Un viaggio disperato tra illusioni, speranze e le falle dell’Europa
Ogni anno, migliaia di persone provenienti da ogni angolo del mondo si ritrovano sulla costa settentrionale della Francia, di fronte alla Manica. Hanno alle spalle guerre, persecuzioni o miseria. Davanti a loro: uno dei tratti di mare più trafficati e pericolosi del pianeta. Eppure salgono su gommoni sovraffollati, spesso in piena notte, e partono verso il Regno Unito.
Ma perché? Cosa spinge uomini, donne e bambini a un viaggio tanto pericoloso?
1. La traversata della Manica: un esodo moderno
Dal 2018 a oggi, oltre 172.000 persone hanno tentato di attraversare la Manica a bordo di piccole imbarcazioni. Solo nel 2024, sono stati registrati più di 36.000 attraversamenti, rendendolo l’anno più letale con 78 morti accertati. Numeri che parlano da soli.
Nel 2025, nonostante i controlli rafforzati e gli accordi internazionali, la tendenza non rallenta. Nei primi sei mesi dell’anno, sono già oltre 20.000 le persone che hanno affrontato quel tratto di mare. Una crisi umanitaria che si ripresenta ogni estate, puntuale come le stagioni, ma sempre più tragica.
2. Perché il Regno Unito?
In molti si chiedono: dopo aver attraversato l’intera Europa, perché tentare proprio il Regno Unito?
▪️ La lingua e il mito inglese
Per molti richiedenti asilo, l’inglese è una lingua conosciuta, studiata a scuola, presente nei film, nei social, nella musica. Il Regno Unito appare più accessibile e familiare rispetto ad altri Paesi europei.
▪️ Familiari già presenti
Non sono pochi coloro che hanno parenti stretti nel Regno Unito: fratelli, cugini, mogli, mariti. Raggiungerli è una necessità affettiva e spesso l’unico appiglio reale.
▪️ Opportunità di lavoro e protezione
C’è la percezione, a volte errata, che il Regno Unito offra più possibilità di lavoro e un sistema d’asilo più garantista. A spingerli è anche il timore di essere rimandati indietro da altri Paesi UE o di rimanere intrappolati in campi di accoglienza degradati. Specie in Paesi ostili, come Ungheria e spesso anche in Italia.

3. Un viaggio dettato dalla disperazione
Bisogna essere chiari su un punto, che specie parlando con loro e’ evidente. Chi si imbarca su un gommone non lo fa per “scavalcare le regole”, ma perché non ha alternative.
Molti provengono da paesi martoriati come Afghanistan, Siria, Sudan, Eritrea, Iran e ultimamente moltissimi arrivano da Gaza. Hanno attraversato deserti, carceri libiche, confini blindati. Hanno subito torture, fame, respingimenti.
In un’intervista di pochi giorni fa a molte di queste persone sulle coste francesi in procinto di imbarcarsi per le coste inglesi, molti hanno risposto nella stessa maniera : “siamo stati vostra colonia, ci avete sfruttato e derubato, e’ logico che venga da voi anziche’ in altri Paesi”. Il discorso non fa una piega ed e’ difficile da contrastare.
Il Regno Unito, per quanto difficile da raggiungere, rappresenta per loro l’ultima speranza. Ma oggi, non esistono vie legali per chiedere asilo nel Regno Unito se non si è fisicamente presenti nel Paese. Ecco perché il mare diventa l’unico accesso.
E in Italia? Anche da noi, centinaia di persone sbarcano ogni giorno lungo le coste di Lampedusa, della Calabria e della Sicilia. E anche qui, la mancanza di canali umanitari legali spinge molti a rivolgersi ai trafficanti. Poi in Italia c’e’ la contraddizione governativa, che per motivi ideologici non riesce neppure a cogliere quella che puo’ essere un’opportunità’ economica. Le ideologie, l’ignoranza di molte parti dell’elettorato di queste forze politiche, rende l’Italia solitamente il primo approccio, ma appena si apre una possibilita’ si tende a fuggire da altre parti.
4. I trafficanti e la logica del weekend
La traversata non è mai spontanea. Dietro ci sono vere e proprie organizzazioni criminali che guadagnano migliaia di euro per ogni “posto” venduto a bordo. Un passaggio su un gommone può costare fino a 5.000 euro.
In molti casi, i viaggi si concentrano nei fine settimana. Secondo diverse fonti investigative, i trafficanti scelgono il sabato e la domenica perché i loro collaboratori in Inghilterra—i cosiddetti “driver”—sono più facilmente disponibili per accogliere e trasportare i migranti appena sbarcati.
Anche in Italia, lo schema si ripete in forma simile: partenze notturne dalla Libia, dalla Tunisia o dalla Turchia, spesso coordinate con precisione militare.
5. Morire per dignità: il prezzo umano
La Manica è fredda, imprevedibile, trafficata. Le imbarcazioni sono fragili. Ogni viaggio può trasformarsi in tragedia. E ogni vittima in più è una ferita all’umanità.
