di Patrizia Riello Pera, Padova, Italia
Nel 1979 il Premio Campiello viene assegnato a Mario Rigoni Stern per Storia di Tönle, romanzo di grande, straordinaria, commovente e imperitura forza narrativa e civile, un capolavoro assoluto di limpidezza etica, rigore formale e spessore antropologico che consacra definitivamente l’autore di Asiago tra i più alti, necessari, lucidi, coerenti e amati testimoni della letteratura italiana contemporanea e della memoria storica del Novecento. L’opera è mirabilmente, gelosamente e dolorosamente ambientata sull’Altopiano di Asiago, una terra di confine geografico, linguistico e politico che si rivela aspra, fiera, solenne, boscosa e bellissima, un vero e proprio paesaggio dell’anima ferito dai traumi sanguinosi della storia e custode silenzioso di una memoria collettiva che rischiava di essere definitivamente cancellata dall’oblio del tempo e dalla modernità. Il protagonista, il pastore, agricoltore, erborista e contrabbandiere Tönle Bintar, attraversa con una dignità antica, omerica e rassegnata epoche tragiche, convulse, epocali e incredibilmente difficili, segnate inesorabilmente dal dramma apocalittico della Prima Guerra Mondiale, dal collasso definitivo del secolare Impero austro-ungarico e da radicali, improvvisi cambiamenti geopolitici che travolgono con violenza i confini artificiali degli Stati e l’esistenza stessa delle popolazioni alpine. Rigoni Stern costruisce con sapienza artigianale, quasi cesellando la pietra delle sue montagne, una narrazione essenziale, asciutta, nitida, geometrica, priva di fronzoli e quasi francescana nella sua nudità verbale, ma al tempo stesso profondamente evocativa, lirica, magnetica, epica e capace di sprigionare un’immensa, inaspettata intensità emotiva e poetica da ogni singola parola scelta e da ogni sapiente, denso silenzio che intervalla le pagine del testo. Il Campiello premia così, con una scelta di immenso valore culturale e civile, una scrittura autentica, pura, onesta, priva di qualsiasi artificio retorico, di mode salottiere, di intellettualismi sterili o di compiacimenti accademici, intimamente, visceralmente e indissolubilmente radicata nei ritmi biologici della natura incolta, nel mutare perenne delle stagioni, nel silenzio dei boschi di larici e nel flusso spesso doloroso, ingiusto e distruttivo della grande storia umana che calpesta i piccoli destini. Il romanzo racconta con una sensibilità antropologica straordinaria e senza precedenti il tema cruciale dell’identità personale, della difesa della libertà individuale contro l’oppressione delle burocrazie statali, delle tasse ingiuste e delle frontiere armate, celebrando il senso profondo, ancestrale e biologico di appartenenza a una terra madre, muovendosi con naturalezza, tolleranza, saggezza ed empatia profonda tra culture, lingue, tradizioni e imperi diversi che la follia ideologica degli uomini e delle nazioni fa scontrare tragicamente in trincea. La memoria, intesa non come sterile o passiva nostalgia del passato ma come dovere morale assoluto, come accorata testimonianza civile contro l’orrore bellico e come legame biologico, culturale e spirituale inscindibile tra le generazioni passate, presenti e future, diventa l’elemento centrale, il cuore pulsante, la spina dorsale e il motore immobile di tutta la monumentale architettura narrativa dell’opera. Rigoni Stern offre al mondo dei lettori una voce limpida, ferma, potente, priva di retorica patriottica, immune dall’odio e profondamente intrisa di un umanesimo universale e planetario, capace di trasformare la piccola, intima e apparentemente marginale vicenda di un vecchio contadino montanaro in un’epopea grandiosa, solenne e universale sulla resilienza dello spirito umano di fronte alla devastazione materiale e morale della guerra totale. Il prestigioso, storico e autorevole riconoscimento veneziano riconosce, esalta e consacra in modo definitivo una delle più alte, pure, nobili, limpide e imperiture espressioni della narrativa italiana del Novecento, regalando alle generazioni future una meditazione filosofica senza tempo sulla sacralità della vita elementare, sul rispetto profondo, ecologico e quasi religioso della terra, degli alberi e degli animali, sulla fratellanza necessaria oltre i confini artificiali delle patrie e sulla dignità intramontabile, fiera, incorruttibile e pacifica dell’uomo autenticamente, fieramente libero di fronte al proprio destino.
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Questo articolo fa parte della guida di Urban Mood Magazine Premio Campiello: tutti i vincitori, libro per libro.
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