Pietro Bordino, il Diavolo Rosso: velocità, coraggio e mito nell’Italia degli anni Venti

L’automobilismo italiano quando era ancora rischio puro

Prima della Formula 1, prima degli sponsor globali e delle monoposto ipertecnologiche, l’automobilismo italiano era polvere, strade dissestate e motori portati al limite. Era un laboratorio di coraggio. In quel contesto emerge una figura destinata a diventare leggenda: Pietro Bordino, soprannominato “Il Diavolo Rosso”.

Nato a Torino il 22 novembre 1887, Bordino non proveniva da un’élite sportiva. Era un meccanico della FIAT. La sua formazione tecnica, maturata in officina, gli permise di sviluppare un rapporto quasi organico con le vetture. Non era soltanto un pilota: conosceva la meccanica dall’interno. Sapeva ascoltare il motore, intuire i limiti strutturali, anticipare le reazioni dell’auto.

Questa competenza tecnica, unita a una personalità audace, lo proiettò rapidamente nel panorama delle grandi corse su strada degli anni Venti.

Targa Florio 1922: la consacrazione del Diavolo Rosso

Il momento decisivo della carriera di Pietro Bordino arriva nel 1922 con la vittoria alla Targa Florio, una delle competizioni più dure e selettive dell’epoca. Le strade siciliane erano un banco di prova spietato: curve strette, fondi irregolari, condizioni imprevedibili.

Su una FIAT, Bordino non si limitò a competere. Impose il proprio ritmo. La sua guida aggressiva ma controllata gli valse definitivamente il soprannome di “Diavolo Rosso”. Non per spettacolo, ma per la capacità di spingere la vettura oltre il consueto senza perdere lucidità.

Negli stessi anni prese parte anche a competizioni internazionali come la Coppa delle Vetturette e la 500 Miglia di Indianapolis, dimostrando che l’automobilismo italiano poteva competere su scala globale.

Pietro Bordino - Wikipedia
Pietro Bordino Ritratto da Wikipedia

Funzioni umane al limite: tecnica, coraggio, istinto

L’automobilismo degli anni Venti non offriva vie di fuga. Le auto non avevano cinture di sicurezza moderne, né sistemi di protezione avanzati. Ogni gara comportava un rischio concreto. In questo contesto, la figura di Bordino assume una dimensione quasi archetipica: l’uomo che sfida la velocità quando la velocità non perdona.

Era noto per uno stile di guida deciso, talvolta temerario, ma sempre sostenuto da un controllo tecnico rigoroso. Non era improvvisazione, era dominio della macchina. Il suo talento risiedeva nella capacità di mantenere lucidità in situazioni estreme, gestendo traiettorie e accelerazioni con precisione chirurgica.

Il Circuito di Alessandria e la fine di un’epoca

Il 15 aprile 1928, durante le prove del Circuito di Alessandria, un incidente pose fine alla sua vita. La morte di Pietro Bordino segnò profondamente il mondo dell’automobilismo italiano. Non scomparve solo un pilota vincente, ma uno dei simboli pionieristici di un’epoca in cui correre significava letteralmente mettere in gioco tutto.

La sua scomparsa contribuì anche a rafforzare la consapevolezza sui rischi estremi delle competizioni su strada, in un momento in cui la sicurezza era ancora un concetto embrionale.

Il raduno di Alessandria: memoria, motori e identità

Ad Alessandria, ogni anno, un raduno-esibizione celebra la memoria del Diavolo Rosso. Le vetture storiche attraversano la città tra il rumore dei motori e lo sguardo emozionato degli appassionati.

È impossibile restare indifferenti davanti a queste meraviglie meccaniche che sfilano per le strade urbane. Non è solo nostalgia. È la materializzazione di una cultura automobilistica che ha contribuito a definire l’identità industriale italiana.

Pietro Bordino rimane uno dei grandi nomi dell’automobilismo italiano degli anni Venti non solo per le vittorie, ma per l’idea di sport che incarnava: audacia, competenza tecnica, determinazione assoluta.

In un presente dominato da algoritmi e simulazioni, la figura del Diavolo Rosso ricorda che l’epopea della velocità nasce dall’incontro tra uomo e macchina. E che, talvolta, la leggenda si costruisce curva dopo curva.

A classic red sports car parked on a cobblestone street, featuring a driver wearing a white outfit and a red helmet, holding a map. The car displays the number 15 and has the event name 'Gran Premio di Bider' on its side.
Auto Storiche ad Alessandria Foto di Massimo Usai


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Massimo Usai https://urbanmoodmagazine.com

After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News.
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In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer).
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