Secondo la Croce Rossa Britannica, chi attraversa la Manica non lo fa per scelta, ma per necessità:
“Nessuno rischia così tanto se ha un’alternativa sicura.”
Questa frase potrebbe valere anche per le migliaia di persone che, ogni anno, cercano di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’Italia. Lo hanno detto più volte anche le organizzazioni umanitarie italiane: chi sbarca a Lampedusa non sta invadendo nulla—sta semplicemente cercando di sopravvivere.
Ma nonostante il nostro essere un Paese fortemente cattolico, questa parte dell’essere cristiano pare che molti se la ignorino ed appare evidente che sono proprio i piu’ religiosi piu’ bigotti ad essere i primi a mostrare malessere davanti a questi arrivi.
6. Politica e responsabilità condivise
Negli ultimi mesi, ed ieri c’e’ stato un incontro importante tra Starmer e Macron, Francia e Regno Unito hanno rafforzato la cooperazione: la polizia francese ha cominciato a forare i gommoni prima della partenza. Il governo britannico ha promesso nuovi fondi per i controlli sulle spiagge.
Come dicevo, il premier britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron hanno avviato colloqui per un piano condiviso:
- Scambi di richiedenti asilo tra Francia e UK
- Centri di accoglienza esterni all’Europa
- Nuove vie legali per i ricongiungimenti familiari
Anche l’Italia, sotto pressione per i continui sbarchi, sta trattando con Bruxelles su nuove forme di redistribuzione europea. Ma finché non si affronteranno le cause profonde delle migrazioni, nessuna misura repressiva sarà sufficiente. E su questo piano non pare a nessuno che ci sia un reale interesse da parte di almeno due forse di Governo: Fratelli d’Italia e la Lega.
7. Serve una risposta umana, non solo politica
La realtà viene sistematicamente ignorata, ed è questa: nessun muro, nessuna nave militare, nessuna legge punitiva fermerà chi cerca protezione. Possiamo solo scegliere come accoglierli: con umanità o con ostilità. Tutto il resto non ha senso, perche’ se ci facciamo un esame di coscienza, e noi fossimo nelle loro identiche situazioni (e noi Europei lo siamo stati), non ci penseremo due volte a fare la stessa identica cosa (ed anche questo l’abbiamo fatto!).
Ma e’ possibile risolvere questa situazione? certo, le soluzioni esistono:
- Creare vie legali per richiedere asilo, sia in UK che in Italia
- Colpire i trafficanti, non i migranti
- Investire nella cooperazione internazionale per ridurre povertà e conflitti
Ma soprattutto, serve un cambiamento culturale. Bisogna smettere di parlare di “invasioni” e iniziare a parlare di vite umane.
La Manica come metafora dell’Europa
La Manica è larga solo 34 chilometri, eppure rappresenta un abisso. È lo specchio delle contraddizioni europee: da un lato ricchezza, sicurezza, diritti; dall’altro esclusione, miseria e morte.
In fondo, ogni gommone che parte da Calais o da Sfax ci interroga su chi siamo diventati come società. E su cosa siamo disposti a fare, o non fare, per rimanere umani.
Perche’ Oltre il confine, c’e’ la nostra responsabilità umana
Le immagini delle piccole barche alla deriva nella Manica o dei barchini che approdano a Lampedusa non sono solo notizie da scorrere su un feed sui social e scrivere due opinioni spesso da una casa con l’aria condizionata, Sono specchi del nostro tempo, riflessi di una crisi che non riguarda solo i migranti, ma il concetto stesso di civiltà in Europa. Il nostro essere Donne e Uomini.
Inseguendo sogni, dignità e sopravvivenza, migliaia di persone si affidano ogni giorno al mare, tutte le nostre considerazioni a lato hanno poca rilevanza. Ma ricordiamoci che ciò che davvero manca loro non è un porto sicuro: è una politica capace di guardare oltre la paura, oltre l’ideologia, capace di vedere un volto umano dove oggi tanti vedono solo un numero.
Noi, come cittadini europei, abbiamo una scelta. Possiamo continuare a chiudere gli occhi e lasciare che siano le onde a decidere chi vive e chi muore. Oppure possiamo pretendere politiche giuste, canali umanitari legali, e un’Europa all’altezza dei suoi valori.
Perché alla fine, ogni gommone che parte, ogni bambino salvato o perso, non ci chiede solo asilo. Ci chiede chi siamo e chi vogliamo essere. Con che coraggio ci guardiamo allo specchio la mattina quando ci laviamo la faccia.
Noi dobbiamo scegliere se vogliamo essere complici del silenzio, o costruttori di un’accoglienza più giusta, più sicura, più umana. E vedere oltre, e costruire qualcosa anche di economico conveniente per ambo le parti, perche’ esiste una soluzione vantaggiosa per noi e per loro, ma per vedere questa strada dobbiamo semplicemente ricordarci d’essere persone.
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