La Ballerina: l’ultima danza di Vera in un teatro che stava per sparire

Ogni poster MonoQuote nasce da una frase. Dietro ogni frase c’è una stanza intera che non si vede — una vita che si è fermata un attimo prima dell’inquadratura. In «L’ultima riga di una storia mai scritta» (MonoStories, Vol. I) abbiamo scritto cinquanta di quelle stanze, una per ogni poster della collezione. Ecco un assaggio di una di loro.

La Ballerina, un racconto sulla danza

Ispirata al poster Minimalist Ballerina Poster — Quiet Movement

“She moves, and the world softens.”

Il teatro chiuderà al mattino, venduto a chi userà l’espressione «sviluppo a uso misto» senza vergogna. Le poltrone sono già sparite, vendute una a una. Vera, settantun anni, ex prima ballerina, entra di notte con una chiave che ancora funziona — dice a se stessa che è solo per controllare i camerini.

I suoi piedi, però, la portano fino al centro del palco, esattamente dove un riflettore l’aspettava un tempo come un appuntamento.

«Lo spettacolo non è la cosa in sé. Lo spettacolo è la tassa che paghi sulla cosa in sé.»

«Il pavimento che chiede, il corpo che risponde, una terza cosa […] che arriva a occupare lo spazio tra i due.»

Nessuno la vede ballare quella notte, nel buio, per un pubblico di sedie che non ci sono più. Ma il modo in cui Vera lascia il palco — e l’ultima parola della storia — è la ragione per cui questo racconto si intitola come si intitola.


Questa è solo l’apertura di una delle cinquanta storie di «L’ultima riga di una storia mai scritta» (MonoStories, Vol. I) — un racconto per ogni poster MonoQuote. Tutta la collezione la trovate su monoquote.com. Se prima di comprare il libro volete un parere più disteso del nostro, la recensione completa è qui su Urban Mood Magazine. E se questa immagine vi è rimasta in testa, il poster che l’ha ispirata è qui sotto.

MonoStories · Un racconto sulla danza tratto da «L’ultima riga di una storia mai scritta», la raccolta di Massimo Usai e Hanna Simonis. Leggi anche: Crescere · La conchiglia che portava il mare, ovunque lui andasse

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After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News.
Today, I’m the Director of Urban Mood Magazine and the Editor behind Longevitimes.com, where I explore stories at the intersection of culture, photography, and longevity.
I love blending images and words to turn every piece into a small journey—authentic, original, and occasionally a little mischievous.
In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer).
And yes—I’m also an Arsenal supporter. Nobody’s perfect. / To contact me massimousai@mac.com

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