differenze caratteriali e fisiche. Non ho difficolta’ a pensare che tra i sardi del periodo nuragico e quelli attuali, le connessioni siano meno di zero. Ma ci piace pensare che non sia cosi. C’e’ tutta una filosofia e letteratura che ci tiene in piedi questa considerazione, che forse e’ solo un’illusione o una speranza.

Non capisco perche’ vada a fare questi pensieri, che sono sempre uguali ogni qualvolta passo da queste parti, specie se da solo, che stia guidando una macchina o guardi fuori dal finestrino del treno che corre lentamente, fermandosi in ogni stazione, anche se non scende e non sale mai nessuno.

Ma anche se sono decenni che faccio cosi, capisco che sono momenti che adoro, e non mi dispiace questa tendenza al ripetermi di continuo. Ripeto sempre la stessa routine e la godo fino in fondo, anche se mi chiedo sempre “perche’ lo faccio?”, e pare che non solo non m’interessi la risposta, ma che non voglia neppure mai cambiare questo atteggiamento.

Sardegna Nuraghe
Photo by @massimousai

Consapevole, ma non ascetico, mi fermo nuovamente. L’avevo visto all’improvviso, ma stavolta ero piu’ attento, probabilmente prima ne ho perso molti. Faccio un’altra foto e mentre mi rimetto in piedi e con una mano mi spolvero la terra umida che si era attaccata ai pantaloni, mi giro per avviarmi verso la macchina e il sole, che nel frattempo pareva aver vinto la battaglia con le nuvole, m’inquadra un altro nuraghe dall’altra parte della strada.

Guardo a destra, poi a sinistra, la strada e’ ancora vuota, attraverso la carreggiata e ripeto la stessa operazione di prima: ginocchia sulla terra per trovare la miglior posizione per fotografare e mi pongo nuovamente la stessa domanda del “perche’ facevano queste strutture in passato, sempre cosi isolate dal mondo circostante”. 

Adoro queste situazioni, sono senza dubbio tra coloro che desiderano rimanere in contatto algoritmico con la società attraverso l’isolarsi con il mondo circostante.

Forse la frase non e’ chiara, ma penso che posso farvela capire meglio se vi dicessi che e’ una specie di masochismo o ti atteggiamento irritante verso il prossimo, su cui non si ha il potere di controllarlo ma solo di interpretarlo. Si dice che sia questa la “natura sarda“.

La macchina fotografica e’ il mezzo moderno che uso per fare queste cose. Il mezzo che mi consegna la “scusa” per mettermi in contatto con il Mondo attraverso gli algoritmi che userò per divulgare le foto. Gli Algoritmi mi daranno l’opportunità di far vedere i mie scatti con il resto del gente da cui invece, ora cerco di isolarmi.

E’ questo e’ il momento in cui finalmente realizzo che alla fin fine sono anche io come i vecchi abitanti di questi misteriosi “Nuraghi’, ed ho per la prima volta la consapevolezza che il Dna della Sardegna si sia trasmesso anche a me, che circa trent’anni lontano da quei non l’abbiano intaccato, altro che storie.

La prova e’ che in quel momento mi balena nella testa il momento in cui analizzerò le foto al computer e lo faro’ durante uno spuntino fugace, veloce, all’europea, ma anziché’ un tramezzino triste avrò’ solo del pecorino stagionato, alcune fette di salsiccia, due foglie pane Carasau e un bicchiere di Cannonau, a farmi compagnia e a ricordarmi che io quel Dna l’ho dentro, anche se ho sempre fatto finta di esserne immune.


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Massimo Usai https://urbanmoodmagazine.com

After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News.
Today, I’m the Director of Urban Mood Magazine and the Editor behind Longevitimes.com, where I explore stories at the intersection of culture, photography, and longevity.
I love blending images and words to turn every piece into a small journey—authentic, original, and occasionally a little mischievous.
In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer).
And yes—I’m also an Arsenal supporter. Nobody’s perfect. / To contact me massimousai@mac.com

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