Lettere che restano

Sono sempre stato innamorato della scrittura. Quella vera, fatta di inchiostro e carta.
Ho iniziato da bambino, con le cartoline spedite durante le vacanze. Ero capace di tenerle strette al petto per qualche secondo prima di aprirle, come se la carta avesse assorbito il calore di chi le aveva scritte. Con un’e-mail o un messaggio sul telefono non si può fare lo stesso. E non è solo questione di gesto: è che il sentimento che ti attraversa è diverso.

Per dieci anni ho avuto una corrispondenza con un amico. Era cominciata quando lui faceva il servizio militare a Roma. Poi, lettere spedite da case diverse, città diverse, vite che cambiavano. Oggi quelle lettere sono dentro una scatola, e ogni volta che la apro sento che lì dentro si è fermato un tempo preciso. Leggendole, posso seguire il filo che lo portava, lentamente, dal ragazzo ironico e creativo che conoscevo a un uomo appesantito dalle delusioni. Lui non c’è più da qualche anno, ma quelle pagine, con la sua grafia, continuano a parlare.

A volte mi siedo alla scrivania o sul divano, una tazza di caffè a lato, e tengo quella scatola vicina. Le buste colorate, la carta un po’ ingiallita.
Metto in sottofondo una delle mie vecchie playlist su iTunes, e spesso mi lascio catturare da una frase di una canzone. La annoto su un taccuino, e da lì può nascere una lettera, un’email, un post sul blog.

Quando il virus ci ha costretti al distanziamento sociale, le mie lettere hanno iniziato a viaggiare anche fuori dalla cerchia degli amici e dei familiari. Ho cominciato a scrivere quasi ogni giorno. A volte, appena sveglio, apro l’app “Note” sul telefono per fissare un pensiero. Frasi che forse un giorno riprenderò, magari durante un altro inverno chiuso in casa.

Negli anni ho riempito quaderni, raccoglitori, cartelle sul computer. Vorrei un giorno mostrarli tutti. Perché in ogni lettera c’è un momento di introspezione, una piccola esplorazione dell’anima. Prima che la penna tocchi il foglio c’è una pausa, un respiro, una ricerca silenziosa delle parole giuste. È un istante quasi sacro: posso restare fermo anche venti minuti, poi, quando comincio, scrivo fino alla fine senza interruzioni.

La scrittura mi è sempre servita come àncora nei momenti incerti. Non è solo un modo per raccontare, ma per rimettere in ordine il rumore di dentro.
Scrivere a mano non è come digitare: è un’esperienza sensoriale. La vista segue le curve delle lettere, il tatto sente la resistenza della carta, persino l’odore dell’inchiostro si mescola ai pensieri.

E poi, ricevere una lettera scritta a mano…
È come ricevere un pezzo di qualcuno. Un frammento della sua presenza che ti raggiunge, attraversando chilometri e giorni. È un atto di intimità che nessun messaggio istantaneo potrà mai imitare.

Temo che la scrittura a mano stia diventando una rarità. So che la tecnologia rende tutto più veloce, ma c’è un valore enorme nel prendersi il tempo di riempire un foglio, piegarlo, spedirlo.
Spero che le generazioni future non smettano di farlo. Che, anche quando tutto sarà schermo e voce artificiale, ci sarà ancora qualcuno che prende una penna e scrive:
“Ti sto pensando”.



Discover more from Urban Mood Magazine

Subscribe to get the latest posts sent to your email.

Massimo Usai https://urbanmoodmagazine.com

After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News.
Today, I’m the Director of Urban Mood Magazine and the Editor behind Longevitimes.com, where I explore stories at the intersection of culture, photography, and longevity.
I love blending images and words to turn every piece into a small journey—authentic, original, and occasionally a little mischievous.
In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer).
And yes—I’m also an Arsenal supporter. Nobody’s perfect. / To contact me massimousai@mac.com

You May Also Like

More From Author

Leave a Reply