Tratto da “12 Respiri”, disponibile su Amazon
Lasciami dormire, respirare dolcemente: l’estate nella mia mente. I caldi raggi del sole mi accarezzavano il viso mentre ero sdraiato su una comoda amaca, ondeggiando lievemente nella brezza. Era una giornata estiva perfetta e non desideravo altro che crogiolarmi nella sua gloria. Il profumo dei fiori sbocciati riempiva l’aria e il cinguettio degli uccelli componeva una sinfonia, una musica calmante frutto della natura.
Ho aperto gli occhi all’improvviso e mi sono ritrovato in un grazioso giardino, adornato da colori vivaci e vegetazione lussureggiante. I cuscini di lillà mi circondavano, la loro dolcezza mi invitava a perdermi nel loro abbraccio. Sentivo riaffiorare l’innocenza dell’infanzia, mentre i ricordi delle spensierate giornate estive trascorse con mia madre inondavano il mio spirito.
Insieme ci avventurammo nel campetto da gioco alla fine della via, dove i colori delle altalene, degli scivoli e delle giostre sprigionavano vita. Quegli attrezzi erano la mia porta verso un divertimento senza fine. La risata di mia madre risuonava nelle mie orecchie, il suo sorriso contagioso illuminava anche i giorni più luminosi. Fu un momento di pura felicità che avrei voluto rivivere per sempre.
Mentre mi abbandonavo a quella dolce nostalgia, compresi che l’estate nella mia mente non era soltanto una stagione: era uno stato d’animo, un senso di assoluta gioia e tranquillità. Era un ponte verso ricordi preziosi, capace di trasportarmi in luoghi dove il tempo sembrava essersi fermato.
Il fruscio delle foglie, mosse da una brezza improvvisa, mi richiamò alla realtà: non potevo restare in quel sogno per sempre. La vita mi attraeva, spingendomi ad abbracciare il presente e creare nuovi ricordi. Mi alzai a malincuore dall’amaca, alla ricerca di un angolo meno ventilato, lasciando alle mie spalle i cuscini di lillà.
I giorni si trasformarono in settimane e le settimane in mesi, man mano che l’estate avanzava. Imparai a conoscere luoghi nuovi, incontrai persone inaspettate e vissi avventure memorabili. Ogni giorno era una tela in attesa di lampi di colore: scalai montagne che non avevo mai notato, mi tuffai nelle acque cristalline di laghi nascosti e ammirai tramonti su spiagge deserte.
Eppure, anche nell’eccitazione dell’ignoto, conservavo l’essenza dell’estate nella mia mente. Come una luce guida, mi ricordava di rallentare e di gioire delle bellezze più semplici: il sapore di un cocomero succoso, le risate condivise con gli amici, la sensazione della sabbia calda tra le dita dei piedi. Ogni esperienza era vissuta con lo stesso stupore delle estati dell’infanzia.
Le stagioni passarono come sempre: l’autunno dipinse gli alberi di oro, l’inverno stese un manto di neve e la primavera sbocciò con i suoi fiori, promettendo nuovi inizi. In tutto questo, l’estate nella mia mente rimase una fiamma eterna, pronta a riaccendersi e a ricordarmi di abbracciare la mutevolezza della vita.
Col tempo compresi che quell’estate interiore faceva parte di me. Nato su un’isola mediterranea soleggiata, avevo cercato rifugio nelle nebbie e nelle giornate brevi del Nord, ma rimaneva su quella base che costruivo i miei sogni. Quel fuoco mi aveva insegnato, senza che me ne rendessi conto, che la vita non è una destinazione, ma un viaggio: e i ricordi più cari sono quelli che plasmano il nostro cammino.
Così promisi a me stesso di portare sempre con me l’estate nella mia mente. Che fossi nel caldo torrido di un deserto o nel gelido silenzio di una montagna innevata, avrei trovato conforto nel ricordo del sole e nella promessa di nuovi orizzonti. Non avrei mai consentito alle stagioni della vita di spegnere quel fuoco: l’estate nella mia mente era una fiamma indomabile.
Quando la brezza serale lasciò spazio alla calma, mi stesi di nuovo sulla mia amaca, circondato dai cuscini di lillà e dai colori del parco giochi. Chiusi gli occhi e lasciai che l’estate nella mia mente mi investisse: sapevo che, ovunque la vita mi avrebbe portato, quello spirito mi avrebbe guidato nel mio viaggio, sereno e pronto ad accogliere ogni tappa.
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