La mano di nero

di Massimo Usai — da East London

A East London una ex bottega murata e dipinta di nero, con una porta e il civico 67 ancora vivi: la settima puntata di One Frame, One Story. Un progetto di street photography a East London.

Street photography a East London: leggere ciò che il nero nasconde

A East London le case cambiano mestiere come le persone cambiano lavoro: senza dirlo a nessuno, e sperando che non si noti.

Questa una volta era una bottega. Lo capisci dalla forma, non dalle insegne — le insegne sono la prima cosa che sparisce. C’è ancora la vetrina, ma è murata e coperta di nero. Ci sono ancora le saracinesche ai lati, ma non si alzano da anni.

E in mezzo, incastonata come un errore, una porta bianca con un numero: 67. La sola cosa che il tempo non ha avuto il coraggio di cancellare, perché a un indirizzo, in fondo, ci abita ancora qualcuno.

Il nero è la trovata del quartiere. Da queste parti, quando una cosa smette di essere ciò che era, la dipingono di nero. Non di bianco, che sarebbe una resa, un ricominciare. Di nero: che è elegante, che sta bene nelle foto, che dice “l’ho fatto apposta”.

Il nero è il modo che ha East London di trasformare un abbandono in una scelta di stile.

Mi sono fermato a guardarla e mi sono inventato le sue vite. Prima, un secolo fa, doveva essere una sartoria, o una macelleria, o un droghiere che dava credito sul quaderno.

Poi le mani cambiano: diventa un negozio di tessuti gestito da una famiglia arrivata da lontano, con i rotoli fino al soffitto e la campanella sulla porta. Poi la campanella tace. Arriva qualcuno che ci fa uno studio, appende una lampadina nuda al soffitto e la chiama arte.

Poi arrivano i soldi veri, e l’arte, come sempre, viene sfrattata da ciò che ha reso desiderabile.

E alla fine resta questo: una parete nera, una porta con il citofono moderno accanto — quel campanello che prima non c’era, e che dice tutto — e nessuna merce da vendere, perché la merce, adesso, è il muro stesso.

Perché è questo che vende East London, oggi: non più quello che c’è dentro le botteghe, ma le botteghe stesse, svuotate e ridipinte. Il guscio vale più del mollusco. Un tempo pagavi per entrare; adesso paghi per abitare il ricordo di quando ci si entrava.

Il quartiere ha fatto la cosa più inglese che si possa fare: ha trasformato la propria decadenza in patrimonio, e la propria povertà in carattere.

Eppure il numero 67 resiste. È la parte più commovente della fotografia. Perché un numero civico è una promessa: dice che lì, dietro, qualcuno riceve la posta, aspetta un pacco, torna la sera.

La saracinesca può abbassarsi per sempre, la vetrina murarsi, il nero coprire tutto — ma finché c’è un numero sulla porta, quell’indirizzo non è un monumento. È ancora una vita.

Sono rimasto sul marciapiede sconnesso, coi mattoni tirati su e rimessi giù chissà quante volte, e ho pensato che le città non muoiono mai davvero: si travestono. Cambiano una mano di colore, murano una vetrina, aggiungono un citofono, e continuano.

Quello che chiamiamo “trasformazione” è spesso solo un quartiere che si mette un cappotto nuovo sopra i vestiti vecchi, sperando che al buio non si veda la differenza.

Ho scattato e me ne sono andato. Dietro quella porta bianca, al 67, forse c’era qualcuno che non ha idea di abitare dentro un negozio che non esiste più.

O forse lo sa benissimo, ed è proprio per questo che ci vive: perché a East London l’unico modo di durare è diventare, prima o poi, la fotografia di se stessi.


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Fotografare un muro nero e vederci un secolo di mestieri è, per me, tutto il gioco.

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Massimo Usai https://urbanmoodmagazine.com

After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News.
Today, I’m the Director of Urban Mood Magazine and the Editor behind Longevitimes.com, where I explore stories at the intersection of culture, photography, and longevity.
I love blending images and words to turn every piece into a small journey—authentic, original, and occasionally a little mischievous.
In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer).
And yes—I’m also an Arsenal supporter. Nobody’s perfect. / To contact me massimousai@mac.com

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